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mercoledì, novembre 18, 2015

Misteri e segrei di Roma - Via Lata - terza parte


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                                                        Chiesa Santa Maria in Via Lata

Vittoria Accoramboni
 
Ma, si disse, i genitori di Vittoria erano rosi dall' ambizione e non si accontentavano più della parentela che si erano scelti.
Così una notte una serva a nome Caterina consegnò a Felice Peretti, già coricato accanto alla moglie, una lettera in cui Marcello, fratello scapestrato di Vittoria, gli chiedeva di raggiungerlo immediatamente vicino al palazzo di Montecavallo, perché bisogno d'aiuto. Benché scongiurato dalla madre e dalla stessa moglie il buon Felice volle accorrere in soccorso del cognato e, armato della sola spada, uscì con un servo nella notte.
Arrivato alla salita di Montecavallo il coraggioso venne raggiunto da tre archibugiate che lo stesero, e gli assassini, raggiuntolo, lo finirono barbaramente. 

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martedì, novembre 17, 2015

Misteri e segreti di Roma - Via Lata - seconda parte


                    

                                                         Fontana del Facchino in Via Lata

Il Facchino

La tradizione popolare vuole che la statua abbia le fattezze di Martin Lutero, che soggiornò a Roma nel 1511, nel monastero degli Agostiniani.


Vittoria Accoramboni

La vicenda di cui fu protagonista Vitoria Accoramboni è stata raccontata dallo Stendhal nelle Cronache Italiane.
Vittoria Accoramboni nacque a Gubbio da nobile famiglia, e divenne una giovane sì leggiadra da far parlare prestissimo di sé. Andata a vivere a Roma con il padre, venne immediatamente corteggiata da numerosi cavalieri, ma i genitori di Vittoria le scelsero come sposo Felice Peretti, nipote del cardinal Montalo (destinato a diventare papa Sisto V).
Vittoria, ormai sposa, aveva tutto per essere felice; suo marito che l'adorava, la suocera Camilla e lo zio cardinale che parevano incaricati soltanto di soddisfare i suoi desideri: il cardinale giunse al punto di sistemare i fratelli della cara Vittoria.
                                                                                              
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lunedì, novembre 16, 2015

Misteri e segreti di Roma- - Via Lata - prima parte

  
                         


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 Il facchino  
 
Subito a destra in via Lata, per chi viene dal Corso, si può vedere la Fontanella del Facchino.
Unico, fra le sei statue parlanti della vecchia Roma, che rappresenti un personaggio realmente esistito, il Facchino veste  il costume dell'<> (cioè corporazione) cinquecentesca degli acquaioli o acquarenari: i portatori d'acqua che dissetavano Roma, non più rifornita dagli antichi acquedotti ormai fuori uso. Nella vita, il Facchino si chiamò Abbondo Rizio, e un'epigrafe latina collocata un tempo sopra la statua così epitomizzava la sua storia: << Portò quanto peso volle, visse quanto poté, ma un giorno, nel portare un barile in spalla, morì >>.

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venerdì, novembre 13, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazzale Labicano - quarta parte

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Basilica neopitagorica sotto i treni

I neo-pitagorici credevano nella metempsicosi, quindi nell'immortalità dell'anima, e nella necessità di liberarsi con una vita austera dalla schiavitù dei sensi, conquistando così la felicità vera ed eterna dell'oltretomba. 
A queste teorie si accompagnarono presto pratiche spiritiche e divinatorie.
Il tutto dovette sembrare pericoloso al Senato di Roma e provocare la chiusura della basilica sottorranea: questa non rileva la traccia di restauri antichi e secondo ogni apparenza fu frequentata solo per breve tempo.
                                                                                              F I N E
 

martedì, novembre 10, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazzale Labicano - terza parte


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                                                                               1955

Basilica neopitagorica sotto i treni
Oggi treni che passano sopra la basilica sono 240 al giorno; ma non rappresentano più un pericolo, perché con complessi lavori terminati nel 1952 l'importante monumento è stato completamente isolato.
La fondazione della basilica viene datata alla metà del I secolo dopo Cristo e attribuita a un gruppo di ricchi patrizi romani seguaci del neo pitagorismo.

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lunedì, novembre 09, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazzale Labicano - seconda parte

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Basilica neopitagorica sotto i treni

Una basilica sottorranea, che conserva il più importante complesso di stucchi decorativi giunti a noi dall'antichità romana  e nella quale studiosi eminenti riconoscono - accanto alla Villa dei Misteri di Pompei - la più organica testimonianza di antiche credenze filisofico-religiose, fu scoperta a Roma nell'aprile 1917.
Venuta in luce a Porta Maggiore in seguito a un cedimento del terreno sotto un binario della linea Roma-Napoli, era gravemente danneggiata da infiltrazioni d'acqua, dalla attività di un parassita dello stucco e soprattutto dalle micidiali vibraziani e scosse provocate dall'andirivieni dei treni.

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sabato, novembre 07, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazzale Labicano - prima parte


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La tomba del fornaio 
 
Si trova all'esterno di Porta Maggiore, ed è impostata su insoliti motivi decorativi e architettonici, che vogliono imitare le bocche dei forni e le staia per il grano; una trovata barocca molto avanti lettera.
Anche il fregio allude ai lavori per la panificazione.
E la tomba di M. Virgilio Eurisace, panettiere arricchito con le forniture allo Stato (I sec. a. C.).

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venerdì, novembre 06, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazza dei Cenci - quinta parte

  
              
                                                          Chiesa Del Gesù

I veri responsabili della morte di Beatrice
 
Papa Clemente  VIII pareva disposto ad usare clemenza alla famiglia Cenci, considerando il turpe carattere di Francesco, quando gli venne data notizia di un matricidio: Paolo Santacroce aveva ucciso a Subiaco, con un pugnale, la madre, principessa di Santacroce. 
Una lettera scritta da Paolo al fratello maggiore Onofrio rivela che Paolo accusava presso il fratello la pessima condotta della madre, che sarebbe stata incinta. In realtà la povera donna era idropica e l'unica sua colpa consisteva nell'aver negato consisteva nell'aver negato a Paolo tutte le sue ricchezze in eredità. Avuto il permesso dal fratello di lavare l'onta familiare, Paolo Santacroce aveva spacciato la madre.
Da tale turpe crimine fu talmente indisposto papa Clemente, che scacciò dal cuore ogni ogni indulgenza e condannò a morte anche i Cenci.

                                                                                           F I N E




giovedì, novembre 05, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazza dei Cenci - quarta parte



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Vetturini caritatevoli

Ogni anno, nell'anniversario della morte di Beatrice, l' 11 settembre, la Confraternità dei Vetturini le fa dire una messa nella cappella di San Tommaso, di fronte al palazzo della famiglia.
Costruita nel secolo XII da un vescovo Cenci, ricostruita nel 1559 da Cristoforo Cenci, nel 1575 la cappella fu terminata e abbellita da Francesco Cenci.
Il malvagio, secondo la voce popolare, la destinava a ultima dimora dei figli di Giacomo e Beatrice, che progettava di togliere dal mondo.
                                                                
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mercoledì, novembre 04, 2015

Misteri e segrti di Roma - Piazza dei Cenci - terza parte


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Beatrice Cenci 
Il Calvetti riesce a eclissarsi, ma Giacomo, consigliato anche da un parente, monsignor Guerra, lo fa raggiungere e tacere per sempre.
Durante gli interrogatori Lucrezia nega qualunque addebito e giunge al punto di non dire nemmeno il proprio nome, Giacomo accusa gli altri; solo Beatrice tiene testa agli accusatori, rispondendo con sarcasmo e negando tutto; Infine i Cenci sono condannati: Lucrezia e Beatrice alla decapitazione, Giacomo a essere attanagliato e poi percosso in testa con un maglio fino alla morte. 
A Bernardo, in considerazione della giovane età , si fa grazia della vita, ma è condannato ad assistere alle esecuzioni dei suoi parenti e complici e alla gara a vita.
Inoltre, la grazia gli viene comunicata con ritardo; per pura e semplice crudeltà, osservano esperti di procedura del tempo.
Le condanne sono eseguite in piazza di Ponte Sant'Angelo l' 11 settembre 1599
 
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martedì, novembre 03, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazza dei Cenci - seconda parte

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                                                          Palazzo vecchio Cenci

Beatrice Cenci

Incapace di tollerare più a lungo. Beatrice decide di porre fine alle sevizie; d'accordo con i familiari, si concede al castellano delle Petrella, convicendolo a commettere il delitto,                                 Giacomo si reca a Roma e manda l'oppio e la radica rossa che serviranno a addormentare profondamente Francesco. Olimpo Calvetti, il castellano, e un sicario da lui assoldato, Marzio Catalano, vibreranno il colpo mortale.                                                                                                          Il 9 settembre 1598, infatti, i due entrano nella camera di Francesco e lo finiscono a martellate. Gettato il cadavere dalle mura, i congiurati tentano poi di far credere che Francesco sia caduto per disgrazia; ma gli inquirenti non si lasciano convincere e arrestano tutti i Cenci e Marzio Catalano.

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lunedì, novembre 02, 2015

Misteri e segreti di Roma - Piazza dei Cenci - prima parte





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                                                                 Palazzo Cenci


Beatrice Cenci
 
 Palazzo Cenci conserva il nome della famiglia cui appartenne, resa famosa da un delitto commesso non qui ma nel castello di Petrella Salto, in provincia di Rietil'assassinio di Francesco Cenci per istigazione della figlia Beatrice e con la connivinenza degli altri due figli e della moglie Lucrezia.
Francesco Cenci era un uomo violento e malvagio. Costretto a sborsare  un ammenda di centomila scudi per , decise di ridurre le spese  e di ritirarsi nel castello della Petrella, preso in affitto dai Colonna. Qui visse dunque con la moglie Lucrezia, sposata in secondo nozze, e con i figli Giacomo, Beatrice e Bernardo. Come aveva detto poi Beatrice durante il processo, Francesco brutalizzava moglie e figli e infieriva soprattutto contro Beatrice, che prendeva a nerbate e tentò persino di violentare.
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domenica, novembre 01, 2015

Misteri e segreti di Roma - Viale Castro Pretorio - seconda parte

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 Impero in vendita 

Non fu lasciato entrare, poiché i pretoriani si erano asseragliati ne Castro per timore della reazione popolare all'uccisione di Pertinace; e stando così ai piedi del muro dichiarò di desiderare l'impero e chiese quanto doveva pagarlo. Gli fu detto che c'era un concorrente: Sulpiziano, suocero di Pertinace, che offriva somme ingenti.
Così comincio la vendita all'asta, descritta da Dione Cassio: i soldati andavano da Didio a Sulpiziano, a ciascuno comunicando l'ulima cifra offerta dal rivale e chiedendo se offrisse di più.
Alla fine, il milanese alzò di colpo l'offerta di 1250 dracme, mostrò mucchi d'oro ai soldati e l'ebbe vinta.
Fu imperatore per sessantasei giorni. Dicendo: " A chi mai ho tolto la vita? " morì, come tanti suoi predeccessori e successori per mano dei soldati lasciando il posto a Settimo Severo.

                                                                                           F I N E