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martedì, ottobre 22, 2013

Misteri e segreti di Roma



Piazza Vescovio
Il lupo Mannaro
Durante l'ultima guerra, come non fossero bastati oscuramento, freddo, carestie, deportazione e preoccupazioni varie, gli abitanti di piazza Vescovio furono per lungo tempo deliziati dalla presenza di un "lupo mannaro". Nele notti di luna piena, urla spaventose provenienti dai giardini acora numerosi nella zona, raggelavano l'anima di chi li ascoltava.
La paurosa notizia venne sctupolosamente taciuta dai giornali del tempo, obbligati ad evitare ogni possibilità di allarmismo. Sembra che nessuno abbia mai incontrato di persona, la paurosa presenza avvertita peò acusticamente da tutti.
Finita la guerra, scomparve anche il lupo. Morto, guarito o confinato nelle latebre di qualche manicomio?

lunedì, ottobre 21, 2013

Cesare Pascarella





 C.Pascarella

 LA SCOPERTA DE L'AMERICA

A LA MEMORIA DE MI' MATRE

Ma che dichi? Ma leva mano, leva!         
Ma prima assai che lui l'avesse trovo,
Ma sai da quanto tempo lo sapeva

Che ar monno c'era pure er monno novo!

E siccome la gente ce rideva,
Lui sai che fece un giorno? Prese un ovo,
E lì in presenza a chi nun ce credeva,
Je fece, dice: - Adesso ve lo provo.

E lì davanti a tutti, zitto zitto,
Prese quell'ovo e senza complimenti,
Pàffete! je lo fece regge dritto.

Eh! Ner vedé quell'ovo dritto in piede,
Pure li più contrari più scontenti,
Eh, sammarco! ce cominciorno a crede.



 Ce cominciorno a crede, sissignora;
Ma, ar solito, a sto porco de paese
Si vòrse trovà appoggio pe le spese
De la Scoperta, je tocco a annà fora.

E siccome a quer tempo lì d'allora
Regnava un re de Spagna portoghese,
Agnede in Portogallo e lì je chiese
De poteje parlà p'un quarto d'ora.

Je fece 'na parlata un po' generica,
E poi je disse: - Io avrebbe l'intenzione,
Si lei m'ajuta, de scoprì l'America.

- Eh, fece er re, ched'era un omo esperto,
Si, v'ajuto... Ma, no pe fa eccezione,
Ma st'America c'è? Ne séte certo?



 - Ah! fece lui, me faccio maravija
Ch'un omo come lei pò dubitallo!
Allora lei vor dì che lei mi pija
Per uno che viè qui per imbrojallo!

Nonsignora, maestà. Lei si consija
Co' qualunque sia ar caso de spiegallo,
E lei vedrà ch'er monno arissomija,
Come lei me l'insegna, a un portogallo.

E basta avecce un filo de capoccia
Pe capì che, dovunque parte taja,
Lei trova tanto sugo e tanta coccia.

E er monno che cos'è? Lo stesso affare.
Lei vadi indove vò, che non si sbaja,
Lei trova tanta terra e tanto mare.


 
Je capacita sto ragionamento?
- Sicuro, fece er re, me piace assai
E, vede, je dirò che st'argomento
Ancora nu' l'avevo inteso mai.

Però, dice, riguardo ar compimento
De l'impresa, siccome... casomai...
- Ma 'bbi pazienza, fermete un momento...
Ma ste fregnacce tu come le sai?


Eh, le so perché ci ho bona memoria.
- Già! Te ce sei trovato! - Che significa?
Le so perchè l'ho lette ne la storia.

- Ne la storia romana? - È naturale.
Ne la storia più granne e più magnifica,
Che sarebbe er gran libro universale.



 Ché l'antri libri, no pe dinne male,
Nun contrasto, saranno cose bone,
Ma all'urtimo sò tutti tale e quale:
Legghi, legghi, e che legghi? un'invenzione.

Ma invece co' la storia universale
Nun ci hai da facce manco er paragone,
Ché lì ce trovi scritto er naturale
De li fatti de tutte le persone.

Vedi noi? Mò noi stamo a fà bardoria:
Nun ce se pensa e stamo all'osteria...
Ma invece stamo tutti ne la storia.

E per questo m'ha sempre soddisfatto,
Perché in qualunque storia ch'uno pïa,
Tu nun legghi 'na storia; legghi un fatto.


Trilussa


ACCIDIA

In un giardino, un vagabonno dorme
accucciato per terra, arinnicchiato,
che manco se distingueno le forme.

Passa una guardia: -- Alò! -- dice -- Cammina! --
Quello se smucchia e j'arisponne: -- Bravo! --
Me sveji propio a tempo! M'insognavo
che stavo a lavorà ne l'officina!

Gigi Proietti: Piazza Barberina


















Nun te fa’ fregà da li burini
Che cianno na’ curtura sopraffina
E la chiamano piazza "Barberini";
pe’ noi sta piazza resta "Barberina"!
  Eh, piazza è singolare femminile,
ch’artro aggettivo voi che ce combino?
S’avessi detto vicolo, maschile,
l’avrei chiamato vico "Barberino"
  A Venezia presempio, sta’ sicura
sarebbe stata calle "Barberine",
mica se po’ sbajà, quest’è Curtura!

Gigi Proietti: Addio Lira

Addio, te dico addio. Lira sognata:
Lira cercata co’ le mani tese!
Da che l’Italia s’era accontentata
D’avecce solo mille lire ar mese

Inzino a oggi che ‘na mijonata
Nun basta manco pe’ coprì le spese,
tu sei stata reggina incontrastata
de tutto er Bene e er Male der Paese.

Me dispiace che adesso te ne vai
E ce farai venì li lucciconi!
E te dico perché ce mancherai:

co’ l’EURO, sì, li conti vanno pari,
ma solo i ricchi avranno li mijoni;
co’ tte… eravamo tutti mijonari!

lunedì, ottobre 14, 2013

Misteri e segreti di Roma


 

Piazza della Maddalena
Una chiesa di zucchero
Oltre che sulle cassatte di S: Ignazioe sulle opere del Borromini, gli stralidella critica neoclassica si appuntarono contro la chiesa della Maddalena, fantasiosa delizia del rococò ( si veda sopratutto la sagrestia, forse la più bella di Roma).
In particolare fu criticatala facciata; un neoclassico la definì "il non plus ultra del gustostravolto" tacendone volutamente l'autore "perchè non degno di essere nominato"; il Gnoli, con aria di sacente disprezzo la disse "tutta lavorata come fosse di zucchero".
Il frate dragone
Nella chiesa della Maddalena è sepolta Teresa Benicelli, fanciulla romana morta d'amore per Pio Pratesi, cadetto dei dragoni del Papa, che aveva dovuto lasciare per volontà dei parenti.
Quando Teresa morì nel 1843, due mesi la rottura, Pio si fece cappuccino e divenne Frate Pacifico. Celebrò la prima messa sulla tobma dell'amata. La romantica vicenda commosse profondamente la Roma la Roma del secolo, e divenne addiritura proverbiale.

mercoledì, settembre 11, 2013

Misteri e segreti di Roma


 


Piazza S. Croce in Gerusalemme
Le reliquie di Sant'Elena
La chiesa di Santa Croce in Gerusalemme sarebbe stata costruita per desiderio di Costantino il quale vi volle ospitare tutte le reliquie che sua madre, Elena, aveva portato dai luoghi santi di Palestina.
Nella cappella dedicata a Sant'Elena, sotto il paviomento, c'è la terra che essa prese sul Calvario; nella Cappella delle Reliquie sono conservati: tre pezzi del legno della Croce, un chiodo e una parte del "titolo", due spine della corona e all'inizio di una scala, il braccio trasversale della croce del buon ladrone, San Disma.
Vi si aggiunga un dito di San Tommaso: quello stesso che il diffidente apostolo affondò nel costato di Gesù.

Misteri e segreti di Roma




 





Piazza di S. Cecilia
Il calidario del supplizio
Nells chiesa di S. Cecilia in trastevere esiste tutt'ora il calidario ove la martire subì per 3 giorni il supplizio: poichè scaduto il terzo giorno non era stata soffocata dai vapori caldissimi, i suoi aguzzini la decapitarono .
Il calidario conserva in parte la struttura originaria: si possono vedere anche i tubi per i vapori e per l'acqua calda,. Per il resto è rifatto nel '500 e nel '600 e si presenta come una sontuosa cappelletta.

giovedì, settembre 05, 2013

Gioacchino Belli




     Lustrissimi: co’ questo mormoriale

Lustrissimi co’ questo mormoriale
v’addimando benigna perdonanza
se gni fiasco de vino igni pietanza
non fussi stata robba pella quale.

Sibbè che pe’ nun essece abbonnanza
come ce n’è piú mejjo er carnovale,
o de pajja o de fieno, o bene o male
tanto c’è stato da rempí la panza.

Ma già ve sento a dí: fior d’ogni pianta,
pe la salita annamo e pe la scenta,
famo li sordi, e ’r berzitello canta.

Mo sentiteme a me: fiore de menta,
de pacienza co’ voi ce ne vò tanta,
e buggiarà pe’ bbio chi ve contenta.

1818-19

Gioacchino Belli - (1791-1863)


 


  A LI CAGGNAROLI SULL'ORE CALLE

Bastardelli futtuti, adess'adesso
Si nun ve la sbiggnate tutti quanti,
Viengo giù, ccristo, e vve n'ammollo ttanti,
Tutti de peso e cco la ggionta appresso.

Che sso! mmai fussim'ommini de ggesso,
Da piantà llì cco la fronnetta avanti!
Guarda che sconciature de garganti!
Fùssiv'arti accusì, ttanto è l'istesso.

È ggià da la viggilia de Sanpietro
Che vve tiengo seggnati uno per uno
Pe ggonfiavve de chicchere er dedietro.

Pregat'Iddio, fijjacci de nisuno,
Pregat'Iddio d'arisfassciamme un vetro,
E vvedete la fin de sto riduno.

Terni, 1 ottobre 1831                     D'er medemo

mercoledì, settembre 04, 2013

Misteri e segreti di Roma




Via S. Ambrogio
" Ma ve ne erano di fuori "

Nella chiesa di S: Ambrogio, nel '500 si tenevano le tradizionali prediche alle cortigiane, obbligatorie e tenute in generale alle ore 20 ( ora morta per il degno lavoro di quelle fanciulle). Predicava in genere un allegrissimo padre trentino, rubizzo e gioviale, che sapeva come prendere quelle figliole, così che la chiesa risonava di risate.
Ma poi, cambiato tono, il dabben uomo sollecitava le peccatrici a redimersi e, se possibile a naritarsi, promettendo dote e assistenza in ogni caso. E qualcuna si convert' davvero. Le prediche erano severamente vietate al sesso maschile. Dice un cronista del 1566: " Li sbirri stettero alla porta della chiesa, acciò non entrasse alcun homo, ma ve ne erano fuori". E pare che, all'uscita delle ragazze, succedessero le cosidette scene turche.

martedì, settembre 03, 2013

Ettore Petrolini


 Ettore Petrolini


Mia madre aveva il senso dell’economia sviluppato fino alla genialità: figuratevi, io mi chiamo Gastone. Ebbene, lei mi chiamava semplicemente Tone... per risparmiare il gas...

Ettore Petrolini (Roma 1884 - Roma 1936)

 Ettore Petrolini


   Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno   poco, ma sono in tanti.

sabato, agosto 24, 2013

Misteri e segreti Roma

Via della Carine
Navi, non fanciulle
La via, molto antica, secondo una curiosa naturalmente controversa etimologia, dovrebbe il nome non alle attrattive di donne o fanciulle che vi abitassero, ma a due roccioni che, pare, qui affioravano dal suolo nei più remoti tempi di Roma e avevano forma di carene di navi.

giovedì, agosto 22, 2013

TRILUSSA



TRILUSSA

Trilussa

TRILUSSA

Trilussa ( Poesie )

 
 
 
 1914-1919                                                           
 
La ninna-nanna
de la guerra
 
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vô la zinna1:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello2
Farfarello e Gujrmone3
Gujermone e Ceccopeppe4
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
 
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli...
 
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
 
Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.
 
Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura 'sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
 
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
 
ottobre 1914

mercoledì, agosto 21, 2013

Misteri e segreti di Roma


 

Via Redentoristi
L'angelo cattivo
Sulla colonna d'angolo del palazzo al n. 9, troneggia uno stranissimo personaggio è direbbe un angelo, ma la sua espressio è truce e sinistra, le sue ali non sono quelle piumate dei cherubini, ma quelle angolose dei pipistrelli. Si tratta di un angelo ribelle, compagno di lucifero, o di un vampiro romanesco? Non è dato scoprirne il mistero.