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venerdì, maggio 14, 2010


Sai ched’è la statistica? È ’na cosa
che serve pe’ fa’ un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che sposa.
Ma pe’ me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pe’ via che, lì, la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
secondo le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’è un antro che ne magna due.
Tomba in S. Maria sopra Minerva
Alla sua morte, sul ritratto dell'archiatra pontificio Curti si trovo scritto:ECCE agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi.
Pe' cento lire ar mese che me dànno
io je lavo, je stiro, je cucino,
e scopo, e spiccio, e sporvero, e strufino
che quanno ch'è la sera ciò l'affanno.

Poi c'è er pranzo, le feste, er comprianno,
e allora me ce scappa er contentino1
che m'ho da mette pure er zinallino2
p'aprì la porta a quelli che ce vanno!

E avressi da sentì che pretenzione!
Co' 'na libbra de carne, hai da rifrette
che ciò da fa' magnà sette persone!

Sai che dice er portiere? Ch'è un prodiggio!
Perché pe' contentalli tutti e sette
bisogna fa' li giochi de prestiggio!

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vô la zinna1:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello2
Farfarello e Gujrmone3
Gujermone e Ceccopeppe4
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli...

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.

Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura 'sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

Er sole che tramonta appoco appoco
sparisce fra le nuvole de maggio
gonfie de pioggia e cariche de foco:
cento ricordi brilleno in un raggio,
cento colori sfumeno in un gioco.

Sur vecchio campanile der convento
nun c'è la rondinella pellegrina
che canta la canzona der momento:
però, in compenso, romba e s'avvicina
un trimotore da bombardamento.
Tomba in S. Pietro, nella tribuna a sinistra.
EPITAFFIO: - Qui giace papa Paol in suppresso. NON amò Dio con tutto l' intelletto e peccò troppo nell' alto precetto ch' amò il prossimo suo come se stesso.
ALTRO EPITAFFIO: - In questa tomba giace un avvoltoio cupido e rapace, che mai nulla donò, che tutto prese.
FATE per lui l'orazione; poveretto, morì d' indigestione.


Tomba in Santa Maria sopra Minerva.
Presiedeva la Congrazione del Sant'Uffizio.
FIGLI, meno giudizio e più fede comanda il Sant'Uffizio. E Ragionate poco, ché contro la ragion esiste il foco.
E LA lingua a suo posto ché a Paolo quarto piace assai l'arrosto.
TRILUSSA - 1921 - ER MINISTRO NOVO


Guardelo quant'è bello! Dar saluto
pare che sia una vittima e che dica:
- Io veramente nun ciambivo mica;
è stato proprio el Re che l'ha voluto! -

Che faccia tosta, Dio lo benedica!
Mó dà la corpa ar Re, ma s'è saputo
quanto ha intrigato, quanto ha combattuto...
Je n'è costata poca de fatica!

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:
nun pare più, dar modo che cammina,
ch'ha dovuto inchinasse a tanti e tanti...

Inchini e inchini: ha fatto sempre un'arte!
Che novità sarà pe' quela schina1
de sentisse piegà dall'antra parte!


Tomba in S. Maria sopra Minerva.
COLUI che applaude e ammira il rapace Leone, della belva dimentica il terribile unghione.
QUANDO, con l'elezione di Leone X, arrivarono a Roma fiorentini a vagonate:
DA poi che Costantin fece il presente per levarsi le labbra da le spalle, non fu più coltivata questa valle, né venne a Roma mai cotanta gente.
DA Firenze, del papa ogn un parente, e' vengono gridando: "Palle, palle" per istafetta, in cesti, in mazzi, in balle,....................
.........
IN MORTE
MOSTRO' natura per molti segnali ch'era mala, anzi pessima election far papa quel che si chiamò Leone; ma più che lui, fur ciechi i cardinali.
NACQUE tiranno e di parenti tali che si mangiorno la tosca regione, fu lusco a dimostrar che tai persone guidano in precipitio li mortali. Fu grande quasi in gigantea statura per dir: se Jovequella che ebbe in dispetto che la disperse in l'umana natura. VISO ebbe orrendo et mostruoso aspetto da spaventar ogni anima sicura, per dir: nessun di lui speri diletto. O PASTOR maledetto! LEON poi si chioamò per documento che volea divorare el suo armento.................IN MORTE- Gli ultimi istanti per Leon venuti, egli non porè avere i sacramenti. PERDIO, li aveva venduti!-IN MORTE- E tengo certo e vero che se 'l viver ancor lì era concesso, vendeva Roma, Cristo e poi se stesso.

mercoledì, maggio 12, 2010

Coloro che hanno ricevuto molto, non sentono il dovere di comportarsi in maniera corretta verso coloro che hanno dato, ma diventano avvoltoi, iene, arroganti, scortesi, maleducati, ignoranti, imbecilli e sciocchi, presentuosi non potendolo essere, verso gli stessi senza un grazie di riconoscenza, senza alcun ritegno. Vergogna, vergogna, vergogna... (Anonimo cinese)

giovedì, maggio 06, 2010

Le caratteristiche di ognuno si differenziano per creare le contrapposizioni nelle idee. (Anonimo cinese)

Le glorie si conquistano non si acquisiscono.(Anonimo cinese)

mercoledì, maggio 05, 2010

Tomba in S. Maria sopra Minerva
Alla sua morte, sul ritratto dell'archiatra pontificio Curti si trovo scritto:ECCE agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi.


Sai ched’è la statistica? È ’na cosa
che serve pe’ fa’ un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che sposa.
Ma pe’ me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pe’ via che, lì, la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
secondo le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
Tomba in Santa Maria dell'Anima, nella via omonima.

EPITAFFIO - Qui iace Adrian sesto, omo di vino cioè todesco, figlio a un cimatore, che 'l fe' cardinal l'Imperatore perchè gli insegnò a leggere a tozzino. DICO che fu pedante: a ogni facchino teneva a scola, e per un ladro errore pecora essendo, diventò pastore,............. e sin negli ultimi anni fu rembambitamente avaro e pazzo, e tenne /amore Dei) qualche ragazzo.

Er deputato, a dilla fra de noi,
ar comizzio ciagnede contro voja,
tanto ch'a me me disse: - Oh Dio che noja!-,
Me lo disse: è verissimo, ma poi

sai come principiò? Dice: -È con gioja
che vengo, o cittadini in mezzo a voi,
per onorà li martiri e l'eroi,
vittime der pontefice e der boja!-

E, lì, rimise fòra l'ideali,
li schiavi, li tiranni, le catene,
li re, li preti, l'anticlericali...

Eppoi parlò de li principî sui:
e allora pianse: pianse così bene
che quasi ce rideva puro lui!


Tomba in S. Maria sopra Minerva.
COLUI che applaude e ammira il rapace Leone, della belva dimentica il terribile unghione.
QUANDO, con l'elezione di Leone X, arrivarono a Roma fiorentini a vagonate:
DA poi che Costantin fece il presente per levarsi le labbra da le spalle, non fu più coltivata questa valle, né venne a Roma mai cotanta gente.
DA Firenze, del papa ogn un parente, e' vengono gridando: "Palle, palle" per istafetta, in cesti, in mazzi, in balle,....................
.........
IN MORTE
MOSTRO' natura per molti segnali ch'era mala, anzi pessima election far papa quel che si chiamò Leone; ma più che lui, fur ciechi i cardinali.
NACQUE tiranno e di parenti tali che si mangiorno la tosca regione, fu lusco a dimostrar che tai persone guidano in precipitio li mortali. Fu grande quasi in gigantea statura per dir: se Jovequella che ebbe in dispetto che la disperse in l'umana natura. VISO ebbe orrendo et mostruoso aspetto da spaventar ogni anima sicura, per dir: nessun di lui speri diletto. O PASTOR maledetto! LEON poi si chioamò per documento che volea divorare el suo armento.................IN MORTE- Gli ultimi istanti per Leon venuti, egli non porè avere i sacramenti. PERDIO, li aveva venduti!-IN MORTE- E tengo certo e vero che se 'l viver ancor lì era concesso, vendeva Roma, Cristo e poi se stesso.
Guardelo quant'è bello! Dar saluto
pare che sia una vittima e che dica:
- Io veramente nun ciambivo mica;
è stato proprio el Re che l'ha voluto! -

Che faccia tosta, Dio lo benedica!
Mó dà la corpa ar Re, ma s'è saputo
quanto ha intrigato, quanto ha combattuto...
Je n'è costata poca de fatica!

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:
nun pare più, dar modo che cammina,
ch'ha dovuto inchinasse a tanti e tanti...

Inchini e inchini: ha fatto sempre un'arte!
Che novità sarà pe' quela schina1
de sentisse piegà dall'antra parte!



PASQUINO - la più celebre statua parlante di Roma
Le " pasquinate", satire pungenti destinate ai personaggi importanti pubblici, in cui emergeva il malumore popolare nei confronti del potere, avversione alla corruzione, arroganza ecc...
GLI AMATI SOVRANI. EPITAFFI CHE PASQUINO DEDICO' AI SUOI PAPI.
Callisto III (Alfonso Borgia 1455 - 1458)
Tomba in Santa Maria in Monserrato, mentre la figura tombale è nella navata sinistra delle Vecchie Grotte vaticane.
" Ai poveri suoi apostoli la Chiesa aveva lasciato Cristo; preda dei ricchi suoi nipoti è resa oggi dal buon Callisto. " (Anonimo cinese)