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mercoledì, agosto 31, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazzale di San Paolo -

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Tentazioni del maligno 
In San Paolo fuori le Mura  -- la basilica quasi interamente distrutta dall'incendio nel luglio del 1823, poi ricostruita -- c'è una strana acquasantiera, collocata all'esterno della cappella di San Benedetto : vi si vede il diavolo che tenta un fanciullo il quale si libera dal maligno intingendo la manina nella acqua benedetta. E opera del secolo scorso. 


Un viaggio interminabile
Le colonne della rinnovata basilica di San Paolo fuori le Mura vengono dal Lago Maggiore, e precisamente dalle cave di Baveno e del Montorfano. Arrivarono qui per via d'acqua, un po' alla volta: caricate su barconi nelle placide acque del Verbano, scesero il Ticino. il Naviglio, il Po, sboccarono nell'Adriatico, fecero pian pianino il giro della penisola, finalmente imboccarono il Tevere e sbarcarono proprio davanti alla costruenda chiesa. Per portarle tutte, un po' alla volta, ci vollero 4 anni.
262 ritratti
Una spettacolosa serie di ritratti a mosaico orna le navate di S. Paolo; sono le effigi di tutti, ma proprio tutti i pontefici che si sono succeduti, fino a Giovanni XXIII, sul soglio di Pietro. Naturalmente molti sono ritratti di fantasia; e il mosaicista ottocentesco, quando si dovette cimentare, poniamo con il ritratto di S. Lino o di S. Gelasio I (vissuti 16 o 18 secoli prima), se la cavò ripetendo senza troppa fantasia, severe facce di vecchi barbuti e austeri.
Gli antipapi e gli usurpatori sono severamente esclusi.
                                                                                         F I N E

martedì, agosto 30, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - settima parte

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 Ambasciatori che portarono pena
 
 
Sotto il portico di San Pietro due ambasciatori di Enrico IV di Navarra, da lui invitati a trattare la conciliazione  con Clemente VIII (1592-1605) dovettero per conto del loro signore e per volontà del papa che qui li aveva  accolti, lasciarsi bacchettare sulle spalle all'uopo denudate.
 
 
 
Vita dura per i colombi
 
 Mentre i piccioni di piazza San Marco sempre rispettati dai veneziani, i colombi di San Pietro ebbero vita dura fino al 1930. Solo in quell'anno, infatti, un governatore della Città del Vaticano ne proibì la caccia praticata sistematicamente e fruttuosamente dai sampietrini con mirabolanti acrobazie.
                                                                                                  F I N E

lunedì, agosto 29, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - sesta parte

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                                                              Le stanze di Raffaello - Musei Vaticani


Vendetta del cardinale
 
 
Alla fine del Cinquecento il cardinale Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII, invogliatosi della bella cantatrice Anna Brocchi decise di eliminarne l'amante. La mattina del sabato santo la testa del povero cavaliere Girolamo Longobardi, ex amante della cantatrice, venne ritrovata confitta su un picca, nel mezzo di Piazza San Pietro.
Invano il cardinale Aldobrandini cercò di tenere lo zio papa all'oscuro della faccenda : un ambasciatore spagnolo che odiava l'Aldobrandini rivelò il losco affare a Clemente VIII, il quale punì il nipote togliendoli tutte le cariche che ricopriva.


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domenica, agosto 28, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - quinta parte

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Astragali, leoni, indulgenze
 
 
Fra l'obelisco di San Pietro e la sua base si può osservare, benché quasi del tutto mascherata dai leoni a una testa e due corpi posti negli angoli, un'angusta apertura. Nei secoli di mezzo si credeva che chi fosse riuscito a infilarcisi avrebbe con ciò stesso ottenuto indulgenza per tutti i suoi peccati.
Un fatto curioso è che fino al 1587 c'erano, fra l'obelisco e la base, quattro astragali di bronzo; però tutti Petrarca compreso, li scambiavano per leoni. Adesso sono nascosti dai veri, per quanto strani, leoni modellati da Prospero da Brescia e fusi nel bronzo da Ludovico del Duca. 
Altro caso in cui la fantasia precedette e guidò la realtà: si credeva che Sisto V, quando sostituì la palla di bronzo in cima all'obelisco con la croce che c'è ancora oggi, vi avesse chiuso un frammento della croce. Un restauro dimostrò che la croce non conteneva alcuna reliquia, e allora si provvide a far vera la leggenda con un pezzo di santo legno preso in San Pietro. Questo, il 12 aprile 1740.
Per disposizione di Sisto V, chi reciti un Pater  e un' Ave dedicandoli alla croce dell'obelisco guadagna un'indulgenza di dieci anni.

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sabato, agosto 27, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - quarta parte

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Ancora l'obelisco


Proveniente sì dall'Egitto. l'obelisco vi fu però tagliato da scalpellini romani, avendo a modello l'obelisco di Ramsete II.
Pesa 440 tonnellate; che lo portò a Roma, e che aveva a bordo anche quattro macigni di granito per tenerlo fermo, macchine per caricarlo e scaricarlo, l'equipaggio necessario con relative provviste, e inoltre 2 milioni e 800.000 libre di ottime lenticchie egiziane per zavorra  (a Roma poi si vendettero in un baleno, come attesta Plinio), questa nave fu la più grande dell'antichità almeno fra quelle di cui abbiamo notizie. L'albero maestro era un tronco d'abete alto 25 metri e così grosso che quattro uomini non arrivavano ad abbracciarlo.

Il battesimo di Costantino


Una delle epigrafi dell'obelisco di San Pietro afferma che << Costantino, vincitore per intercessione della Croce, in questo luogo << fu >> battezzato da San Silvestro >> . La notizia è priva di fondamento.

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venerdì, agosto 26, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - terza parte

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Il salvatore dell'obelisco
Tuttavia il silenzio fu rotto, in un momento drammatico: si era alle ultime fasi dell'erezione, l'obelisco era stato raddrizzato e sollevato sopra la sua base, quando le corde che lo legavano, troppo tese, rischiarono di cedere.
Fu allora che Domenico Bresca, marinaio di Bordighera assoldato fra gli operai, gettò lo storico grido: << Aigua ae corde! >> (<< acqua alle corde >>). Il consiglio fu seguito, i canapi bagnati si restrinsero e il pericolo fu sventato.
( Secondo un altro autore, l'incidente avvenne non durante l'erezione ma durante lo spostamento dell'obelisco, quando le corde, sfregando una contro l'altra, minacciarono di prender fuoco.)
Pare che in un primo momento il salvatore dell'obelisco fosse egualmente condannato a morte; però fu poi non solo perdonato ma anzi compensato con il monopolio, per sé e per i discendenti, della fornitura al palazzo apostolico delle palme pasquali (tradizione tutt'ora conservata).


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giovedì, agosto 25, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - seconda parte

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                                                                   Un milione di fedeli per i due papi


Il salvatore dell'obelisco
 
 
In realtà l'obelisco vaticano non venne da Gerusalemme ma da Eliopoli, e giunse a Roma nel 37 dopo Cristo, al tempo di Caligola.
L'obelisco che prima si trovava a sinistra della basilica, fu trasportato nell'attuale posizione per volontà di papa Sisto V e per opera di Domenico Fontana, architetto specializzato in questo genere d' imprese. La sua erezione nella piazza è rimasta memorabile: richiese oltre quattro mesi, di tempo, occupò novecento operai con quarantaquattro argani e centoquaranta cavalli. Comportò operazioni così complesse che l'energico pontefice, temendo gli effetti di un'eventuale distrazione, comminò la pena di morte per chiunque, fra il pubblico o gli operai, facesse il più piccolo rumore, << sia pure quello di uno sputo >>. Si racconta anzi che, per rendere più efficace la minaccia, fosse eretta sulla piazza stessa una forca con boia e aiutanti.

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mercoledì, agosto 24, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza San Pietro - prima parte




L'urna di Cesare e l'astuzia di Virgilio
 
 
Nel Medio Evo si credeva a Roma che le ceneri di Giulio Cesare fossero racchiuse in un'urna d'oro posta in cima all'obelisco Vaticano, al centro di Piazza San Pietro.
Secondo una leggenda, l'obelisco fu fatto erigere da re Salomone, le cui ossa furono per sua volontà chiuse in una palla issata al vertice dell'obelisco. Morto Giulio Cesare, Virgilio si recò a Gerusalemme e domandò quel monumento agli ebrei, che invece di rispondere con un rifiuto, e credendo di porre una condizione inaccettabile, gli dissero che se lo prendesse pure, a patto che versasse quotidianamente una certa somma finché l'obelisco non fosse arrivato a Roma. Virgilio accettò, e con le sue arti magiche trasportò il tutto nella città eterna in una sola notte.
Le ossa di Salomone furono così tolte e sostituite con quelle di Cesare,


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martedì, agosto 23, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - quinta parte


       

Ortensia o Maria ?
 
 
Secondo altri il busto sarebbe quello di Maria, sorella di Ortensia.
Amante del giovane Luigi XIV, che concepì per lei una vera passione, la bella Maria venne sposata al principe Colonna.
Condusse una vita piene di amori e di scandali finché il marito decise di metterla in convento in Ispagna, dove morì.

                                                                                         F I N E

lunedì, agosto 22, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - quarta parte



                                                                  Festa di S. Vincenzo


La bella nipote di Mazzarino           


Bellissima, ben più di quanto ci dica il busto sulla facciata della chiesa, dotata di tante attrattive che ancora a quarant'anni aveva ammiratori pronti a battersi in duello per lei, Ortensia non fu una moglie esemplare (ma << la sua giustificazione, >> scrisse Mme de Sevigné, << era impressa sulla faccia del marito >>) né una donna tranquilla; ebbe anzi una vita non meno avventurosa della sorella, punteggiata da continue fughe (anche Maria continuava a scappare dal marito), talvolta anche con abiti maschili, reclusioni di convento, evasioni. Poi trovò ospitalità in Inghilterra, presso l'antico spasimante Carlo II, e si quietò; col tempo si diede alla cultura, si creò una piccola brillantissima corte.
La presenza del suo busto sulla facciata della chiesa si spiega col fatto che questa fu fatta costruire dal Mazzarino, le cui armi si vedono più in alto, nel frontespizio.


                                                                                      continua...                                 

sabato, agosto 20, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S: Vincenzo - terza parte


                                                                       Palazzo Pallavicini-Rospigliosi


La bella nipote di Mazzarino
 
 
Giulio Raimondo Mazzarino era nato << vestito >>, scrive un biografo, cioè << involto in una certa pellicina sottile come una cipolla >>; con la camicia insomma.
Della sua strepitosa carriera beneficiò tutta la famiglia. Il padre, rimasto vedovo, sposò una Orsini e visse gli ultimi anni in mezzo agli agi, nel palazzo Pallavicini-Rospigliosi; un nipote diventò duca di Nevers, una nipote conestabilessa (Maria Mancini, sposa di un Colonna), sei nipoti duchesse, sposate con i più bei nomi di Francia.
Ortensia fu dallo zio rifiutata (due volte) a Carlo II d'Inghilterra e al futuro Pedro II di Portogallo, e offerta invece senza successo a Luigi XIV, che aveva troppo amato sua sorella Maria. Infine, Il Mazzarino fece sposare Ortensia a Armand de la Porte de la Meillerale, con 400.000 scudi di dote e la promessa di nominarlo suo erede se avesse assunto il titolo e armi dei Mazzarino.


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venerdì, agosto 19, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - seconda parte




Visceri nobili
Per la presenza dei precordi di pontefici, il Belli definì la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio <<  un museo de corate e de ciorcelli >>, spiegando in nora che con questo termine i romani indicano << i visceri nobili dei minuti animale da macello >>.
La bella nipote del Mazzarino
Nella facciata della chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, facciata che porta il soprannome di <> per la sovrabbondanza di colonne, si può vedere un busto muliebre inserito al centro del secondo timpano arcuato sopra la prima trabeazione.
Rappresenta, secondo fonti autorevoli, Ortensia Mancini, la più bella fra le nipoti del Mazzarino.
Il potentissimo cardinale era nato a Roma, da un siciliano Pietro, divenuto cameriere e poi intendente dei Colonna, e da una figlioccia del Contestabile, Ortensia Buffalini o Ruffalini.
                                                                                               continua... 

giovedì, agosto 18, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - prima parte



                                                                                Chiesa



In interiore homine


Dinnanzi alla Fontana di Trevi sorge la chiesetta dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio.
Nell'abside, dietro le rispettive lapidi, sono conservati gli organi tolti per l'mbalsamazione a quasi tutti papi dal 1590 (SistoV) al 1903 (Leone XIII).
Sisto V inaugurò l'uso legando spontaneamente i propri precordi, in testimonianza d'ossequio e a perpetua memoria.
Dopo 24 ore dalla morte del papa si apre il cadavere per imbalsamarlo: i visceri si estraggono e si racchiudono in vaso da depositare nel sepolcro o, in passato, appunto nella dei SS.Vincenzo e Anastasio.
Il motivo? La chiesa è la parrocchia del Quirinale, residenza papale fino al secolo scorso. (1800)
L'usanza un po' macabra fu abolita  da un papa: Pio X.

                                                                                                  continua...

Misteri e segreti di Roma - Via di S. Vincenzo - prima parte



                                                                                Chiesa


In interiore homine


Dinnanzi alla Fontana di Trevi sorge la chiesetta dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio.
Nell'abside, dietro le rispettive lapidi, sono conservati gli organi tolti per l'mbalsamazione a quasi tutti papi dal 1590 (SistoV) al 1903 (Leone XIII).
Sisto V inaugurò l'uso legando spontaneamente i propri precordi, in testimonianza d'ossequio e a perpetua memoria.
Dopo 24 ore dalla morte del papa si apre il cadavere per imbalsamarlo: i visceri si estraggono e si racchiudono in vaso da depositare nel sepolcro o, in passato, appunto nella dei SS.Vincenzo e Anastasio.
Il motivo? La chiesa è la parrocchia del Quirinale, residenza papale fino al secolo scorso. (1800)
L'usanza un po' macabra fu abolita  da un papa: Pio X.

                                                                                                  continua...

mercoledì, agosto 17, 2016

Misteri e segreti di Roma - Testaccio - seconda parte


                                                                             Piazza Testaccio


Le feste dei rioni
 
 
Pare che nell'alto Medio Evo (non si sa quando la cosa ebbe inizio, ma certi documenti dimostrano che fu prima del 1190), e fin versola fine del secoloXVI, monte Testaccio fosse sede di feste pittoresche.
Cominciavano con una processione grandiosa, cui assistevano in genere il papa, i suoi dignitari, tutti gli ambasciatori.
Seguiva, almeno in origine, l'uccisione (in presenza del papa) di un orso, simbolo del demonio; di alcuni stalloni, simbolo della superbia; d'un gallo, simbolo della lussuria. Poi, giostre di cavalli e tiro al saracino; poi le corse dei tori.
I tori erano tredici, e venivano lanciati uno ad uno dall'alto del Testaccio, in compagnia di due maiali fasciate in stoffe rosse e legati su due carrettelle.
I maiali, terrorizzati, strillavano; il toro, messo in frenesia dal rosso in movimento, cercava di infilzarli. Così i tre malcapitati animali arrivavano ai piedi della discesa, dove li aspettava la mano del destino: gli otto spadaccini di un rione (i rioni erano tredici, come i tori e furono portati a 14 solo nel XVI secolo), che provvedevano ad abbatterli.
Ogni rione consumava poi le carni degli animali di sua spettanza in rumorosi conviti.


                                                                                        F I N E

martedì, agosto 16, 2016

Misteri e segreti di Roma - Testaccio - prima parte


                                                                  
 
                                                                         Monte Testaccio        


Il monte di cocci
 
 
Monte Testaccio deriva il nome da << testa >>, cioè << coccio >>; ebbe infatti origine dalla scarico di rottami di anfore dei magazzini annonari di Roma antica, dei quali rimangono resti nei pressi.
La montagnola testimonia dunque dello straordinario volume del commercio di Roma.
Secondo un testo medievale, i cocci del Testaccio erano quelli delle anfore contenenti i tributi portati portati a Roma da tutto il mondo; i ricchissimi romani volendo lasciare perpetuo ricordo della loro potenza e opulenza, spezzavano regolarmente le anfore , e sovrapponendo strati di cocci e strati di terra ne fecero un piccolo monte.
Una sezione del colle mostra chiaramente la sua storica origine. 

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domenica, agosto 14, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Trinità dei Monti - terza parte



Dickens     


E' il modello dell'uomo venerando, oppure del patriarca. Porta un lungo bastone, i cui nodi e le cui venature ho visto fedelmente riprodotti centinaia di volte. Quest'altro, con indosso un mantello turchino, che finge di essere sempre addormentato ai raggi del sole (quando c'è), mentre, non occorre dirlo, è più sveglio di chicchessia e attentissimo alla posa delle sue gambe, è il modello del dolce far niente. Più in là ce un altro avvolto in un mantello di coloro scuro, addossato a un muro, con le braccia conserte e avviluppate nel mantello stesso, sotto la larga tesa del cappello calata sul viso: questo è il modello per un assassino. C'è poi un altro che volge constatemente lo sguardo all'indietro, di sopra le spalle, e pare sempre in atto di andarsene e non se ne va mai: questo è il modello per un orgoglioso, o anche per uno sdegnoso: Quanto ai modelli per una Felicità domestica o per una Sacra famiglisa, su per questi gradini ce n'è a mucchi, e devono certo essere a buon mercato.


                                                                                                             F I N E...   

venerdì, agosto 12, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Trinità dei Monti - seconda parte



 
 Dickens e i modelli
 
 
La scalinata che da piazza di Spagna sale alla chiesa di Trinità dei Monti fu intorno alla metà dell'Ottocento, nel tempo in cui Roma era l'indiscusso centro artisticodel mondo, il ritrovo dei modelli, che qui stazionavano tutto il giornoin attesa di qualcuno che li prendesse a nolo.
Su di loro Dickens, in visita alla città eterna, scrisse questa gustosa pagina:

<< La prima volta che capitai in quel posto, non mi sapevo spiegare per quale motivo quelle facce mi apparissero familiari, né perché  mi paresse d'essermi trovato altre volte, e per anni e anni, dinnanzi a tutte quelle figure in ogni loro posa o costume... ben presto poi mi accorsi di averle contemplate, per il corso di parecchi anni, nei quadri di parecchie esposizioni.Ecco lì per esempio quel vecchio signore con lunghi capelli bianchi e una lunghissima barba che, a mia memoria, è entrato come modello in una metà almeno dei saggi dell'Accademia Reale.

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giovedì, agosto 11, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Trinità dei Monti - prima parte




Un'altra loggia
 
 
Come la madre di Napoleone, un'altra domma amò passare le sue giornate sulla loggia del suo palazzo: Maria Casimira, regina di Polonia, vedova di Giovanni Sobiesky.
Rifugiatasi a Roma nel 1711 al palazzetto Zuccari, che sta all'incrocio fra le vie Sistina e Gregoriana, l'ex regina ottenne il permesso di costruire una loggia con balcone, sul quale passava le giornate, ammirando le bellezze della città. La loggia, che sovrasta un elegantissimo portichetto, è ben visibile dalla piazza; è attribuita al celebre architetto Juvara, fedelissimo della regina, ma è probabilmente di qualche anno più antica.
Quando arrivò a Roma, Maria Casimira ( figlia di un capitano delle guardie di Gastone d'Orléans ) si vide dedicare un sonetto da Pasquino:

                                         Nacqui da un Gallo semplice Gallina
                                         vissi tra i Pollastri e poi Regina
                                         venni a Roma Cristiana e non Cristina.
 
 
                                                                                           continua...



martedì, agosto 09, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentaseiesima parte



Rabelais e i semi del Vaticano
Nei giardini del Vaticano Rabelais raccolse i semi di piante ancora sconosciute in Francia.
Nelle sue profonde tasche, nascondeva sementi di garofoni, di melone, di lattuga, di carciofo: tutte colture che fu lui a far conoscere al suo paese, e che vi si sarebbero diffuse.
Insieme alle sementi, mandava in Francia anche ricette sui più svariati modi di preparare i nuovi legumi.


                                                                               F I N E

lunedì, agosto 08, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentacinquesima parte




 
                                                                              Le mura dei Papi


L'ultimo << sopranista >>
 
 
Ai funerali di due re, Vittorio Emanuele II e Umberto I, venne eseguito l'oratorio di Beethoven Cristo sul Monte degli Ulivi, cantato dal << sopranista >> Alessandro Moreschi, che pare sia stato l'ultimo castrato.
Indicati anche come << semeviri >>, << evirati cantori >>, i castrati costtuiscono uno dei capitoli più inquietanti del teatro d'opera settecentesco e la loro << nascita >> rimane una esclusiva del nostro Paese. Le loro voci, più vigorose di quelle dei soprani e più dolci e morbide di quelle dei tenori, mandavano in visibilio gli spettatori ma spesso i poveri cantanti erano sottoposti a morbose curiosità e a beffe crudeli. La Chiesa proibiva loro, ovviamente di sposarsi; e solo alla fine del XIX secolo ciò venne loro permesso, per smentire la loro esistenza che cominciava ad offendere i sentimenti puritani della società.
I castrati contribuirono comunque, in modo determinante, allo sviluppo del nostro melodramma e alla sua affermazione europea:

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Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - trentaquattresima parte




Le braghe della Cappella Sistina


L'affresco rappresentante il Giudizio Universale venne completato da Michelangelo nel 1541.
Tra i personaggi affrescati c'è Minosse che ritrarrebbe le fattezze di Biagio da Cesena, maestro di cerimonie di papa Paolo III, il quale aveva criticato i nudimichelangioleschi; così almeno racconta il Vasari.
Pio IV, offeso dalle viventi nudità dell'affresco,fece coprire quelle più scandalose da Daniele da Volterra che in tal modo si guadagnò il nome di << Braghettone >>.


Aggiunta impietosa

Si racconta che un sopranista castrato presentasse una a volta a Innocenzo XI una supplica: chiedeva il permessodi prender moglie, poiché l'operazione necessaria a fargli bianca la voce non era stata eseguita a dovere. Ma il pontefice non s'impietosì; respinse l'istanza, annotando a margine: << Che si castri meglio >>. 
Da altri brigativa sentenza è attribuita a Sisto V, al cui carattere, a dir vero, si conviene meglio.


                                                                                         continua...