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martedì, gennaio 13, 2015

Misteri e segreti di Roma - Traforo

                  
                                                                                       Traforo

Via del Traforo
Buio oltre il traforo

Un curioso effetto ottico si osserva ad uno dei due imbocchi del traforo, in una magnifica e limpida giornata di sole; è più vistoso dalla parte di Via Nazionale. Se di qui osserviamo, al di là del tunnel, Via del Tritone, la vediamo immersa nella tenebre di una giornata fosca e caliginosa, tanto che giureremmo di trovarci, dall'altra parte della galleria, in una Roma immersa in una fosca fosca e nebbiosa giornata. L'effetto funziona anche in senso inverso d è dovuto alla turpe e invincibile nebbia che ristagna in permanenza nel traforo, dovuta al gas di scarico  ad altre piacevolezze e capace di uccidere l'incauto pedone che vi si avventurasse per un'igienica camminata.
                                                                         

sabato, gennaio 10, 2015

Misteri e segreti di Roma--- ---Tor Sanguigna

a                 Piazza di Tor Sanguigna                                Madonna di Tor S.

Via Tor Sanguigna
Le scommesse di Matrema non vole

Abitava qui, come attesta il Sanudo, la famosa cortigiana nota con il soprannome di "Matrema non vole": soprannome derivato dalla frase con la quale, in tenera età e già bellissima, respingeva i clienti della madre quando le ronzavano attorno, e rimasto le anche dopo che la madre le ebbe dato - a dodici anni - il permesso di iniziare una fortunata carriera.
Il Sanudo la ricorda per una sua curiosa iniziativa: alla morte di Leone X, Matrema non vole propone, a chi vuol starci, una scommessa sul nome del cardinale che uscirà eletto al Conclave: se indovina lei, avrà cento ducati in carlini: se le sue previsioni sono sbagliate "se contenta dormire  e staree a ogni  piacevol obedentia tre notti" con colui che ha accettato la scommessa.


                                       

mercoledì, gennaio 07, 2015

Misteri e segreti di Roma - Tor Pignattara

Particolare del tamburo in calcestruzzo del mausoleo di Elena. Nel conglomerato sono visibili delle anfore in terracotta, dette volgarmente "pignatte", da cui il toponimo Torre delle pignatte e poi "Torpignattara".           









                      Tor Pignattara anni '40                                                                                                                            Mausoleo di Elena- Visibili anfore dette Pignatte

Via di Tor Pignattara
L'imperatrice e le pignatte

Il sobborgo è così chiamato dal nome popolare del mausoleo di Sant'Elena, del quale rimane un grandioso avanzo presso la chiesa dei Sani Marcellino e Pietro; nella volta, sono visibili le pile, o "pignatte", usate nella costruzione per renderla più leggera.
Ma, secondo la leggenda, quelle pignatte hanno un altro significato; la sana imperatrice, madre di Costantino, le fece murare nel suo edificio sepolcrale in ricordo delle proprie origini umili.
Si vuole infatti che, nativa di Drepano in Bitinia (dove Costanzo Cloro, futuro imperatore l'avrebbe vista e si sarebbe innamorato di lei, bellissima), fosse figlia di un oste, se non addirittura serva in un'osteria.

lunedì, gennaio 05, 2015

Misteri e segreti di Roma - Tor di Nona

                
Lungotevere Tor di Nona        
                                                                                                                                                                                                                    Carceri Nuove    
Via di  Tor Di Nona 
Tremenda prigione

La strada prendeva nome dalla famigerata prigione papale di Tor di Nona, edificio già stato fortilizio degli Orsini e consistente in una torre (con annessa una casa di due o tre piani) così chiamata o perché vi era accaduto un qualche fatto particolarmente notevole (ma però dimenticato) nell'ora nona di un drammatico giorno. o dell'annona, dalla gabella cioè, che gli Orsini facevano pagare a chi traversava il fiume lì davanti.
Tor di Nona si componeva di vari reparti;vi erano una prigione detta della vita, dove fu chiuso anche il Cellini; in fondo, dove si precipitavano i rei dei delitti più gravi, una stanza di tortura, dove si praticava una specialità della casa: la veglia, inventata da un Meneghini di Siena, e consistente  nell'obbligare il prigioniero a restare sveglio, in posizioni scomodissime per periodi di tempo incredibilmente lunghi, fino, si dice, ad 80ore, Il che poteva significare, il più delle volte, la morte.
Nelle vecchie piante di Roma il luogo dell'orridaprigione è indicato da una torre con una corda penzolante: la corda dalla quale pendevano, esposti agli sguardi di Roma, gli impiccati, muniti di un cartello su cui leggevano il loro nome, condizione, delitto.
Il posto della torre fu preso poi dal teatro Apollo, anch'esso ora scomparso, insieme al robusto molo romano che alla torr serviva un tempo da base.



sabato, gennaio 03, 2015

Misteri e segreti di Roma - Via Tiburtina

                   Finestra del Sartorio
                     Via Tiburtina     

Via Tiburtina 
Una strana finestra            

In questa via, poco prima di San Lorenzo, si incontra una casa pseudo-veneta, pseudo- rinascimentale, con una strana finestra: infatti vi si affacciano perennemente un uomo, una donna e una fanciulla in abiti regionale. Essi appaiono ridenti, circondati da una tenda di pizzo, e tutto quanto, i personaggi, la tenda e la finestra sono di terracotta; lo strano gruppo è da attribuirsi ad un tal Sartorio, scomparso misteriosamente durante un suo viaggio alle Americhe, ed è lì da una cinquantina d'anni

venerdì, gennaio 02, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazza del Campidoglio

              Campidoglio


Piazza del Campidoglio
Il guerriero Olo

Il nome Capitolium viene da qualcuno fatto derivare da Caput-Olii: Olo o Tolo si sarebbe chiamato un guerriero la cui testa sarebbe stata rinvenuta nel corso degli scavi per le fondamenta del tempio a Giove Ottimo Massimo. Più anticamente il Campidoglio si chiamò Monte di Saturno, perché qui ebbe la sua reggia il dio re, venuto dal mare, che insegnò ai latini l'agricoltura e le regole dl vivere in società.


                                   

 La lupa fulminata

Nel palazzo dei Conservatori, in piazza del Campidoglio, una delle sale è dedicala alla celebre Lupa Capitolina che troneggia al centro del salone: il simbolo di Roma è in bronzo e risale IV o V a. C.
I due gemelli sottostanti furono aggiunti ad opera di Antonio dl Pollaiolo alla fine del '400. Le gambe posteriori della sacra belva appaiono in parte rovinate, fuse, corrose. E' l'effetto di un fulmine (storico) che colpì il Tempio di Giove e anche il venerato simulacro (che vi era ospitato).

Il tenebroso antagonista di Giove

Nelle profondità complicate dei sottorreani capitolini, proprio sotto l'attuale Palazzo Senatorio, si celano i resti del Tempio di Veiove. Questi era la divinità delle tenebre, il Dio della distruzione antagonista di Giove, Dio della luce e della creazione. Una specie di Visnù italico e latino, temuto più che venerato.

giovedì, gennaio 01, 2015