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venerdì, marzo 27, 2015

Misteri e segreti di Roma - Via del Portico di Ottavia - prima parte


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Via del Portico di Ottavia - Il Ghetto                                           Portico di Ottavia

Via del Portico di Ottavia
Trenta messe per Cola di Rienzo

Nella Chiesa di Sant'Angelo in Peschiera, dalla mezzanotte della vigilia di Pentecoste del 1347 fino alle dieci del mattino dopo, Cola di Rienzo si preparò all'imminente conquista del potere ascoltando le trenta messe dello Spirito Santo.
Poi, narra il suo biografo, " escìo fuora bene e palese, moltitudine di garzoni lo seguivano tutti gridanti; dinanzi di sé facevasi portare da tre buoni uomini de la coniurazione tre confaloni... Ora prende audacia Cola di Rienzo benché non senza paura, e vanne una con il vicario del papa e sale il palazzo di Campidoglio... Aveva in suo sussidio forza cento uomini armati. Adunata moltissima moltitudine di gente salìo in parlatorio e sì parlò, e fece una bellissima diceria de la miseria e della servitude del popolo di Roma. Poi disse: esponeva la sua persona in ogni pericolo".
Per effettuare il suo colpo di mano, Cola aveva aveva aspettato che fossero assenti da Roma i signori più temuti, quei signori che, non dando nessun peso alle sue manovre, prendendolo per un pazzo o un buffone, si erano divertiti a invitare alle loro tavole il figlio della lavandaia e a sentirgli dire: " Io sarò grande signore o imperatore; tutti questi baroni perseguiterò ; quello appenderò; quello decollerò".


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mercoledì, marzo 18, 2015

Misteri e segreti di Roma - Bocca della verità - terza parte

                                            
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    La Bocca della Verità vista dal Belli

Pe' tutta Roma quant'è larga e stretta 
nun poterai trovà cosa più rara.
E una faccia de pietra che t'impara
chi ha detto la buscia, chi nun l'ha detta.
S'io mo' a sta faccia, c'ha la bocca uperta,In piazza della Bocca della Verità sorge un tempio detto erroneamente di Vesta che nel medioevo venne trasformato in tempio
je sce metto una mano e nu' la strigne, 
la verità da me tiella pe' certa.
Ma si ficca la mano uno in buscia,
èssi sicuro che  tirà né a spigne
quella mano che li nun viè più via.

La Madonna del raggio di sole

In piazza della Bocca della verità sorge un Tempio detto erroneamente di Vesta che nel medioevo venne trasformato in tempio cristiano e dedicato dapprima a Santo Stefano e poi a Santa Maria del Sole: vi venne ospitata una immagine della Vergine ripescata nel Tevere nel 1560 che, secondo la leggenda, si era segnalata emanando un raggio di sole.

                                                                                                           FINE

lunedì, marzo 16, 2015

Misteri e segreti di Roma - Bocca della Verità - seconda parte

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                           Foro Boario  

La Bocca della Verità      

Come si chiama un grande disco di pietra del peso, si calcola 1300 chilogrammi, che si trova nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin, in fondo al portico, a sinistra: è un antico chiusino, scolpito in forma d'un mascherone rappresentante una divinità fluviale. Secondo il Mirabilia urbis Romae, guida medievale per pellegrini, si credeva che la Bocca pronunciasse oracoli. Secondo una tradizione più nota, serviva per giurare infilandovi dentro la mano, che veniva morsa se il suo proprietario aveva giurato il falso.
Qualcuno sostiene che nel Medio Evo dietro la bocca si metteva un giustiziere, armato di spada, che provvedeva alla punizione del vero o presunto bugiardo.
Secondo una leggenda del ciclo di Virgilio mago, fu Virgilio a costruire la Bocca della Verità,ad uso dei mariti e delle mogli che avevano dubbi sulla fedeltà del coniuge.
Una donna che il marito, giustamente sospettoso, voleva sottoporre alla prova, riusc' a superarla felicemente con un'astuzia: disse all'amante che si facesse trovare sul posto e che là, alla vista di tutti ma fingendosi pazzo, l'abbracciasse. L'amante obbedì, recitando molto la pare, e nell'infilare la mano nella tremenda bocca la donna giurò di essere stata abbracciata in vita sua solo dal marito e da quell'uomo che tutti avevano visto: diceva la verità, e la sua mano uscì indenne dalla prova. Virgilio, al quale non si poteva nascondere nulla, capì subito l'inganno: e dovette riconoscere che le donne erano più furbe di lui.

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sabato, marzo 14, 2015

Misteri e segreti di Roma - Bocca della Verità - prima parte

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Piazza della BOCCA DELLA VERITA'
Funesto presagio

Qui si stendeva, al tempo dell'antica Roma, il Foro Boario.
Nell'inverno 218/217 avanti Cristo, un bue fugge dal mercato, salì al terzo piano di uno degli edifici intorno al Foro Boario e si gettò di sotto.
Il fatto è narrato da Livio. fu uno dei "prodigi" che annunziarono la sciagura imminente, la calata di Annibale.

Mirabilia urbis

Sbalorditivi i vari cataloghi medievali delle "mirabilia urbis Romae", destinati a colpire e stupire i pellegrini.
Oltre a monumenti favolosi, a torri altissime e a basiliche con i pavimenti di marmo, vi sono elencate reliquie, che spesso suscitano la nostra perplessità - come il Latte della Madonna e il Prepuzio di Cristo - curiosità, come la Pigna di San Pietro, e oggetti stranissimi. Due "mirabilia" sono conservate in una sola chiesa, quella di S. Maria in Cosmedin: una è la Bocca della Verità, l'altra è enorme costola di cetaceo appesa nel portico, che proviene da una grande balena probabilmente arenatasi sulla costa laziale e che fu portata qui come cosa meravigliosa.

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martedì, marzo 10, 2015

Misteri e segreti di Roma - Villa Borghese - sesta parte

                                                       
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Paolina fatti in là

"Quale ragazzata! So che non finivo mai di chiederle scusa e d'arrossire della mia villania.
E peggio rimasi quando, essendosi la luna proprio in quel punto nascosta dietro qualche nuvola vagante, lì dentro improvvisamente tutto fu pieno d'ombra e tutto mi disse: Va via"

Lo studio caldo

Su Paolina che posava nuda per il Canova, ciascuno voleva dire la sua; e un giorno una signora le domandò se la cosa non la mettesse a disagio.
 "Perché" replicò lei con aria ingenua. "Lo studio è riscaldato".

Due pezzi in meno

Il divano e i gradini su cui poggia la statua di Paolina sono in noce: in seguito a varie traversie la statua era finita in mano ad un ufficiale francese e il principe Camillo Borghese poté ottenerne la restituzione, ma Bertrand (così si chiamava l'ufficiale) non gli rimandò mai i pezzi marmorei mancanti, che furono così sostituiti.

                                                                                               F I N E

lunedì, marzo 09, 2015

Misteri e segreti di Roma - Villa Borghese - quinta parte

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Paolina fatti in là

" Così le ho preso la mano che tiene il pomo del giudizio: e ho sentito distintamente la grana dolcissima della mano e la buccia liscia della mela e le fossete delicate sul dorso della mano, e l'attaccatura del picciuolo nel frutto. E se tenevo gli occhi chiusi e salivo con la mano, non c'era parte del braccio che sotto le mia dita non rispondesse come vera carne.E quando le passi le mani sul capo, i riccioli mi piovevano tra le dita della nuca rotonda. Quale divino e diabolico artista fu mai Canova!
Altri al tatto erano i ricami del giaciglio, altre le nappe dei cuscini, altra la finezza del lino del materasso, altra del lino dei cuscini, altra di quello del lenzuolo che in belle pieghe teneva involti i fianchi e le gambe  di Paolina, altra infine la benda che le reggeva i capelli alla foggia greca.E quando le dita fatte già esperte sdrucciolavano da quelle pieghe del lenzuolo sulle belle membra sentivo veramente che lissotto, per virtù d'un arte perdutissima cambiava temperatura, e che altro era in fine il gelo della spalla e altro dove la vita si piega, altro il freddo della fronte, altro delle guance.
E quando senza risposta le ebbi chiesto un bacio, sentii anche il freddo particolarissimo di quel superbo nasino.

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giovedì, marzo 05, 2015

Misteri e segreti di Roma - Villa Borghese - quarta parte

           
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 Paolina fatti in là

"Santissimo Iddio, bisogna dire tutto? Saliti i due scalini di legno sui quali s'eleva nel mezzo della stanza il cassone del classico lettuccio, mi sono seduto su quel poco di materasso che Paolina lascia a disposizione.
" Come il medico le ho appoggiato un momento l'orecchio sulla gelida schiena. Poi le ho passato il braccio intorno al collo, e le ho mormorato nell'orecchio fra i ricci: Paolina fatti in là. Dammi ancora un pò del tuo fresco giaciglio. Non ho, tu vedi, dove andare a dormire". Ma stava molto scomodo. Allora sono andato a sederle da piedi, dove c'era un pò più di posto. E così stando stringevo nella mia mano quel suo piedino liscio e nervoso, dal fine calcagno, dai diti lughetti, dalla pianta grassotella: piedino di donna che no ha conosciuto le strade terrene se non dall'alto d'un cocchio o d'una lettiga.(...)

                                                                                                                   continua...