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domenica, luglio 31, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventiquattresima parte




L'orgia dei Borgia
 
 
<< In questi dì di Santi e di Morti, scrive un relatore contemporaneo, l'inviato fiorentino Francesco Pepi, ai primi di novembre del 1501, << il papa ... non è venuto in S. Pietro e in Cappella per la scena ( che) ebbe questi dì (la) quale benché lo impedisce da questo, non però lo impedì domenica notte per la vigilia d'Ognisanti, vegliare fino a dodici ore di notte con il duca quale aveva fatto venire in palazzo la notte ancora cantoniere cortigiane e tutta la notte stettero in veglia e balli e riso >>.
L'episodio, chiamato la << la << cena delle cinquanta cortigiane, è attestato, pare indipendentemente, da altri tre contemporanei; e mentre il Pepi parla solo di Alessandro e del duca Valentino ( nelle cui stanze in Vaticano l'orgia ebbe luogo ), il Burcardo, cerimoniere dei Borgia, dice che fu presente anche Lucrezia; e non solo assistette, ma presiedette alle difficilmente riferibili gare fra le cortigiane che tennero dietro la cena.

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sabato, luglio 30, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventitreesima parte


                                                                              Musei Vaticani


Alexandri filia


                 Ergo te semper cupiet. Lucretia, Sextus?
                 O fatum diri nominis: hic pater est!

( Sempre dunque, Lucrezia, il Sesto ti vorrà? Fato di un triste nome: costui è suo padre!).E: 

                  Hoc tumulo dormit Lucretia nomine, sedre
                  Thais, Alexandri filia sponsa, nurus.

( In questo tumolo dorme colei che le nome fu Lucrezia ma nei fatti Taide, di Alessandro figlia, sposa, nuora ).

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venerdì, luglio 29, 2016

Misteri e segreti di Roma - Cttà del Vaticano - ventiduesima pare




Alexndri filia
Il primo cortile del palazzo apostolico vide, la mattina dell'11 novembre 1501, uno degli episodi che vengano citati a possibile conferma dei sospetti e delle accuse circa i rapporti  fra Alessandro VI Borgia e sua figlia Lucrezia.
Quella mattina, alcuni legnaioli, mentre passavano presso il Vaticano con due giumente cariche di legna, furono fermati da servi del papa, che liberarono le bestie della soma e le condussero nel cortile.Poi aprirono le scuderie e ne fecero uscire quattro stalloni in calore.
Alla movimentata scena che seguì, i due Borgia, padre e figli, assistevano dalla finestra sopra la porta, ridendo  divertendosi un mondo.
Come interpretassero i contemporanei l'intimità di Alessandro e Lucrezia, ce lo dicono chiaramente i due famosi epigrammi del Sannazaro e del Pontano

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giovedì, luglio 28, 2016

Misteri e segreti di roma - Città del Vaticano - ventunesima parte


  
                                                       Palazzo del Governatorato
Ritratti 

 
Le vicende che lo avevano portato a Roma sono abbastanza curiose: in lotta col sultano Bajazet II, suo fratello, Djem era stato sconfitto e si era rifugiato a Rodi. Innocenzo VIII se l'era fatto consegnare dai cavalieri gerosolimitani che tenevano Rodi, e ora lo aveva in custodia. Per il servizio Bajazet versava un tributo di 40.000 ducati d'oro all'anno, e fece anche omaggio al papa della lancia di Longino.


La faccia di Alessandro

 
Nella V sala, detta dei Misteri della Fede, dell'Appartamento Borgia, si può vedere il ritratto di Alessandro IV: la figura col piviale, inginocchiata in preghiera, nell'affresco del Pinturicchio raffigurante la Risurrezione.
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mercoledì, luglio 27, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ventesima parte


                                                                         Stazione Città del Vaticano

Un fulmine sprecato


Finalmente, i famigli di Alessandro arrivano a vedere un lembo del manto papale; scavano più in fretta, disperando, e invece mettono alla luce un papa quasi perfettamente sano, assiso in trono, solo un po' stordito, e con qualche feritina superficiale alla faccia e alle mani; un papa che, deludendo alcuni e consolando altri, si rimetterà perfettemente nel giro di una settimana.


Ritratti


Nella IV Sala, detta dei santi, dell'Appartamento Borgia, una delle lunette dipinte dal Pinturicchio illustra la Disputa di Santa Caterina d'Alessandria coi filosofi davanti all'imperatore Massimiano; la tradizione vuole che la Santa sia il ritratto di Lucrezia Borgia.
Nel giovane a cavallo, vestito all'orientale, alcuni riconoscono il duca di Gandia, figlio prediletto di Alessandro VI, famoso damerino e dongiovanni, amante di pittoreschi costumi; altri il principe Djem a Roma chiamato Zizim, onorato prigioniero in Vaticano, e sul quale correvano storie di crudeli amori.


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lunedì, luglio 25, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - diciannovesima parte




Un fulmine sprecato
Nella sala dei Pontefici dell'appartamento Borgia, il 29 giugno 1500, Alessandro VI, seduto in trono, attendeva lietamente una visita dei figli, quando d'improvviso scoppiò un temporale. Erano con lui soltanto un vescovo e un camerario, che subito si precipitarono a chiudere le finestre. Ed ecco mentre spingono le imposte lottando contro il vento, un boato e un rovinio: si voltano, e vedono un ammasso di macerie, sotto il quale il papa è scomparso.
Era successo che un fulmine, traversando l'appartamento superiore abitato di solito dal Valentino (allora per caso assente), aveva fatto crollare tre soffitti. Un bel monte di macerie, dunque, dove la gente di Alessandro si diede subito e affannosamente a scavare, chiamando ogni poco << Padre Santo >>, mentre già in Roma correva la voce che il papa era morto, gente si chiudeva in casa, altra metteva mano alle armi, le porte del Vaticano si serravano e guarnivano di sentinelle.


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domenica, luglio 24, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - diciottesima parte



Morte di un Borgia
 
 
Tardi nella notte, un esiguo corteo di prelati accompagna le spoglie alla chiesetta di Santa Maria delle Febbri, la stessa che tre anni prima aveva accolto il cadavere del povero duca di Biscegkie; e qui, degno finale dell'atroce vicenda, la salma enormemente gonfia si rifiuta di entrare nella cassa e vi deve essre stipata a forza di pigni e spinte da due becchini.
Infine papa Alessandro è sepolto sotto una modestissima lapide, che dovrebbe essere provvisoria. Ma a dargli una sepoltura più consona alla ricchezza e potenza di cui godette in vita nessuno provvederà più; tanto che oggi -- dopo una permanenza nei sottorreani  di San Pietro -- le sue ossa sono confuse con quelle dell'altro papa di casa Borgia, lo zio Callisto III, in Santa Maria di Monserrato.


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venerdì, luglio 22, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - sedicesima parte





Morte di un Borgia
 
 
Secondo un'altra versione, il veleno era stato messo nel vino Trebbiano, che il papa aveva bevuto puro e il Valentino annacquato.
Fatto sta che mentre Cesare, stroncato dal vomito e dalla febbre, tentava invano tentava invano di nascondere il suo stato ai nemici pronti alla vendetta, e si faceva venire in camera un visitatore tentando - senza riusacirvi - di mostrarsi in condizioni perfette, il papa sembrava migliorare: il 14 o 15 era in grado addirittura di giocare a carte con i familiari. Ma poi vi furono ricadute, riprese, e infine, la sera del 18, la morte: il cuore aveva ceduto.
Di lì a poco, nelle stanze del pontefice entrava il fedelissimo di Cesare, don Micheletto Corella, con un seguito di uomini armati, e puntando un pugnale al cuore del tesoriere gli proponeva la scelta:la finestra, per essere buttato di sotto, o consegnare le chiavi del tesoro.Il cardinale consegnò le chiavi; solo che Micheletto dimenticò la preziossima di cui si era parlato all'inizio di questa voce.


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giovedì, luglio 21, 2016

Mistri e segreti di Roma - Città del Vaticano - quindicesima parte






















Morte di un Borgia
 
 
Data la reputazione di Borgia, si parlò di veleno, si pensò che Alessandro e il figlio fossero rimaste vittime della famosa << cantarella >>, o << acqua tofana >>, con cui avevano levato dal mondo già tanta gente.
Gli storici moderni inclinano a prestar fede piuttosto ai relatori contemporanei che attribuirono quella specie di epidemia a un attacco di febbre terzana provocato a sua volta dall'aria cattiva nelle vigna del Castelli. 
Ma a quel tempo trovò credito la voce secondo la quale il cardinale, saputo che per impadronirsi della sua fortuna Alessandro progettava di farlo avvelenar proprio quel giorno con certe confetture, aveva convinto il sicario a offrire i dolci mortali ai suoi nemici. quanto alla malattia del Castelli stesso, poteva soiegarsi col fatto che non era riuscito a evitare del tutto il veleno.


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mercoledì, luglio 20, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - quattordicesima parte


 
 
 Morte di un Borgia
 
 
La terza sala dell'appartamento Borgia, detta delle Scienze e delle Arti Liberali, fu probabilmente lo studio di papa Alessandro. Qui, lui morto, fu trovata una cassa contenente i suoi stupendi gioielli.
Le circostanze della morte di Alessandro VI, forse sinistra come tanti episodi nella storia della famiglia, sono state efficacemente narrate da Maria Bellonci nel suo Lucrezia Borgia.
Il 10 agosto 1503 papa Alessandro e suo figlio Cesare erano invitati dal cardinale Adriano Castelli da Corneto, ricchissimo, a una colazione fra intimi, in una vigna appena fuori città.
L' 11 Adriano Castelli era costretto a mettersi a letto; il 12 stava male il papa; il 13 il Valentino. Insieme si ammalavano molti altri che avevano partecipato al convito, e, pare, morivano un cuoco e uno scalco.


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martedì, luglio 19, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - tredicesima parte


 



Il Valentino in prigione  


Nella stessa sala delle Sibille dov'era stato assassinato il duca di Bisceglie fu chiuso circa tre anni dopo, e vi rimase dalla fine del 1503 fin verso la fine del 1504, Cesare Borgia, guarito del male che aveva portato alla tomba pochi mesi prima suo padre; ma in quei pochi mesi, per una serie di sfortune e di errori, così scaduto dalla potenza di un tempo da essere ora prigioniero del papa regnante, Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere.
Accudito da tre servitori, onorevolmente tratto, il Valentino cercava di lasciarsi abbattere, ordinava buoni cibi e giocava allegramente con i guardiani, meravigliando i visitatori con la sua gaiezza. E a un tale che incautamente gli espresse il proprio stupore, spiegò: << Sto così per memoria di tanti altri che ho fatto stare di assai peggior voglia >>.
Uno dei tanti era per l'appunto il suo interlocutore, al quale, ai bei tempi, il Valentino aveva rapito la fidanzata.

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domenica, luglio 17, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - dodicesima parte




  


Il secondo marito di Lucrezia 


Ma, contro la loro stessa attesa, don Micheletto risponde come uno che non sia lontano da rendere conti: ha fatto ciò che gli è stato comandato, dice, ma veramente non ha cognizione esatte, non sa nulla: quasi si scusa.Non ci vuol altro che la sua incertezza perché le due donne credano di poter dominare la situazione, e insistano nelle proteste: alla loro foga, sempre più don Micheletto tentenna e si mostra dubbioso; finché  pare risolversi e piegarsi a un consiglio: perché non vanno dal papa, a due porte di distanza, e non sollecitano da lui l'ordine di liberare i prigionieri prima che siano condotti in fortezza? >>.
Le due incaute cadono nella trappola, e allontanati così testimoni, don Micheletto ha via libera per eseguire l'ordine del padrone.
Lucrezia e Sancia, di ritorno dalle stanze del papa, capiscono subito che Alfonso è moro: la porta è sbarrata da uomini in armi, don Micheletto tenta una misera spiegazione: il duca è caduto accidentalmente, ha avuto un'emorragia con effetti fulminanti.
Le due donne non hanno neppur il permesso di vedere la salma né di assistere alle frettolose esequie con cui è portata, la sera stessa, a Santa Maria delle Febbri: una chiesina che sorgeva allora presso San Pietro, sull'area occupata oggi dall'abside della basilica.

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venerdì, luglio 15, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - undicesima parte

          
                                                                         Musei Vaticani


Secondo marito di Lucrezia
 
 
Secondo un relatore contemporaneo, quel giorno Lucrezia e Sancia lasciarono solo Alfonso per fare una visita; secondo un altro, furono costrette dal Valentino stesso a uscire dalla stanza. Secondo la convincente ricostruzione dei fatti che Maria Bellonci propone nel suo Lucrezia Borgia,e che attribuisce al Valentino un'astuzia veramente diabolica, quel pomeriggio egli mandò una squadra di armati, al comando di don Micheletto Corella, con l'ordine di arrestare tutti gli uomini del duca Alfonso, medici compresi, sotto l'accusa di complotto antiborgiano. << Il colpo, per essere fulmineo e ancor più per essere difficile da parare, lascia Lucrezia e Sancia, subito accorse senza fiato: ma per un momento: perchéappena riavutesi, eccole a chiedere spiegazioni di quanta violenza.
 
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giovedì, luglio 14, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - decima parte


       
 
 
Secondo marito di Lucrezia 


Da chi fosse partito il colpo, Alfonso lo sapeva benissimo e nessuno lo metteva in dubbio: il mandante era Cesare Borgia, il Valentino. Lucrezia, decisa a difendere il maritoe sapendo indispensabile la propria presenza, s'era installata nella camera del ferito alla cognata Sancia, sorella di Alfonso, e non s'era più mossa: le due donne dormivano lì, su letti improvvisati, e per eliminare il rischio del veleno preparavano loro stesse il cibo su un fornello da campo.
Alfonso era guarito: abbastanza in fretta e abbastanza bene da potere (secondo le accuse di Cesare Borgia) tirargli contro la balestra una volta che lo aveva visto passare in giardino.
Ma Cesare non s'era arreso; e, il 18 agosto colpì.


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mercoledì, luglio 13, 2016

Misteri esegreti di Roma - Città del Vaticano - nona parte

 


 
 
 
Secondo marito di Lucrezia 
 
 
La prima sala dell'appartamento Borgia in Vaticano, detta delle Sibille, fu teatro il 18 agosto 1500 d'uno degli episodi più foschi nella storia dei Borgia.
In quella sala alloggiava , da un mese circa, il secondo marito di Lucrezia, il ventenne e bellissimo Alfonso d'Aragona duca di Bisceglie, gravemente ferito il 15 luglio mentre usciva dal Vaticano e qui riportato, quasi in fin di vita, dai suoi due valorosi compagni, che avevano messo in fuga gli assalitori.
Lucrezia, che in quei giorni si tratteneva presso il padre appena rimesso dall'incidente del 29 giugno aveva ottenuto dal papa, visibilmente sgomento, di curare il marito in Vaticano, di chiamare ad assisterlo due medici fidati, napoletani ( Alfonso era figlio del re di Napoli), di far custodire la porta da un buon numero di guardie anche queste ben fidate.


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martedì, luglio 12, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - ottava parte




Prime nozze di Lucrezia
 
 
Secondo informazioni di contemporanei, il bambino nacque nel marzo 1498, poco tempo la disgrazia di Perotto che, aggredito da Cesare Borgia a spada sguainata, fu da lui inseguito per tutto l'appartamento fino ai piedi del trono pontificio e qui -- sebbene il papa avesse steso un lembo del suo manto a proteggerlo -- ferito con tanta violenza che il sangue schizzò in faccia ad Alessandro.
Non si sa se Perotto morisse della ferita.secondo un relatore contemporaneo,fu gettato in carcere. 
Secondo un altro, il suo cadavere fu ripescato dal Tevere, mani e piedi legati, insieme a quello d'una donzella di Lucrezia, Pantasilea, complice dello sfortunato amore.


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lunedì, luglio 11, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - settima parte

Prime nozze di Lucrezia


Consumato solo qualche mese più tardi, forse perché la sposa era veramente un po' troppo giovane, il matrimonio fu sciolto nel 1497, per ragioni di convenienza politica, dai Borgia , che con reiterate pressioni constrinsero lo Sforza a dichiarare di non aver mai usato dei suoi diritti maritali (sottinteso, per impotenza). E benché la cosa comprensibilmente gli bruciasse, il conte di Pesaro respinse il suggerimento di dar prova della sua virilità in corpere vili, cioè con cortigiane reclutate all'uopo, nonché in presenza di testimoni. Particolare curioso, lo Sforza era vedovo, e la sua prima moglie era morta di parto.
La sentenza di divorzio, fu promulgata il 22 dicembre 1497, e Lucrezia si presentò di persona in Vaticano a sentir leggere il documento che la dichiarava illibata.
Secondi fonti autorevoli, a quella data Lucrezia nascondeva sotto le ampie vesti una corpulenza sospetta; frutto però, sembra, di non legittimi amori coniugali bensì della tenerezza per un camerario del papa, Pedro Caldes o Calderon, detto Perotto.


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sabato, luglio 09, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - sesta parte

                                                           appartamento Borgia in Vaticano



Prime nozze di Lucrezia


Nelle sale dell'appartamento Borgia in Vaticano furono celebrate, il 12 giugno 1493, le prime nozze di Lucrezia, che tredicenne andava sposa a Giovanni Sforza conte di Pesaro.
Nelle feste che accompagnarano l'evento brillò in particolare Juan, duca di Gandia, fratello della sposa e il più elegante giovane di Roma, che per l'occasione s'era messo addosso centocinquantamila ducati di gemme (quasi quattrocento milioni di oggi).


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giovedì, luglio 07, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - quinta parte




Fazzoletti insanguinati


La sala del Museo Sacro è detta del Sancta Sanctorum. Con questo nome si designava la cappella privata del palazzo dei papi del Laterano perché, vi si conservavano, chiuse in un cofano di cipresso del IX secolo numerose e venerabili reliquie. Nel 1905 le reliquie furono portate in questa sala dei musei vaticani dove figurano esposte.
Degni di nota sopratutto i fazzoletti di lino con tracce di balsamo e sangue, il sangue dei martiri in cui vennero inzuppati. Da ricordare anche le due tuniche tanto antiche da essere state ritenute di San Pietro e San Giovanni Battista.


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martedì, luglio 05, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - quarta parte




Pe' ttstà


 Una leggenda, infine, voleva che le sedie con relativo foro servissero a controllare il sesso del nuovo pontefice, o, per dirla col Belli (La papessa Ggiuvanna). 

                                          Pe ttstà assotto ar zito de le vojje
                                          Si er Pontescife sii Papa o Papessa:

precauzione considerata necessaria dopo l'ascesa al soglio pontificio di una donna, la papessa Giovanna.
Della sedia in marmo bianco si è persa ogni traccia; pare sia andata distrutta. La compagna di quella rossa superstite è in Francia (al Museo Reale  di Parigi) dove la portarono i repubblicani francesi nel 1796.

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lunedì, luglio 04, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - terza parte

 


Gabinetto delle Maschere

Pe' ttastà  


Al Gabinetto delle Maschere nel Museo del Vaticano si conserva una sedia di porfido d'un rosso vivace: l'unica rimasta a Roma delle tre sedie cosiddette stercorarie, due di porfido e una marmo bianco, che si trovavano nella Basilica Lateranense davanti alla Cappella di San Silvestro e sulle quali il papa successivamente sedeva nel corso delle cerimonie d'intronizzazione che qui si svolgevano terminate quelle nella Basilica Vaticana. Questo secondo complesso di riti cadde in disuso nel 1513 con Leone X.
Tutte e tre le sedie avevano nel messo un foro rotondo del diametro d'un palmo, la cui funzione resta misteriosa. Secondo qualcuno erano sedie balnearie, usate cioè per bagni e tolte da un edificio termale, forse le Terme di Caracalla. Secondi altri il termine stercorarie equivaleva a seggette , e il papa vi veniva fatto sedere per ricordargli che era un uomo come tutti gli altri, soggetto a tutte le necessità umane; secondo altri ancora, il termine stercorarie derivava dal versetto del Salmo CXII intonato dai cantori mentre il papa sedeva: Suscitat de pulvere egenum et de stercore erigit pauperum, << Egli solleva dalla polvere il mendico e trae il povero dal letame >>.

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Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - terza parte

 


Gabinetto delle Maschere

Pe' ttastà  


Al Gabinetto delle Maschere nel Museo del Vaticano si conserva una sedia di porfido d'un rosso vivace: l'unica rimasta a Roma delle tre sedie cosiddette stercorarie, due di porfido e una marmo bianco, che si trovavano nella Basilica Lateranense davanti alla Cappella di San Silvestro e sulle quali il papa successivamente sedeva nel corso delle cerimonie d'intronizzazione che qui si svolgevano terminate quelle nella Basilica Vaticana. Questo secondo complesso di riti cadde in disuso nel 1513 con Leone X.
Tutte e tre le sedie avevano nel messo un foro rotondo del diametro d'un palmo, la cui funzione resta misteriosa. Secondo qualcuno erano sedie balnearie, usate cioè per bagni e tolte da un edificio termale, forse le Terme di Caracalla. Secondi altri il termine stercorarie equivaleva a seggette , e il papa vi veniva fatto sedere per ricordargli che era un uomo come tutti gli altri, soggetto a tutte le necessità umane; secondo altri ancora, il termine stercorarie derivava dal versetto del Salmo CXII intonato dai cantori mentre il papa sedeva: Suscitat de pulvere egenum et de stercore erigit pauperum, << Egli solleva dalla polvere il mendico e trae il povero dal letame >>.

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domenica, luglio 03, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - seconda parte


                                                                        Museo Pio Clementino


Cleopatra e il suo naso


Nella sala a croce greca del Museo Pio Clementino, apposto a un corpo non suo (si tratta di un originale greco del IV secolo), si può vedere il ritratto di Cleopatra: un viso dall'ovale pieno e liscio, dalla fonte diritta, dalle labbra tumide atteggiate a una piega sdegnosa, con grandi occhi e un grosso naso (s' il eut été plus court...., appunto) che però, come in quasi tutte le statue antiche, è rifatto.
Che si tratti proprio di Cleopatra è stato dimostrato dall'archeologo Ludwig Curtius, e la testa verrebbe dalla copia della statua d'oro che Cesare fece innalzare nel Foro,


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sabato, luglio 02, 2016

Misteri e segreti di Roma - Città del Vaticano - prima parte

        
 
 
 
 
 
 
Città del Vaticano – Bandiera 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il cortile della Pigna       
 
 
E così chiamato da una enorme pigna di bronzo (alta più di quattro metri) posta sul piano di una scalinata.
Venne ritrovata nelle Terme di Agrippa, è firmata da Publio Cincio Salvio ed era adibita in origine a fontana; gettava acqua dalle punte.
Ai tempi di Dante era collocata in San Pietro, e qui il poeta la vide e ne parlò nel XXXI canto dell'Inferno, paragonandole la faccia del gigante Nembrotte.
La pigna soggiornò a lungo presso il Pantheon e dette appunto il nome ad uno dei 14 rioni di Roma.


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venerdì, luglio 01, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via del Velabro - terza parte

         
Chiare e fresche              
Contrariamente a quel che si potrebbe pensare le acque della Cloaca appaiono qui limpidissime; questo fatto si deve all'abbondante infiltrazione di una sorgente, l'acqua Argentina, già considerata tra le migliori di Roma, ma oggi non più utilizzata.
Tra la vacca e il toro troverai un gran tesoro      
Nelle pilastrate dell'Arco degli Argentari, addossato alla chiesa di San Giorgio in Velabro, si possono vedere alcuni fori, praticati, si crede, nel Medio Evo per cercare un tesoro nascosto.
Una vecchia storia romana narra che il tesoro c'era davvero; se lo prese un inglese, che avendo letto in un libro antichissimo: << Tra la vacca e il toro troverai un gran tesoro >> frugò tutta Roma, vide i rilievi dell'arco e in quelli, fra le altre cose, anche una vacca e un toro, fece scavare un buco e vi trovò bel mucchio di monete d'oro.


                                                                                                F I N E