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giovedì, agosto 11, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Trinità dei Monti - prima parte




Un'altra loggia
 
 
Come la madre di Napoleone, un'altra domma amò passare le sue giornate sulla loggia del suo palazzo: Maria Casimira, regina di Polonia, vedova di Giovanni Sobiesky.
Rifugiatasi a Roma nel 1711 al palazzetto Zuccari, che sta all'incrocio fra le vie Sistina e Gregoriana, l'ex regina ottenne il permesso di costruire una loggia con balcone, sul quale passava le giornate, ammirando le bellezze della città. La loggia, che sovrasta un elegantissimo portichetto, è ben visibile dalla piazza; è attribuita al celebre architetto Juvara, fedelissimo della regina, ma è probabilmente di qualche anno più antica.
Quando arrivò a Roma, Maria Casimira ( figlia di un capitano delle guardie di Gastone d'Orléans ) si vide dedicare un sonetto da Pasquino:

                                         Nacqui da un Gallo semplice Gallina
                                         vissi tra i Pollastri e poi Regina
                                         venni a Roma Cristiana e non Cristina.
 
 
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martedì, agosto 09, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentaseiesima parte



Rabelais e i semi del Vaticano
Nei giardini del Vaticano Rabelais raccolse i semi di piante ancora sconosciute in Francia.
Nelle sue profonde tasche, nascondeva sementi di garofoni, di melone, di lattuga, di carciofo: tutte colture che fu lui a far conoscere al suo paese, e che vi si sarebbero diffuse.
Insieme alle sementi, mandava in Francia anche ricette sui più svariati modi di preparare i nuovi legumi.


                                                                               F I N E

lunedì, agosto 08, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentacinquesima parte




 
                                                                              Le mura dei Papi


L'ultimo << sopranista >>
 
 
Ai funerali di due re, Vittorio Emanuele II e Umberto I, venne eseguito l'oratorio di Beethoven Cristo sul Monte degli Ulivi, cantato dal << sopranista >> Alessandro Moreschi, che pare sia stato l'ultimo castrato.
Indicati anche come << semeviri >>, << evirati cantori >>, i castrati costtuiscono uno dei capitoli più inquietanti del teatro d'opera settecentesco e la loro << nascita >> rimane una esclusiva del nostro Paese. Le loro voci, più vigorose di quelle dei soprani e più dolci e morbide di quelle dei tenori, mandavano in visibilio gli spettatori ma spesso i poveri cantanti erano sottoposti a morbose curiosità e a beffe crudeli. La Chiesa proibiva loro, ovviamente di sposarsi; e solo alla fine del XIX secolo ciò venne loro permesso, per smentire la loro esistenza che cominciava ad offendere i sentimenti puritani della società.
I castrati contribuirono comunque, in modo determinante, allo sviluppo del nostro melodramma e alla sua affermazione europea:

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Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentaquattresima parte




Le braghe della Cappella Sistina


L'affresco rappresentante il Giudizio Universale venne completato da Michelangelo nel 1541.
Tra i personaggi affrescati c'è Minosse che ritrarrebbe le fattezze di Biagio da Cesena, maestro di cerimonie di papa Paolo III, il quale aveva criticato i nudimichelangioleschi; così almeno racconta il Vasari.
Pio IV, offeso dalle viventi nudità dell'affresco,fece coprire quelle più scandalose da Daniele da Volterra che in tal modo si guadagnò il nome di << Braghettone >>.


Aggiunta impietosa

Si racconta che un sopranista castrato presentasse una a volta a Innocenzo XI una supplica: chiedeva il permessodi prender moglie, poiché l'operazione necessaria a fargli bianca la voce non era stata eseguita a dovere. Ma il pontefice non s'impietosì; respinse l'istanza, annotando a margine: << Che si castri meglio >>. 
Da altri brigativa sentenza è attribuita a Sisto V, al cui carattere, a dir vero, si conviene meglio.


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domenica, agosto 07, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentatreesima


  

Autoritratto e vendetta nel Giudizio Universale
 
 
Nel volto dalla pelle distaccata di San Bartolomeo Michelangelo raffigurò se stesso; il Minosse avrebbe le sembianze di Biagio da Cesena, maestro di cerimonie, che criticò l'affresco non ancora compiuto.
Faccia di bronzo
 
 
Uno dei prima a levar scandalo per i nudi del Giudizio Universale fu, nientemeno, L'Aretino.
In una famosa lettera indirizzata a Michelangelo, che gli aveva negato certi disegni, l'Aretino, oltre ad accusare il maestro di sodomia gli rimprovera di aver rappresentato nel Giudizio ciò << che anco serrarebbe gli occhi  il postribolo per non mirarlo >>.

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sabato, agosto 06, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentadueesima parte




Tre tormenti di Michelangelo e la mazzata di Giulio II


Questi versi sono parte di una famosa sonottessa in cui Michelangelo descrisse i disastrosi effetti del suo scomodissimo lavoro alla volta della cappella Sistina. Sono noti alcuni altri episodi che punteggiarono questa interminabile attività: dalla clamorosa interruzione della messa che si celebrava sotto le impalcature, e che l'artista lassù appollaiato disturbò con lamenti e rumori vari,  alle furie di papa Giulio II che minacciò di farlo gettare di sotto se non avesse lavorato più svelto e, fuori di sé, arrivò ad arrampicarsi sui palchi e a dargli con la mazza.


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Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentadueesima parte




Tre tormenti di Michelangelo e la mazzata di Giulio II
Questi versi sono parte di una famosa sonottessa in cui Michelangelo descrisse i disastrosi effetti del suo scomodissimo lavoro alla volta della cappella Sistina. Sono noti alcuni altri episodi che punteggiarono questa interminabile attività: dalla clamorosa interruzione della messa che si celebrava sotto le impalcature, e che l'artista lassù appollaiato disturbò con lamenti e rumori vari,  alle furie di papa Giulio II che minacciò di farlo gettare di sotto se non avesse lavorato più svelto e, fuori di sé, arrivò ad arrampicarsi sui palchi e a dargli con la mazza.

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venerdì, agosto 05, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentunesima parte




Tre tormenti di Michelangelo e la mazzata di Giulio II
 
 
                                  L'ho già fatto un gozzo in questo stento
                                  Come fa l'acqua a gatti in Lombardia
                                  Over d'altro paese che si sia,
                                  Ch'a forza 'l ventre appicca sotto 'l mento
                                  La barba al cielo e la memoria sento
                                  In sullo scrigno e 'l petto fo d'arpia,
                                  E 'l pennel sopra 'l viso tuttavia 
                                  Mel fa, gocciando, un ricco pavimento
                                  E lombi entrati mi son nella peccia,

                                  E fo del cul per contrappeso groppa;
                                  .   .   .   .   .   .   .
                                  Dinanzi mi s'allunga la corteccia,
                                  E per piegarsi, indietro si raggroppa,
 
 
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                                  .   .   .   .   .   .   .

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentesima parte



Il doppio ritratto
 
 
Nell'affresco di Raffaello L'incontro di Attila e Leone Magno (nella Stanza di Eliodoro), Leone X è ritratto due volte: una volt nelle sembianze del grande papa che ferma il re barbaro, un'altra fra i cardinali del seguito.
La stranezza si spiega col fatto che Raffaello aveva cominciato l'affresco ai tempi di Giulio II, e Leone Magno avrebbe dovuto avere le sembianze di quest'ultimo, appariva appunto nelle vesti di cardinale al seguito.
Però, Giulio II morì prima che l'affresco fosse terminato, salì al soglio il Medici, e Raffaello fece in tempo a dare le sue sembianze al personaggio più illustre della scena.
Nelle vesti del palafreniere del papa è raffigurato il famoso cameriere segreto Giovanni Lazzaro de' Magistris, soprannominato Serapica (insetto molesto), che come amministratore della cassa privata del pontefice seppe arricchirsi tanto da poter prestare soldi al papa stesso.

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giovedì, agosto 04, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventinovesima parte


                                                                 Museo filatelico e numismatico


Il cardinal congiurato
 
 
Il secondo personaggio inginocchiato alle spalle di Giulio II, nell'affresco della Messa di Bolsena nella stanza di Eliodoro è quel Raffaello Riario che fu implicato nella congiura dei cardinali e proprietario del palazzo della Cancelleria.


La celebrazione di una strage
 
 
Nella Sala Regia, un affresco celebra la strage di San Bartolomeo. Lo dipinse il Vasari; glielo aveva commissionato, un anno dopo la carneficina, nel 1573, papa Gregorio XIII.
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Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - Ventottesima parte




Omaggio a Michelangelo    


In atteggiamento malinconico e pensoso, Eraclito, la figura seduta -- col gomito appoggiato a un blocco di marmo -- in primo piano e quasi al centro dell'affresco della Scuola d'Atene di Raffaello nelle stanze della Segnatura a le sembianze di Michelangelo.
Manca nel cartone dell'Ambrosiana, e si pensa che sia stata aggiunta all'affresco dopo lo scoprimento della prima parte del soffitto della Sistina: omaggio di Raffaello al grande collega, del quale l'urbinate adottò in questa occasione, e sempre in segno d'omaggio, lo stile pittorico.
Nello stesso affresco, in Platone si è riconosciuto Leonardo; Euclide è il Bramante; il bambino alle spalle di Epicuro è Federico Gonzaga; il giovane vestito di bianco dietro il gruppo di Pitagora è Francesco Maria della Rovere; Zoroastro è Piero Bembo, Raffaello infine si è ritratto all'estrema destra, nel giovane col berretto nero accanto al Sodoma.

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mercoledì, agosto 03, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventisettesima parte

 



L'archipoeta Baraballo
 
 
Nella stanza della Segnatura, una tarsia di Giovanni da Verona ci mostra assiso sopra l'elefante Annone e pomposamente paludato il poeta Baraballo: uno dei tanti improvvisatori, metà buffoni metà poeti, che rallegravano la corte di Leone X.Il Baraballo, anzi, faceva parte addirittura delle << famiglia >> del papa.
Nella sua vanità, volle essere incoronato poeta in Campidoglio; e volle recarvisi a dorso di elefante, con un corteo da antico trionfatore. La cerimonia fu però improvvisamente da una sgroppata del pachiderma, che nel valicare il Tevere si scrollò di dosso il poeta e lo fece precipitare in acqua.
A proposito del Baraballo sull'elefante, cantava Pasquino:
                            
                                     El nostro archipoeta Baraballe
                                     posto sull'archibestia, di lontano
                                     pare, e da presso è un sì bel capitano
                                     che di risa scoppiar fa le farfalle.
                                     Ponli quattro saette sulle spalle,
                                     parrà Alessandro; ponli un fiasco in mano,
                                     dirai sia Bacco in principe indiano; 
                                     cavali un occhio, e fia proprio Annibale.


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martedì, agosto 02, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventiseiesima parte



                                                                         Cupola di San Pietro

Un musico di Lucrezia
Nella stanza detta della Segnatura, seconda delle Stanze di Raffaello in Vaticano, e più precisamente sulla parete della finestra verso il cortile del Belvedere, il pittore urbinate affrescò il Parnaso. Nell'Orfeo che seduto in vetta al monte suona una lira da braccio, si vuole che Raffaello ritraesse Iacopo di San Secondo, famoso suonatore di viola, che fu tra i molti musici radunati intorno a sé da Lucrezia Borgia alla corte di Ferrara.

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lunedì, agosto 01, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - venticinquesima parte



                                                                            Archivi segreti del Vaticano
 
Un'archibugiata famosa
 
 
Nella Sala del Credo degli Appartamenti Borgia -- così chiamata perché vi si conservano rotoli con i versetti del Credo, secondo una tradizione conposti dagli Apostoli prima di separarsi -- si conservano anche il gonfalone del Popolo Romano, forse usato per l'investitura di Cola di Rienzo, e due armature. Una ha all'altezza del petto il forellino di una palla; si vuole che sia appartenuta al Contestabile di Borbone, con quella palla ucciso, secondo Benvenuto Cellini e dai suoi compagni.
Il merito dell'archibugiata gli è contestato da almeno due persone: Francesco Valentini, romano, e Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, a cui la paternità della fortunata impresa è rivendicata dal Vasari.


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domenica, luglio 31, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventiquattresima parte




L'orgia dei Borgia
 
 
<< In questi dì di Santi e di Morti, scrive un relatore contemporaneo, l'inviato fiorentino Francesco Pepi, ai primi di novembre del 1501, << il papa ... non è venuto in S. Pietro e in Cappella per la scena ( che) ebbe questi dì (la) quale benché lo impedisce da questo, non però lo impedì domenica notte per la vigilia d'Ognisanti, vegliare fino a dodici ore di notte con il duca quale aveva fatto venire in palazzo la notte ancora cantoniere cortigiane e tutta la notte stettero in veglia e balli e riso >>.
L'episodio, chiamato la << la << cena delle cinquanta cortigiane, è attestato, pare indipendentemente, da altri tre contemporanei; e mentre il Pepi parla solo di Alessandro e del duca Valentino ( nelle cui stanze in Vaticano l'orgia ebbe luogo ), il Burcardo, cerimoniere dei Borgia, dice che fu presente anche Lucrezia; e non solo assistette, ma presiedette alle difficilmente riferibili gare fra le cortigiane che tennero dietro la cena.

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sabato, luglio 30, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventitreesima parte


                                                                              Musei Vaticani


Alexandri filia


                 Ergo te semper cupiet. Lucretia, Sextus?
                 O fatum diri nominis: hic pater est!

( Sempre dunque, Lucrezia, il Sesto ti vorrà? Fato di un triste nome: costui è suo padre!).E: 

                  Hoc tumulo dormit Lucretia nomine, sedre
                  Thais, Alexandri filia sponsa, nurus.

( In questo tumolo dorme colei che le nome fu Lucrezia ma nei fatti Taide, di Alessandro figlia, sposa, nuora ).

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venerdì, luglio 29, 2016

Misteri e segreti di Roma - Cttà del Vaticano - ventiduesima pare




Alexndri filia
Il primo cortile del palazzo apostolico vide, la mattina dell'11 novembre 1501, uno degli episodi che vengano citati a possibile conferma dei sospetti e delle accuse circa i rapporti  fra Alessandro VI Borgia e sua figlia Lucrezia.
Quella mattina, alcuni legnaioli, mentre passavano presso il Vaticano con due giumente cariche di legna, furono fermati da servi del papa, che liberarono le bestie della soma e le condussero nel cortile.Poi aprirono le scuderie e ne fecero uscire quattro stalloni in calore.
Alla movimentata scena che seguì, i due Borgia, padre e figli, assistevano dalla finestra sopra la porta, ridendo  divertendosi un mondo.
Come interpretassero i contemporanei l'intimità di Alessandro e Lucrezia, ce lo dicono chiaramente i due famosi epigrammi del Sannazaro e del Pontano

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giovedì, luglio 28, 2016

Misteri e segreti di roma - Città del Vaticano - ventunesima parte


  
                                                       Palazzo del Governatorato
Ritratti 

 
Le vicende che lo avevano portato a Roma sono abbastanza curiose: in lotta col sultano Bajazet II, suo fratello, Djem era stato sconfitto e si era rifugiato a Rodi. Innocenzo VIII se l'era fatto consegnare dai cavalieri gerosolimitani che tenevano Rodi, e ora lo aveva in custodia. Per il servizio Bajazet versava un tributo di 40.000 ducati d'oro all'anno, e fece anche omaggio al papa della lancia di Longino.


La faccia di Alessandro

 
Nella V sala, detta dei Misteri della Fede, dell'Appartamento Borgia, si può vedere il ritratto di Alessandro IV: la figura col piviale, inginocchiata in preghiera, nell'affresco del Pinturicchio raffigurante la Risurrezione.
                                                                                 continua...

mercoledì, luglio 27, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventesima parte


                                                                         Stazione Città del Vaticano

Un fulmine sprecato


Finalmente, i famigli di Alessandro arrivano a vedere un lembo del manto papale; scavano più in fretta, disperando, e invece mettono alla luce un papa quasi perfettamente sano, assiso in trono, solo un po' stordito, e con qualche feritina superficiale alla faccia e alle mani; un papa che, deludendo alcuni e consolando altri, si rimetterà perfettemente nel giro di una settimana.


Ritratti


Nella IV Sala, detta dei santi, dell'Appartamento Borgia, una delle lunette dipinte dal Pinturicchio illustra la Disputa di Santa Caterina d'Alessandria coi filosofi davanti all'imperatore Massimiano; la tradizione vuole che la Santa sia il ritratto di Lucrezia Borgia.
Nel giovane a cavallo, vestito all'orientale, alcuni riconoscono il duca di Gandia, figlio prediletto di Alessandro VI, famoso damerino e dongiovanni, amante di pittoreschi costumi; altri il principe Djem a Roma chiamato Zizim, onorato prigioniero in Vaticano, e sul quale correvano storie di crudeli amori.


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lunedì, luglio 25, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - diciannovesima parte




Un fulmine sprecato
Nella sala dei Pontefici dell'appartamento Borgia, il 29 giugno 1500, Alessandro VI, seduto in trono, attendeva lietamente una visita dei figli, quando d'improvviso scoppiò un temporale. Erano con lui soltanto un vescovo e un camerario, che subito si precipitarono a chiudere le finestre. Ed ecco mentre spingono le imposte lottando contro il vento, un boato e un rovinio: si voltano, e vedono un ammasso di macerie, sotto il quale il papa è scomparso.
Era successo che un fulmine, traversando l'appartamento superiore abitato di solito dal Valentino (allora per caso assente), aveva fatto crollare tre soffitti. Un bel monte di macerie, dunque, dove la gente di Alessandro si diede subito e affannosamente a scavare, chiamando ogni poco << Padre Santo >>, mentre già in Roma correva la voce che il papa era morto, gente si chiudeva in casa, altra metteva mano alle armi, le porte del Vaticano si serravano e guarnivano di sentinelle.


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