Traduttore

mercoledì, agosto 24, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - prima parte




L'urna di Cesare e l'astuzia di Virgilio
 
 
Nel Medio Evo si credeva a Roma che le ceneri di Giulio Cesare fossero racchiuse in un'urna d'oro posta in cima all'obelisco Vaticano, al centro di Piazza San Pietro.
Secondo una leggenda, l'obelisco fu fatto erigere da re Salomone, le cui ossa furono per sua volontà chiuse in una palla issata al vertice dell'obelisco. Morto Giulio Cesare, Virgilio si recò a Gerusalemme e domandò quel monumento agli ebrei, che invece di rispondere con un rifiuto, e credendo di porre una condizione inaccettabile, gli dissero che se lo prendesse pure, a patto che versasse quotidianamente una certa somma finché l'obelisco non fosse arrivato a Roma. Virgilio accettò, e con le sue arti magiche trasportò il tutto nella città eterna in una sola notte.
Le ossa di Salomone furono così tolte e sostituite con quelle di Cesare,


                                                                                    continua...

martedì, agosto 23, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - quinta parte


       

Ortensia o Maria ?
 
 
Secondo altri il busto sarebbe quello di Maria, sorella di Ortensia.
Amante del giovane Luigi XIV, che concepì per lei una vera passione, la bella Maria venne sposata al principe Colonna.
Condusse una vita piene di amori e di scandali finché il marito decise di metterla in convento in Ispagna, dove morì.

                                                                                         F I N E

lunedì, agosto 22, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - quarta parte



                                                                  Festa di S. Vincenzo


La bella nipote di Mazzarino           


Bellissima, ben più di quanto ci dica il busto sulla facciata della chiesa, dotata di tante attrattive che ancora a quarant'anni aveva ammiratori pronti a battersi in duello per lei, Ortensia non fu una moglie esemplare (ma << la sua giustificazione, >> scrisse Mme de Sevigné, << era impressa sulla faccia del marito >>) né una donna tranquilla; ebbe anzi una vita non meno avventurosa della sorella, punteggiata da continue fughe (anche Maria continuava a scappare dal marito), talvolta anche con abiti maschili, reclusioni di convento, evasioni. Poi trovò ospitalità in Inghilterra, presso l'antico spasimante Carlo II, e si quietò; col tempo si diede alla cultura, si creò una piccola brillantissima corte.
La presenza del suo busto sulla facciata della chiesa si spiega col fatto che questa fu fatta costruire dal Mazzarino, le cui armi si vedono più in alto, nel frontespizio.


                                                                                      continua...                                 

sabato, agosto 20, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S: Vincenzo - terza parte


                                                                       Palazzo Pallavicini-Rospigliosi


La bella nipote di Mazzarino
 
 
Giulio Raimondo Mazzarino era nato << vestito >>, scrive un biografo, cioè << involto in una certa pellicina sottile come una cipolla >>; con la camicia insomma.
Della sua strepitosa carriera beneficiò tutta la famiglia. Il padre, rimasto vedovo, sposò una Orsini e visse gli ultimi anni in mezzo agli agi, nel palazzo Pallavicini-Rospigliosi; un nipote diventò duca di Nevers, una nipote conestabilessa (Maria Mancini, sposa di un Colonna), sei nipoti duchesse, sposate con i più bei nomi di Francia.
Ortensia fu dallo zio rifiutata (due volte) a Carlo II d'Inghilterra e al futuro Pedro II di Portogallo, e offerta invece senza successo a Luigi XIV, che aveva troppo amato sua sorella Maria. Infine, Il Mazzarino fece sposare Ortensia a Armand de la Porte de la Meillerale, con 400.000 scudi di dote e la promessa di nominarlo suo erede se avesse assunto il titolo e armi dei Mazzarino.


                                                                                                    continua...

venerdì, agosto 19, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - seconda parte




Visceri nobili
Per la presenza dei precordi di pontefici, il Belli definì la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio <<  un museo de corate e de ciorcelli >>, spiegando in nora che con questo termine i romani indicano << i visceri nobili dei minuti animale da macello >>.
La bella nipote del Mazzarino
Nella facciata della chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, facciata che porta il soprannome di <> per la sovrabbondanza di colonne, si può vedere un busto muliebre inserito al centro del secondo timpano arcuato sopra la prima trabeazione.
Rappresenta, secondo fonti autorevoli, Ortensia Mancini, la più bella fra le nipoti del Mazzarino.
Il potentissimo cardinale era nato a Roma, da un siciliano Pietro, divenuto cameriere e poi intendente dei Colonna, e da una figlioccia del Contestabile, Ortensia Buffalini o Ruffalini.
                                                                                               continua... 

giovedì, agosto 18, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - prima parte



                                                                                Chiesa



In interiore homine


Dinnanzi alla Fontana di Trevi sorge la chiesetta dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio.
Nell'abside, dietro le rispettive lapidi, sono conservati gli organi tolti per l'mbalsamazione a quasi tutti papi dal 1590 (SistoV) al 1903 (Leone XIII).
Sisto V inaugurò l'uso legando spontaneamente i propri precordi, in testimonianza d'ossequio e a perpetua memoria.
Dopo 24 ore dalla morte del papa si apre il cadavere per imbalsamarlo: i visceri si estraggono e si racchiudono in vaso da depositare nel sepolcro o, in passato, appunto nella dei SS.Vincenzo e Anastasio.
Il motivo? La chiesa è la parrocchia del Quirinale, residenza papale fino al secolo scorso. (1800)
L'usanza un po' macabra fu abolita  da un papa: Pio X.

                                                                                                  continua...

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - prima parte



                                                                                Chiesa


In interiore homine


Dinnanzi alla Fontana di Trevi sorge la chiesetta dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio.
Nell'abside, dietro le rispettive lapidi, sono conservati gli organi tolti per l'mbalsamazione a quasi tutti papi dal 1590 (SistoV) al 1903 (Leone XIII).
Sisto V inaugurò l'uso legando spontaneamente i propri precordi, in testimonianza d'ossequio e a perpetua memoria.
Dopo 24 ore dalla morte del papa si apre il cadavere per imbalsamarlo: i visceri si estraggono e si racchiudono in vaso da depositare nel sepolcro o, in passato, appunto nella dei SS.Vincenzo e Anastasio.
Il motivo? La chiesa è la parrocchia del Quirinale, residenza papale fino al secolo scorso. (1800)
L'usanza un po' macabra fu abolita  da un papa: Pio X.

                                                                                                  continua...

mercoledì, agosto 17, 2016

Misteri e segreti di Roma - Testaccio - seconda parte


                                                                             Piazza Testaccio


Le feste dei rioni
 
 
Pare che nell'alto Medio Evo (non si sa quando la cosa ebbe inizio, ma certi documenti dimostrano che fu prima del 1190), e fin versola fine del secoloXVI, monte Testaccio fosse sede di feste pittoresche.
Cominciavano con una processione grandiosa, cui assistevano in genere il papa, i suoi dignitari, tutti gli ambasciatori.
Seguiva, almeno in origine, l'uccisione (in presenza del papa) di un orso, simbolo del demonio; di alcuni stalloni, simbolo della superbia; d'un gallo, simbolo della lussuria. Poi, giostre di cavalli e tiro al saracino; poi le corse dei tori.
I tori erano tredici, e venivano lanciati uno ad uno dall'alto del Testaccio, in compagnia di due maiali fasciate in stoffe rosse e legati su due carrettelle.
I maiali, terrorizzati, strillavano; il toro, messo in frenesia dal rosso in movimento, cercava di infilzarli. Così i tre malcapitati animali arrivavano ai piedi della discesa, dove li aspettava la mano del destino: gli otto spadaccini di un rione (i rioni erano tredici, come i tori e furono portati a 14 solo nel XVI secolo), che provvedevano ad abbatterli.
Ogni rione consumava poi le carni degli animali di sua spettanza in rumorosi conviti.


                                                                                        F I N E

martedì, agosto 16, 2016

Misteri e segreti di Roma - Testaccio - prima parte


                                                                  
 
                                                                         Monte Testaccio        


Il monte di cocci
 
 
Monte Testaccio deriva il nome da << testa >>, cioè << coccio >>; ebbe infatti origine dalla scarico di rottami di anfore dei magazzini annonari di Roma antica, dei quali rimangono resti nei pressi.
La montagnola testimonia dunque dello straordinario volume del commercio di Roma.
Secondo un testo medievale, i cocci del Testaccio erano quelli delle anfore contenenti i tributi portati portati a Roma da tutto il mondo; i ricchissimi romani volendo lasciare perpetuo ricordo della loro potenza e opulenza, spezzavano regolarmente le anfore , e sovrapponendo strati di cocci e strati di terra ne fecero un piccolo monte.
Una sezione del colle mostra chiaramente la sua storica origine. 

                                                                                                         continua...
 

domenica, agosto 14, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Trinità dei Monti - terza parte



Dickens     


E' il modello dell'uomo venerando, oppure del patriarca. Porta un lungo bastone, i cui nodi e le cui venature ho visto fedelmente riprodotti centinaia di volte. Quest'altro, con indosso un mantello turchino, che finge di essere sempre addormentato ai raggi del sole (quando c'è), mentre, non occorre dirlo, è più sveglio di chicchessia e attentissimo alla posa delle sue gambe, è il modello del dolce far niente. Più in là ce un altro avvolto in un mantello di coloro scuro, addossato a un muro, con le braccia conserte e avviluppate nel mantello stesso, sotto la larga tesa del cappello calata sul viso: questo è il modello per un assassino. C'è poi un altro che volge constatemente lo sguardo all'indietro, di sopra le spalle, e pare sempre in atto di andarsene e non se ne va mai: questo è il modello per un orgoglioso, o anche per uno sdegnoso: Quanto ai modelli per una Felicità domestica o per una Sacra famiglisa, su per questi gradini ce n'è a mucchi, e devono certo essere a buon mercato.


                                                                                                             F I N E...   

venerdì, agosto 12, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Trinità dei Monti - seconda parte



 
 Dickens e i modelli
 
 
La scalinata che da piazza di Spagna sale alla chiesa di Trinità dei Monti fu intorno alla metà dell'Ottocento, nel tempo in cui Roma era l'indiscusso centro artisticodel mondo, il ritrovo dei modelli, che qui stazionavano tutto il giornoin attesa di qualcuno che li prendesse a nolo.
Su di loro Dickens, in visita alla città eterna, scrisse questa gustosa pagina:

<< La prima volta che capitai in quel posto, non mi sapevo spiegare per quale motivo quelle facce mi apparissero familiari, né perché  mi paresse d'essermi trovato altre volte, e per anni e anni, dinnanzi a tutte quelle figure in ogni loro posa o costume... ben presto poi mi accorsi di averle contemplate, per il corso di parecchi anni, nei quadri di parecchie esposizioni.Ecco lì per esempio quel vecchio signore con lunghi capelli bianchi e una lunghissima barba che, a mia memoria, è entrato come modello in una metà almeno dei saggi dell'Accademia Reale.

                                                                                         continua...

giovedì, agosto 11, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Trinità dei Monti - prima parte




Un'altra loggia
 
 
Come la madre di Napoleone, un'altra domma amò passare le sue giornate sulla loggia del suo palazzo: Maria Casimira, regina di Polonia, vedova di Giovanni Sobiesky.
Rifugiatasi a Roma nel 1711 al palazzetto Zuccari, che sta all'incrocio fra le vie Sistina e Gregoriana, l'ex regina ottenne il permesso di costruire una loggia con balcone, sul quale passava le giornate, ammirando le bellezze della città. La loggia, che sovrasta un elegantissimo portichetto, è ben visibile dalla piazza; è attribuita al celebre architetto Juvara, fedelissimo della regina, ma è probabilmente di qualche anno più antica.
Quando arrivò a Roma, Maria Casimira ( figlia di un capitano delle guardie di Gastone d'Orléans ) si vide dedicare un sonetto da Pasquino:

                                         Nacqui da un Gallo semplice Gallina
                                         vissi tra i Pollastri e poi Regina
                                         venni a Roma Cristiana e non Cristina.
 
 
                                                                                           continua...



martedì, agosto 09, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentaseiesima parte



Rabelais e i semi del Vaticano
Nei giardini del Vaticano Rabelais raccolse i semi di piante ancora sconosciute in Francia.
Nelle sue profonde tasche, nascondeva sementi di garofoni, di melone, di lattuga, di carciofo: tutte colture che fu lui a far conoscere al suo paese, e che vi si sarebbero diffuse.
Insieme alle sementi, mandava in Francia anche ricette sui più svariati modi di preparare i nuovi legumi.


                                                                               F I N E

lunedì, agosto 08, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentacinquesima parte




 
                                                                              Le mura dei Papi


L'ultimo << sopranista >>
 
 
Ai funerali di due re, Vittorio Emanuele II e Umberto I, venne eseguito l'oratorio di Beethoven Cristo sul Monte degli Ulivi, cantato dal << sopranista >> Alessandro Moreschi, che pare sia stato l'ultimo castrato.
Indicati anche come << semeviri >>, << evirati cantori >>, i castrati costtuiscono uno dei capitoli più inquietanti del teatro d'opera settecentesco e la loro << nascita >> rimane una esclusiva del nostro Paese. Le loro voci, più vigorose di quelle dei soprani e più dolci e morbide di quelle dei tenori, mandavano in visibilio gli spettatori ma spesso i poveri cantanti erano sottoposti a morbose curiosità e a beffe crudeli. La Chiesa proibiva loro, ovviamente di sposarsi; e solo alla fine del XIX secolo ciò venne loro permesso, per smentire la loro esistenza che cominciava ad offendere i sentimenti puritani della società.
I castrati contribuirono comunque, in modo determinante, allo sviluppo del nostro melodramma e alla sua affermazione europea:

                                                                           continua...
 
 
 

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentaquattresima parte




Le braghe della Cappella Sistina


L'affresco rappresentante il Giudizio Universale venne completato da Michelangelo nel 1541.
Tra i personaggi affrescati c'è Minosse che ritrarrebbe le fattezze di Biagio da Cesena, maestro di cerimonie di papa Paolo III, il quale aveva criticato i nudimichelangioleschi; così almeno racconta il Vasari.
Pio IV, offeso dalle viventi nudità dell'affresco,fece coprire quelle più scandalose da Daniele da Volterra che in tal modo si guadagnò il nome di << Braghettone >>.


Aggiunta impietosa

Si racconta che un sopranista castrato presentasse una a volta a Innocenzo XI una supplica: chiedeva il permessodi prender moglie, poiché l'operazione necessaria a fargli bianca la voce non era stata eseguita a dovere. Ma il pontefice non s'impietosì; respinse l'istanza, annotando a margine: << Che si castri meglio >>. 
Da altri brigativa sentenza è attribuita a Sisto V, al cui carattere, a dir vero, si conviene meglio.


                                                                                         continua...

domenica, agosto 07, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentatreesima


  

Autoritratto e vendetta nel Giudizio Universale
 
 
Nel volto dalla pelle distaccata di San Bartolomeo Michelangelo raffigurò se stesso; il Minosse avrebbe le sembianze di Biagio da Cesena, maestro di cerimonie, che criticò l'affresco non ancora compiuto.
Faccia di bronzo
 
 
Uno dei prima a levar scandalo per i nudi del Giudizio Universale fu, nientemeno, L'Aretino.
In una famosa lettera indirizzata a Michelangelo, che gli aveva negato certi disegni, l'Aretino, oltre ad accusare il maestro di sodomia gli rimprovera di aver rappresentato nel Giudizio ciò << che anco serrarebbe gli occhi  il postribolo per non mirarlo >>.

                                                                                              continua...

sabato, agosto 06, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentadueesima parte




Tre tormenti di Michelangelo e la mazzata di Giulio II


Questi versi sono parte di una famosa sonottessa in cui Michelangelo descrisse i disastrosi effetti del suo scomodissimo lavoro alla volta della cappella Sistina. Sono noti alcuni altri episodi che punteggiarono questa interminabile attività: dalla clamorosa interruzione della messa che si celebrava sotto le impalcature, e che l'artista lassù appollaiato disturbò con lamenti e rumori vari,  alle furie di papa Giulio II che minacciò di farlo gettare di sotto se non avesse lavorato più svelto e, fuori di sé, arrivò ad arrampicarsi sui palchi e a dargli con la mazza.


                                                                              continua...

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentadueesima parte




Tre tormenti di Michelangelo e la mazzata di Giulio II
Questi versi sono parte di una famosa sonottessa in cui Michelangelo descrisse i disastrosi effetti del suo scomodissimo lavoro alla volta della cappella Sistina. Sono noti alcuni altri episodi che punteggiarono questa interminabile attività: dalla clamorosa interruzione della messa che si celebrava sotto le impalcature, e che l'artista lassù appollaiato disturbò con lamenti e rumori vari,  alle furie di papa Giulio II che minacciò di farlo gettare di sotto se non avesse lavorato più svelto e, fuori di sé, arrivò ad arrampicarsi sui palchi e a dargli con la mazza.

                                                                              continua...

venerdì, agosto 05, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentunesima parte




Tre tormenti di Michelangelo e la mazzata di Giulio II
 
 
                                  L'ho già fatto un gozzo in questo stento
                                  Come fa l'acqua a gatti in Lombardia
                                  Over d'altro paese che si sia,
                                  Ch'a forza 'l ventre appicca sotto 'l mento
                                  La barba al cielo e la memoria sento
                                  In sullo scrigno e 'l petto fo d'arpia,
                                  E 'l pennel sopra 'l viso tuttavia 
                                  Mel fa, gocciando, un ricco pavimento
                                  E lombi entrati mi son nella peccia,

                                  E fo del cul per contrappeso groppa;
                                  .   .   .   .   .   .   .
                                  Dinanzi mi s'allunga la corteccia,
                                  E per piegarsi, indietro si raggroppa,
 
 
                                                                                                            continua...
                                  .   .   .   .   .   .   .

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentesima parte



Il doppio ritratto
 
 
Nell'affresco di Raffaello L'incontro di Attila e Leone Magno (nella Stanza di Eliodoro), Leone X è ritratto due volte: una volt nelle sembianze del grande papa che ferma il re barbaro, un'altra fra i cardinali del seguito.
La stranezza si spiega col fatto che Raffaello aveva cominciato l'affresco ai tempi di Giulio II, e Leone Magno avrebbe dovuto avere le sembianze di quest'ultimo, appariva appunto nelle vesti di cardinale al seguito.
Però, Giulio II morì prima che l'affresco fosse terminato, salì al soglio il Medici, e Raffaello fece in tempo a dare le sue sembianze al personaggio più illustre della scena.
Nelle vesti del palafreniere del papa è raffigurato il famoso cameriere segreto Giovanni Lazzaro de' Magistris, soprannominato Serapica (insetto molesto), che come amministratore della cassa privata del pontefice seppe arricchirsi tanto da poter prestare soldi al papa stesso.

                                                                                                       continua...

giovedì, agosto 04, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventinovesima parte


                                                                 Museo filatelico e numismatico


Il cardinal congiurato
 
 
Il secondo personaggio inginocchiato alle spalle di Giulio II, nell'affresco della Messa di Bolsena nella stanza di Eliodoro è quel Raffaello Riario che fu implicato nella congiura dei cardinali e proprietario del palazzo della Cancelleria.


La celebrazione di una strage
 
 
Nella Sala Regia, un affresco celebra la strage di San Bartolomeo. Lo dipinse il Vasari; glielo aveva commissionato, un anno dopo la carneficina, nel 1573, papa Gregorio XIII.
                                                                                            continua...     

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - Ventottesima parte




Omaggio a Michelangelo    


In atteggiamento malinconico e pensoso, Eraclito, la figura seduta -- col gomito appoggiato a un blocco di marmo -- in primo piano e quasi al centro dell'affresco della Scuola d'Atene di Raffaello nelle stanze della Segnatura a le sembianze di Michelangelo.
Manca nel cartone dell'Ambrosiana, e si pensa che sia stata aggiunta all'affresco dopo lo scoprimento della prima parte del soffitto della Sistina: omaggio di Raffaello al grande collega, del quale l'urbinate adottò in questa occasione, e sempre in segno d'omaggio, lo stile pittorico.
Nello stesso affresco, in Platone si è riconosciuto Leonardo; Euclide è il Bramante; il bambino alle spalle di Epicuro è Federico Gonzaga; il giovane vestito di bianco dietro il gruppo di Pitagora è Francesco Maria della Rovere; Zoroastro è Piero Bembo, Raffaello infine si è ritratto all'estrema destra, nel giovane col berretto nero accanto al Sodoma.

                                                                                       continua...

mercoledì, agosto 03, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventisettesima parte

 



L'archipoeta Baraballo
 
 
Nella stanza della Segnatura, una tarsia di Giovanni da Verona ci mostra assiso sopra l'elefante Annone e pomposamente paludato il poeta Baraballo: uno dei tanti improvvisatori, metà buffoni metà poeti, che rallegravano la corte di Leone X.Il Baraballo, anzi, faceva parte addirittura delle << famiglia >> del papa.
Nella sua vanità, volle essere incoronato poeta in Campidoglio; e volle recarvisi a dorso di elefante, con un corteo da antico trionfatore. La cerimonia fu però improvvisamente da una sgroppata del pachiderma, che nel valicare il Tevere si scrollò di dosso il poeta e lo fece precipitare in acqua.
A proposito del Baraballo sull'elefante, cantava Pasquino:
                            
                                     El nostro archipoeta Baraballe
                                     posto sull'archibestia, di lontano
                                     pare, e da presso è un sì bel capitano
                                     che di risa scoppiar fa le farfalle.
                                     Ponli quattro saette sulle spalle,
                                     parrà Alessandro; ponli un fiasco in mano,
                                     dirai sia Bacco in principe indiano; 
                                     cavali un occhio, e fia proprio Annibale.


                                                                                                  continua...

                  

martedì, agosto 02, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventiseiesima parte



                                                                         Cupola di San Pietro

Un musico di Lucrezia
Nella stanza detta della Segnatura, seconda delle Stanze di Raffaello in Vaticano, e più precisamente sulla parete della finestra verso il cortile del Belvedere, il pittore urbinate affrescò il Parnaso. Nell'Orfeo che seduto in vetta al monte suona una lira da braccio, si vuole che Raffaello ritraesse Iacopo di San Secondo, famoso suonatore di viola, che fu tra i molti musici radunati intorno a sé da Lucrezia Borgia alla corte di Ferrara.

                                                                                                    continua...
     

lunedì, agosto 01, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - venticinquesima parte



                                                                            Archivi segreti del Vaticano
 
Un'archibugiata famosa
 
 
Nella Sala del Credo degli Appartamenti Borgia -- così chiamata perché vi si conservano rotoli con i versetti del Credo, secondo una tradizione conposti dagli Apostoli prima di separarsi -- si conservano anche il gonfalone del Popolo Romano, forse usato per l'investitura di Cola di Rienzo, e due armature. Una ha all'altezza del petto il forellino di una palla; si vuole che sia appartenuta al Contestabile di Borbone, con quella palla ucciso, secondo Benvenuto Cellini e dai suoi compagni.
Il merito dell'archibugiata gli è contestato da almeno due persone: Francesco Valentini, romano, e Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, a cui la paternità della fortunata impresa è rivendicata dal Vasari.


                                                                                                      continua...

domenica, luglio 31, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventiquattresima parte




L'orgia dei Borgia
 
 
<< In questi dì di Santi e di Morti, scrive un relatore contemporaneo, l'inviato fiorentino Francesco Pepi, ai primi di novembre del 1501, << il papa ... non è venuto in S. Pietro e in Cappella per la scena ( che) ebbe questi dì (la) quale benché lo impedisce da questo, non però lo impedì domenica notte per la vigilia d'Ognisanti, vegliare fino a dodici ore di notte con il duca quale aveva fatto venire in palazzo la notte ancora cantoniere cortigiane e tutta la notte stettero in veglia e balli e riso >>.
L'episodio, chiamato la << la << cena delle cinquanta cortigiane, è attestato, pare indipendentemente, da altri tre contemporanei; e mentre il Pepi parla solo di Alessandro e del duca Valentino ( nelle cui stanze in Vaticano l'orgia ebbe luogo ), il Burcardo, cerimoniere dei Borgia, dice che fu presente anche Lucrezia; e non solo assistette, ma presiedette alle difficilmente riferibili gare fra le cortigiane che tennero dietro la cena.

                                                                                                    continua...

sabato, luglio 30, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventitreesima parte


                                                                              Musei Vaticani


Alexandri filia


                 Ergo te semper cupiet. Lucretia, Sextus?
                 O fatum diri nominis: hic pater est!

( Sempre dunque, Lucrezia, il Sesto ti vorrà? Fato di un triste nome: costui è suo padre!).E: 

                  Hoc tumulo dormit Lucretia nomine, sedre
                  Thais, Alexandri filia sponsa, nurus.

( In questo tumolo dorme colei che le nome fu Lucrezia ma nei fatti Taide, di Alessandro figlia, sposa, nuora ).

                                                                                 continua...

                             

venerdì, luglio 29, 2016

Misteri e segreti di Roma - Cttà del Vaticano - ventiduesima pare




Alexndri filia
Il primo cortile del palazzo apostolico vide, la mattina dell'11 novembre 1501, uno degli episodi che vengano citati a possibile conferma dei sospetti e delle accuse circa i rapporti  fra Alessandro VI Borgia e sua figlia Lucrezia.
Quella mattina, alcuni legnaioli, mentre passavano presso il Vaticano con due giumente cariche di legna, furono fermati da servi del papa, che liberarono le bestie della soma e le condussero nel cortile.Poi aprirono le scuderie e ne fecero uscire quattro stalloni in calore.
Alla movimentata scena che seguì, i due Borgia, padre e figli, assistevano dalla finestra sopra la porta, ridendo  divertendosi un mondo.
Come interpretassero i contemporanei l'intimità di Alessandro e Lucrezia, ce lo dicono chiaramente i due famosi epigrammi del Sannazaro e del Pontano

                                                                                                  continua...



giovedì, luglio 28, 2016

Misteri e segreti di roma - Città del Vaticano - ventunesima parte


  
                                                       Palazzo del Governatorato
Ritratti 

 
Le vicende che lo avevano portato a Roma sono abbastanza curiose: in lotta col sultano Bajazet II, suo fratello, Djem era stato sconfitto e si era rifugiato a Rodi. Innocenzo VIII se l'era fatto consegnare dai cavalieri gerosolimitani che tenevano Rodi, e ora lo aveva in custodia. Per il servizio Bajazet versava un tributo di 40.000 ducati d'oro all'anno, e fece anche omaggio al papa della lancia di Longino.


La faccia di Alessandro

 
Nella V sala, detta dei Misteri della Fede, dell'Appartamento Borgia, si può vedere il ritratto di Alessandro IV: la figura col piviale, inginocchiata in preghiera, nell'affresco del Pinturicchio raffigurante la Risurrezione.
                                                                                 continua...

mercoledì, luglio 27, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventesima parte


                                                                         Stazione Città del Vaticano

Un fulmine sprecato


Finalmente, i famigli di Alessandro arrivano a vedere un lembo del manto papale; scavano più in fretta, disperando, e invece mettono alla luce un papa quasi perfettamente sano, assiso in trono, solo un po' stordito, e con qualche feritina superficiale alla faccia e alle mani; un papa che, deludendo alcuni e consolando altri, si rimetterà perfettemente nel giro di una settimana.


Ritratti


Nella IV Sala, detta dei santi, dell'Appartamento Borgia, una delle lunette dipinte dal Pinturicchio illustra la Disputa di Santa Caterina d'Alessandria coi filosofi davanti all'imperatore Massimiano; la tradizione vuole che la Santa sia il ritratto di Lucrezia Borgia.
Nel giovane a cavallo, vestito all'orientale, alcuni riconoscono il duca di Gandia, figlio prediletto di Alessandro VI, famoso damerino e dongiovanni, amante di pittoreschi costumi; altri il principe Djem a Roma chiamato Zizim, onorato prigioniero in Vaticano, e sul quale correvano storie di crudeli amori.


                                                                                            continua...


lunedì, luglio 25, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - diciannovesima parte




Un fulmine sprecato
Nella sala dei Pontefici dell'appartamento Borgia, il 29 giugno 1500, Alessandro VI, seduto in trono, attendeva lietamente una visita dei figli, quando d'improvviso scoppiò un temporale. Erano con lui soltanto un vescovo e un camerario, che subito si precipitarono a chiudere le finestre. Ed ecco mentre spingono le imposte lottando contro il vento, un boato e un rovinio: si voltano, e vedono un ammasso di macerie, sotto il quale il papa è scomparso.
Era successo che un fulmine, traversando l'appartamento superiore abitato di solito dal Valentino (allora per caso assente), aveva fatto crollare tre soffitti. Un bel monte di macerie, dunque, dove la gente di Alessandro si diede subito e affannosamente a scavare, chiamando ogni poco << Padre Santo >>, mentre già in Roma correva la voce che il papa era morto, gente si chiudeva in casa, altra metteva mano alle armi, le porte del Vaticano si serravano e guarnivano di sentinelle.


                                                                                               continua...

domenica, luglio 24, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - diciottesima parte



Morte di un Borgia
 
 
Tardi nella notte, un esiguo corteo di prelati accompagna le spoglie alla chiesetta di Santa Maria delle Febbri, la stessa che tre anni prima aveva accolto il cadavere del povero duca di Biscegkie; e qui, degno finale dell'atroce vicenda, la salma enormemente gonfia si rifiuta di entrare nella cassa e vi deve essre stipata a forza di pigni e spinte da due becchini.
Infine papa Alessandro è sepolto sotto una modestissima lapide, che dovrebbe essere provvisoria. Ma a dargli una sepoltura più consona alla ricchezza e potenza di cui godette in vita nessuno provvederà più; tanto che oggi -- dopo una permanenza nei sottorreani  di San Pietro -- le sue ossa sono confuse con quelle dell'altro papa di casa Borgia, lo zio Callisto III, in Santa Maria di Monserrato.


                                                                                                        continua...

venerdì, luglio 22, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - sedicesima parte





Morte di un Borgia
 
 
Secondo un'altra versione, il veleno era stato messo nel vino Trebbiano, che il papa aveva bevuto puro e il Valentino annacquato.
Fatto sta che mentre Cesare, stroncato dal vomito e dalla febbre, tentava invano tentava invano di nascondere il suo stato ai nemici pronti alla vendetta, e si faceva venire in camera un visitatore tentando - senza riusacirvi - di mostrarsi in condizioni perfette, il papa sembrava migliorare: il 14 o 15 era in grado addirittura di giocare a carte con i familiari. Ma poi vi furono ricadute, riprese, e infine, la sera del 18, la morte: il cuore aveva ceduto.
Di lì a poco, nelle stanze del pontefice entrava il fedelissimo di Cesare, don Micheletto Corella, con un seguito di uomini armati, e puntando un pugnale al cuore del tesoriere gli proponeva la scelta:la finestra, per essere buttato di sotto, o consegnare le chiavi del tesoro.Il cardinale consegnò le chiavi; solo che Micheletto dimenticò la preziossima di cui si era parlato all'inizio di questa voce.


                                                                                           continua...