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sabato, marzo 31, 2012

Ora molta pazienza occorre, pazienza

Bevi il cibo solido e mangia quelo liquido.
Mastica cioè il cibo solido sino a farlo diventare liquido, e bevi poco alla volta quello liquido, insalivandolo per bene.
Questo diceva Gandhi e aveva ragione perchè più il cibo viene masticato, meno lavora lo stomaco, evitando l'organismo un inutile spreco di energia.
La luna e i suoi influssi

Le opinioni intorno ale capacità della Luna di esercitare influenza sull'uomo e sulla natura si riconducono, essenzialmente a due: chi lo crede e chi non locrede. Si tratta di fede, non potendo dimostrare l'una l'infondatezza dell'altra. Tuttavia, non sono pochi coloro che cercano di chiarire, con l'apporto di varie discipline scientifiche,  se e quanto la Luna possa esercitare una qualsiasi influenza. In effetti, noi abbiamo, quotidianamente, sotto gli occhi, un numero considerevoli di osservazioni che fanno pensare. Accenniamo ad alcune. Il fenomeno delle maree, che non riguarda solo l' acqua del mare, ma tutto ciò che è collegato a questo elemento, ad esempio, il corpo umano costituito in gran parte  di acqua; e non solo, sappiamo che la forza di attrazionedella Luna interessa anche la crosta terrestre, seppur in maniera molto meno percettibile. Il differenziato comportamento di vari vegetali è stato, dall'uomo ricondotto all'influsso della Luna; e tanti altri fenomeni che noi "tecnologizzati" non avvertiamo più, ma che i nostri antenati, immersi nei ritmi del cosmo e della natura, riuscivano a captare perfettamente. E' un fatto certo che, la perdita di contatto con la natura, la sua ricchezza e i suoi ritmi, ha impoverito e resa più anonima la vita dell'uomo contemporaneo.

venerdì, marzo 30, 2012

La manna di San Nicola

A mira il sarcofago di San Nicola lasciava sgorgare  (dalle ossa o dalla tomba?) la manna o myron, che divenne presto un liquido tanto famoso da attrare un gran numero di pellegrini al suo santurio. Purtroppo non ciè stata conservata neppure un'antica boccetta della manna di San Nicola, a differenza di quelle numerose di molti santi orientali  (tra cui San Mena di Alessandria) con la stampigliatura della loro figura o qualche scena della vita e dei miracoli.
In Oriente accenna alla distribuzione di tale apolle Giovanni Crisostomo in una omelia rivolta ai pellegrini, perchè portino con sè l'lio santo del martire, conservato apputo in una boccetta (eulogia). Per quanto riguarda San Nicola, il suo primo biografo, Michel Archimandrita connette la profumata e odorossima essenza alla condotta del santo in vita, al suo corpo prezioso, odoroso e soave, che allontana ogni maleficio ed è buono a fornire un rimedio contro il male.
In Occidente il primo scrittore che ricorda la manna di San Nicola, è Giovanni da Amalfi che in una pittoresca descrizione del sepolcro di San Nicola di Mira, sostiene che che dalla tomba del santo defluivono due elementi, l'olio e l'acqua: " Come noi stessi vemmo modi osservare, scaturiscono due rivoli che fino ad oggi non hanno cessato di sgorgare. Dalla fonte, all'altezza della testa del sacro tumolo fluisce un rivolo  oleoso e chiaro; dal rivolo che fluisce in corrispondenza dei piedi, esce un'acqua soave e trasparente che, se data agli infermi, questi riacquistano l salute del corpo". 
Al momento della traslzione delle reliquie dalla basilica di Mira, i monaci custodi del santuario offrirono ai baresi un'ampolla di vetro, un pò di olio estratto dal sepolcro. E lo stesso sarcofago di San Nicola  era pieno di liquido fino a metà dela tomba. Quel liquido fu lasciato a Mira perchè in quella basilica si continuasse a celebrare il culto del santo.
Il primo ricordo di una autentica ampolla di vetro della "Manna" a Bari è del 1108 e si trova nella "Vita" di San Goffredo di Amiens in Normandia. Il vescovo fu tra i primi illustri pellegrini a San Nicola e, dopo la preghiera presso la tomba del santo, chiese ed ottenne un'ampolla di vetro, che legò al collo per timore di perderla. Ma poco dopo, durante una visita al porticciolo si sn Giorgio, dove erano sbarcate le reliquie di San Nicola, l'ampolla cadde sugli scogli, ma non si ruppe e fu ritrovata integra con grande gioia del Vescovo.
Nella Sala del Tesoro della Basilica di san Nicola, si conservano numerosi esemplari di vetro, belli da vedere, sia per la trasparenza del liquido contenuto, dal quale i baresi sono solito trarre auspici per ogni evento domestico. Altre bottiglie, decorate da incisioni leggere sul fondo rosso rubino, sono invece preziosi cristalli di boemia.
Nella decorazione su vetro delle ampolle si cimentarono artigiani, pittori fra i quali Vito Dentamaro, Antonio Lanave e Michele Montrone.
 

mercoledì, marzo 28, 2012

Andare a San Nicola

Il pellegrino era un tempo coma la chiocciola, lento sui suoi passi, portando la sua casa con sè: il "petaso" (cappotto a larghe tese), come il tetto sul capo; il "bordone" (bastone), come la pietra angolare di sostegno; il "sanrocchino" (mantello con cappuccio), come le pareti avvolgenti dell stanza; la "scarsella" (bisaccia), come le provviste domestiche. Oggi l'abbigliamento è cambiato: l'abito non fa più il pellegrino, ma sotto gli ordinari "camicia e pantaloni" della ftica quotidiana, l'antico impulso: andare dove comanda il cuore, capace di strappare l'uomo e la donna al paese e al villaggio, alla propria casa, ai parenti ai figli. Un richiamo scoccato un giorno all'improvviso e al quale, ubbidendo la prima volta, non ci si può sottrarre, di generazione in generazione.
E' stato così per Bari e San Nicola; un giorno la notizia si diffuse di bocca in bocca, di strada in strada, di paese in paese: un grande e vecchio Santo, di color moresco, con gli abiti d'oro e di porpora degni di un imperatore, è arrivato dall'Oriente, come Re Mago, solcando il mare anzichè il deserto. La sua setlla risplende in Occidente ed è stato annunziato a tutti gli uomini di buona volontà. 
Il corpo del Santo è stato portato via dalla metropoli di Mira, ad opera dei baresi che lo hanno trasportato per mare a Bari, dove sono avvenuti innumerevoli e straodinari miracoli, per abitare nella Basilica immensa. 
Inizia il pellegrinaggio per raggiungere Bari e San Nicola. Partivano ( e prtono) per un pellegringgio non lungo e al ritorno - promettevano a quelli lasciati in paese, di portare un poco di quel santo con sè, da distribuire come ricordo (ampolline, quadri, immagini, candele, rosari, nocelline, incenso, un ramo d'olivo, una medaglia). Partivano (e partono) tutti nsieme, l'unione fa l forza, il gruppo rpotegge. 
Nel gruppo c'è il sapore della cucina di casa: chi provvede con un fiasco di vino, chi dispensa le buone pagnotte del paese; chi porta formaggio, olive, uova, slame, ciascuno con il profumo della sua dispensa. 
Il pellegrinaggio non è solo fatica, ma anche festa, se possibile con gli ltri, altrimenti con i propri compaesani.
Soddisfatte le praTICHE DELLA PETà RELIGIOSA, CONSEGNATE LE DOMANDE DI GRAZIA, FATTE LE DOVUTE ORAZIONI, ASCOLTATA LA MESSA DOPO la confessione, partecipato alla processione cntndo antiche litanie apprese di nonna in nonna, un angolo della città e del santuario si trasforma in u n angolo del paese, per mangiare e cantare insieme.
Il giorno per il pellegrinaggio, la notte per la festa, per l'incontro con gli altri pellegrini dell'anno, per contare i vivi e i morti, per darsi appuntamento pieno di speranza al prossimo anno. Viva San Nicola.
 

martedì, marzo 27, 2012

Sanda Nicole va pe mare

Sanda Nicole va pe mare 
Va vestute a marenare
Ca vole le verginelle
E ca volesse acchimbagnate

"Allegre marinare
Sanda Nicole a sciute a mare
Allegre pellegrini
Sanda Nicole a va parti"

Sanda Nicole iè d' argiende
Aquanne chiove ammene u viende
E uammenea le mendagnola
Sanda Nicole è tutte d'ore

"Allegre marinare.....ecc.."

E acquanne uann'annusce
Che le torce e che la lusce
E meraddue quand'è bedde 
E ca lè Sanda Nicole.



Formazione della iconografia popolare religiosa

La formazione della "imagèrie" popolare religiosa risale al periodo antecedente l'invenzione della stampa da parte del Gutenberg  nel 1454. Già alla fine del trecento e nel quattrocento circolavano stampe su fogli di pergamena, silografie (incisioni su legno) francesi e tedesche, di soggetto religioso, cui si aggoiunge presto la analoga produzione a Venezia, in Lombardia, Dalmazia, Tirolo.
I soggetti, per lo più santi, colorati ad imitazione delle miniature contenute nei "Libri d'ore", erano ritagliati ed incollati su fogli di vario formato, utilizzati in funzione devozionale e a protezione della casa e della persona. 
La più antica collezionedi "santini" che si conosca è quella apprtenuta al notaio Ruberti di Parma nel 1403. Il piccolo formato invece si affermò e diffuse dopo l'invenzione della stampa, in coicidenza ed in contrapposizione alla Riforma luterana, che aveva proibito il culto dei santi e che invece la Controriforma cattolica promosse ed incrementò, sopratutto attraverso l'opera catechita dei Gesuiti.
Incisori e tipografi sono attestati già nel XVI sec. a Bruxelles, Praga, Anversa, Austria e Tirolo, nei paesi cioè dove più forte fu l'influenza del Concilio di Trento, che dettò norme e disciplina per la corretta utilizzazione dell'immagine sacra, spesso sconfinata in pratiche busive di magia o profilassi.
Anche il basso costo della carta, su cui era stampato il "santino", incoraggio nei fedeli la sua diffusione, in funzione devozionale, prottetiva, ma anche come souvenir di pellegrinaggio a celebri santuari di Madonne e Santi.
Nella produzione di santini si distinsero le Fiandre (Anversa); Germania (Augusta, Noriberga, Monaco); Francia (Parigi, Nancy, Chartres, Orleans, Metz).
In Italia la più grande officina a stampa e distribuzione dei santini in tutto il mondo fu quella dei Remondini a Bassano del Grappa, già attiva dal 1711; la tipografi Granducale dei Soliani a Modena (dal 1640 al 1870) produttrice di bellessime cromolitografie e la litografia San Giuseppe, di cui si conserva qualche esemplare nella città vecchia di Bari.
Tuttora da scoprire è l'attività delle tipografie baresi, fra cui Petruzzelli, Sorace, Pansini, Guerra e Lopez.

giovedì, marzo 22, 2012

Quotidiani
Sapevate!
IL QUOTIDIANO più letto al mondo è il giapponese Yomiuri Shimbun 14.532.694 copie, lo segue l' Asahi Shimbun con 12.601.375 copie diffuse.
IL PIU' ANTICO GIORNALE? Disputa ancora aperta tra lo svedese Post och Inrikes Tidningar del 1645 e il tedesco Einkommende Zeitung, fondato a Lipsia nel 1650.
IL PRIMO ESEMPIO di "quotidiano", inteso come pubblicazione giornaliera del resoconto degli avvenimenti politici e di attualità, risale al 59 a.C. quando Giulio Cesare istituì gli Acta Diurna populi Romani.

venerdì, marzo 16, 2012

Conoscere Roma



Piazza sella Scala                                                                                                       La più antica farmacia

Accanto alla chiesa di S. Maria della Scala è tutt'ora (ma per quanto tempo?) conservata la più antica farmacia romana. Si entra, a dire il vero, in una sala modernissima; ma, chiedendo e pregando, si viene condotti al piano superiore, dove le vecchie sale , in funzione fino a 10 anni fa, circa conservano un fascino polveroso da laboratorio di alchimista: un grande armadio ospita una specie di albero di metallo ribattuto, ogni rame del quale sopporta vasi e vasetti di pregio. Relativamente antiche sono la bilancia e persino la cassa, monumentale e ancora efficiente, decorata in stile liberty. Un enorme vaso ospita la " teriaca ", magico medicamento a base di teste di serpi velenose e di innumeri altri ingredienti (ogni medico ne aveva, un tempo, la sua personale ricetta), prodotto anche nel periodo moderno e ancora richiesto l meni fino a pochissimi anni fa - in alcune valli dell'Appennino. Nella seconda saletta, oltre a certe pietrificazioni e ad altri oggetti curiosi, si trova un grandioso erbario, dove ogni pianticella è accompagnata da indicazioni spesso per noi bizzarre; "aperitiva, belzuadica e contro il mal di punta".