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mercoledì, febbraio 26, 2014

Misteri e segreti di Roma

 

 


Via Caio Cestio
I figli dei grandi
Morto a Roma nel 1830, e sepolto al cimitero protestante, fra i tanti illustri, il figlio di Goethe, uomo non particolarmente brillante, fu gratificato di una lapide che non reca neppure il suo nome di battesimo e lo indica semplicemente come " Goethe filius ".
A brevissima distanza riposano i resti mortali del figlio della " Carlotta " del Werther, Christian August Kestner, morto a Roma nel 1835.
La tomba di Romoloe Remo
Affermano i Mirabilia che nella piramide fuori Porta San Paolo (in reatà ultimo asilo delle spoglie mortali di Caio Cestio, pretore, tribuno ed epulone, cioè membro del collegio septemvirale degli ordinatori dei banchetti sacri) sono seploti Romolo e Remo; i quali fecero costruire così la loro tomba perchè non vi potessero andar sopra i caniChe la piramide di Cestio fosse il sepolcro di Remo, lo credeva anche il Petrarca.

venerdì, febbraio 21, 2014

Misteri e segreti di Roma

 

Viale del Muro Torto
Il Muro Torto
Sta sul viale omonimo, subito fuori porta del Popolo; è un blocco enorme di struttura laterizia, crollato in antico dalla cinta di mura. Crollando lasciò una pericolosa breccia, ma si racconta che quando 536 Belisario rafforzò le mura di Roma contro la minaccia dei Goti, la breccia rimase: gli uomini si rifiutarono di lavorarci perchè San Pietro aveva pro messo di difendere lui stesso quel luogo e sarebbe stato quindi sacrilego apportarvi qualche mutamento.
Narra Procopio che quando i Goti assediarono Roma, in quello stesso 536, effettivamente non si accorsero dell'esistenza della breccia.
Ai piedi del Muro si credette che fosse la tomba di Nerone (una delle tante sparse per Roma) e vi fu veramente un cimetero sconsacrato per quanti non potevano aspirare cristiana: ne usufruirono sopratutto donne di malaffare. Però nel 600 scriveva uno straniero che le meritrice, se rinsavivano prima di morire, meritandosi o monacandosi, venivano esentate dall'ignominia di tale sepoltura.
La balconata che, sul retro del Pincio, sovrasta il Muro Torto diventò un preferito trampolini di lancio per suicidi, tanto che in certi punti si dovette tendere una rete di protezione, tutt'ora esistente.
Le ombre di Targhini e Montanari
La tomba di Tarquini e Montanari, i due carbonari giustiziati sotto Leone XII, morti impenitenti e sepolti in terra sconsacrata, nella fossa del Muro Torto, era uno dei luoghi frequentati dai romani che giocavano al lotto. La gente vi accorreva a prendere i numeri e assicurava di vedere i loro spettri, tanto che al tempo di Gregorio XVI si giudicò opportuno trasportare altrove la sepoltura.
Una notte, una donna fu trovata svenuta per la paura: stava pregando le anime dei due giustiziati di darle un terno sicuro, quando aveva sentito un rumore in cortile, e corsa ad affacciarsi  aveva visto le ombre di Targhini e Montanari traversare la corte con la testa in mano.

martedì, febbraio 18, 2014

Trilussa

Er compagno scompagno
 
Un Gatto, che faceva er socialista
solo a lo scopo d'arivà in un posto,
se stava lavoranno1 un pollo arosto
ne la cucina d'un capitalista.
 
Quanno da un finestrino su per aria
s'affacciò un antro Gatto: - Amico mio,
pensa - je disse - che ce so' pur'io
ch'appartengo a la classe proletaria!
 
Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni!
 
- No, no: - rispose er Gatto senza core
io nun divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore!
 
1) Mangiando con metodo.

Trilussa

L'onestà de mi' nonna
 
Quanno che nonna mia pijò marito
nun fece mica come tante e tante
che doppo un po' se troveno l'amante...
Lei, in cinquant'anni, nu' l'ha mai tradito!
 
Dice che un giorno un vecchio impreciuttito1
che je voleva fa' lo spasimante
je disse: - V'arigalo 'sto brillante
se venite a pijavvelo in un sito. -
 
Un'antra, ar posto suo, come succede,
j'avrebbe detto subbito: - So' pronta.
Ma nonna, ch'era onesta, nun ciagnede;2
 
anzi je disse: - Stattene lontano... -
Tanto ch'adesso, quanno l'aricconta,
ancora ce se mozzica3 le mano!4
 
1) Ripicchiato.
2) Non vi andò.
3) Si morde.
4) Perché si pente di non averlo fatto.

venerdì, febbraio 07, 2014

Misteri e segreti di Roma



Monte Sacro
Il montedell' integrazione
Sul Monte Sacro, un'altura di 37 metri, si accampò la plebe durnte la secessione poi placata, come ognuno sa, da Menenio Agrippa con il famoso paternalistico apologo, in cui spiegava, col paragone del corpo umano, come sfruttati e sfruttatori dovessero integrarsi in armonica convivenza.

Trilussa

         La tartaruga

         Mentre una notte, se ne andava a spasso
         la tartaruga fece il passo, più lungo della gamba e cascò giù con la casa rivolta all'insù
         Un rospo che di lì passo le disse: "queste son scappatelle che costano la pelle"
         "lo so" rispose lei, ma prima di morir vedo le stelle.

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Trilussa

Quanno me godo da la loggia mia
quele sere d'agosto tanto belle
ch'er celo troppo carico de stelle
se pija er lusso de buttalle via,
a ognuna che ne casca penso spesso
a le speranze che se porta appresso.

Perché la gente immaggina sur serio
che chi se sbriga a chiede quarche cosa
finché la striscia resta luminosa,
la stella je soddisfa er desiderio;
ma, se se smorza prima, bonanotte:
la speranzella se ne va a fa' fotte.

Jersera, ar Pincio, in via d'esperimento,
guardai la stella e chiesi: — Bramerei
de ritrovamme a tuppertù co' lei
come trent'anni fa: per un momento.
Come starà Lullù? dov'è finita
la donna ch'ho più amato ne la vita? —

Allora chiusi l'occhi e ripensai
a le gioje, a le pene, a li rimorsi,
ar primo giorno quanno ce discorsi,
a quela sera che ce liticai...
E rivedevo tutto a mano a mano,
in un nebbione piucchemmai lontano.

Ma ner ricordo debbole e confuso
ecco che m'è riapparsa la biondina
quanno venne da me quela matina,
giovene, bella, dritta come un fuso,
che me diceva sottovoce: — È tanto
che sospiravo de tornatte accanto! —

Er fatto me pareva così vero
che feci fra de me: — Questa è la prova
che la gioja passata se ritrova
solo nel labirinto der pensiero.
Qualunquesia speranza è un brutto tiro
de l'illusione che ce pija in giro. —

Però ce fu la mano der Destino:
perché, doppo nemmanco un quarto d'ora,
giro la testa e vedo una signora
ch'annava a spasso con un cagnolino.
Una de quele bionde ossiggenate
che perloppiù ricicceno d' estate.

— Chissà — pensai — che pure 'sta grassona
co' quer po' po' de robba che je balla
nun sia stata carina? — E ner guardalla
trovai ch'assommava a 'na persona...
Speciarmente er nasino pe' l'insù
me ricordava quello de Lullù...

Era lei? Nu' lo so. Da certe mosse,
da la maniera de guarda la gente,
avrei detto: — È Lullù, sicuramente... —
Ma ner dubbio che fosse o che nun fosse
richiusi l'occhi e ritornai da quella
ch'avevo combinato co' la stella.
parole.it/poesie/poesie-vernacolari/poesia-194739?f=a:2498>

mercoledì, febbraio 05, 2014

Misteri e segreti di Roma




Piazza e vicolo Scanderbeg
Lo Scannabecchi
Nella lunetta del portone di palazzo Scanderbeg sta dipinto il profilo dello Scanderberg, chiamato a Roma popolarmente "Scannabecchi".
Giorgio Castriota Scanderber, l'eroe alabanese della lotta contro i turchi, venne in Italia nel 1467 a combattere con le truppe papali per rimettere re Ferrante sul trono di Napoli.
Si fece costriure a Roma questo palazzo sul quale fece porre, a mò di firma, il suo ritratto. Lasciò il palazzo in eredità con l'obbligo di fare restaurare il suo profilo: in caso di inadempienza gli eredi sarebbero rimasti a bocca asciutta.
Vicolo scanderberg, stretto e sormontato da un arco, è tra i più pittoreschi di Roma.

giovedì, gennaio 30, 2014

Trilussa


Er presepio

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé 'sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v'odiate,
si de st'amore non capite gnente...

Pé st'amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare 'na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l'amore
è cianfrusaja che nun cià valore.

    role.it/poesie/poesie-vernacolari/poesia-209975?f=a:2498>

Misteri e segreti di Roma

 

Via Cassia
La Storta e la visione
A sedici chilometri dal centro si trova un piccolo borgo chiamato la Storta: ricorda una svolta della via Cassia alla quale sostavano le carrozze postali prima di giungere in città.
La cappella che  vi sorge fu  costruita in seguito alla visone miracolosa avuta nel 1537 da Ignazio di Loyola e da due suoi accompagnatori, mentre stavano recandosi in città; ai tre apparve infatti Gesù con la croce a confermare l'importanza della loro missione.

mercoledì, dicembre 04, 2013

Misteri e segreti di Roma


 


Via Carlo Alberto
Pietra scellerata
Con questo nome è chiamata una pietra ora conservata nella chiesa dei Santi Vito e Modesto: è scellerata perchè servì, dice la leggenda, alla tortura e morte di molti cristiani.
Nel medioevo si credeva che la sua raschiatura servisse come cura contro il morso dei cani, più o meno rabbiosi; per questo la pietra appare profondamente raschiata su tutta la superficie.