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mercoledì, aprile 23, 2014

Misteri e segreti di Roma


                                    


                                                



Piazza del Colosseo
Brutta fine di un architetto
In un frammento di Longfellow è registrata la tradizione secondo la quale l'architetto del Colosseo si sarebbe chiamato Gaudenzio, e " la sua ricompensa fu di essere gettato vivo alle bestie feroci "; secondo Longfellow, alla costruzione dell'anfiteatro avrebbero lavorato ininterrotamente 15.000 uomini per dieci anni.
L'inagurazione
L'inagurazione del Colosseo, avvenuta nell'80 d.C., fu celebrata, si dice, con feste che durarono 110 giornie costarono la vita a circa 5.000 belve e a molti gradiatori.
Lungo in totale 188 metri, largo 156, alto 57, con un'arena di 76 metri per 56, conteneva oltre 50.000
spettatori. Si è calcolato che i ruderi risalenti oggi esistenti corrispondano a più di un terzo della costruzione antica.
Per costruirlo si calcola siano stati usati oltre 100.000 metri cubi di travertino, più marmi e altri materiali, e 300 tonnellate di ferro per le graffe, poi in gran parte asportate per altri usi, durante la misera età medievale.

martedì, aprile 22, 2014

Misteri e segreti di Roma

                                


 

Via del Caravita
Botte da orbi
Nell'oratorio del Caravita, scriveva Louis Delatre nel 1870, "è uso che dopo la prdica si distribuisca ai devoti una disciplina per battersi. Poi si spengono i lumi e all'ora comincia la flagellazione". Ma, lungi dall'usare la sferxa per mortificare le proprie carni, " molti picchiano sulle colonne e sulle panche, altri sui loro vicini. Questi, talvolta, rendono pan per focaccia; allora nasce una baruffa, una confusione, un parapiglia universale, e piovono da ogni parte in quell'oscurita nerbate da orbi.
Il pubblico del Caravita
Dei penitenti del Caravita, ci dà qualche notizia il Belli in un sonetto del 1832:
Ma chi? quelli che vanno ar Caravita la sera, e ce se frustuno er furello?
Sò tutti galantommini, fratello; gente, te lo dich'io, de bona vita.
Quarcuno, si tu vòi, poreùta er cortello: a quarcuno je piace l'acquavita:
quarchidunantro è un pò longo de dita; ma un vizio, già se sa, bisogna avello.
Ma poi tiengheno tutti er mantellone, e cor Cristo e le torce quann'è festa accompagneno er frate a le missione.
E 'gni sera e per acqua, e pe tempesta, vanno per Roma cantanno orazzione coll'occhi bassi e senza gnente in testa.

lunedì, aprile 21, 2014

Poesia (Anonimo romano)


 Vecchia Roma
 
 Oggi er modernismo der Novecentismo rinnovanno tutto và

Gioacchino Belli

 Er pranzo da nozze

    Sentite cosa avessimo da pranzo.
Zzuppa a mminestra cor brodo di pollo
der pollo allesso: arrosto di ripollo...
 Ah, un passo addietro: ci fu ppuro-ir manzo.       5
     Pessce fritto pescato a pporto d’Anzo
co ggobbi e ppezzi de merluzz’a mmollo:
ummido d’un crapetto senza ir collo,
c’affogò] ttutti e nn’arrestò d’avanzo.
             
     Una pizza, un cappone di galerra,
10che ppell’ommini nostri fu una cosa
che cci saríano annati sotto terra.
             
     Frutti, miggnè, ’na frittata roggnosa,
cascio e fformaggio; e tterminò la guerra
s’un piattón di confetti de la sposa.

6 novembre 1835

venerdì, aprile 18, 2014

Trilussa

     



Er grillo zoppo

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata a la cappiola.
Quanno m’accorsi d’esse priggioniero
col laccio ar piede, in mano a un regazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne… ma la stilla
de sangue che sortì da la ferita
brillò ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
ogni goccia de sangue ch’è servita
pe’ scrive la parola Libbertà!-

Stele commemerativa a Piazza Trilussa Roma

Insulti romaneschi

C'hai du' recchie tarmente grosse che se ce capivi de digitale vedevamo Tele+:
Hai due parabole al posto delle orecchie

Insulti romaneschi

Sei così stronzo che se acciacchi 'na merda fai scopa:
Non ti stimo affatto, e ti ritengo uguale a una deiezione

Insulti romaneschi

C'hai er fisico de 'n lanciatore de coriandoli:
Vista l'esiguità della tua massa muscolare, sarebbe opportuno che tu ti dedicassi a qualche attività fisica di un certo livello

Misteri e segreti di Roma

                       


S. Agata Dei Goti
Porco diavolo
Già sorta in un luogo poco raccomandabile, ai margini della Suburra, la chiesa di S. Agata dei Goti subì un oltraggio quando fu consacrata all'eresia ariana. Fu S. Gregorio Magno, debellata l'eresia, a riconsacrarla, nell'anno 593. Ma evidentemente non era facile scacciarne il diavolo, che vi si era insediato. Quanto il Santo benedisse la chiesa, si vide correre disperato per le navate un maiale urlante, che era evidentemente un demonio in forma porcina e che fuggì di fronte al segno di  Croce di S. Gregorio. Ma per tre lunghe notti gli abitanti delle case vicine, ben serrati dietro l'uscio, udirono provenire dalla chiesa rumori spaventevoli. Al terzo giorno, finalmente, una nube che spandeva meravigliosi profumi venne a posarsi su'altare; e la chiesa fu pronta per cominciare la sua nuova vita.

mercoledì, aprile 16, 2014

Misteri e segreti di Roma

                                                  

                   
                La spedizione dei Mille

Via Vittoria
Garibaldi e i fiumi
Al numero 60 di via Vittoria,  ua lapide ricorda vhe Giuseppe Garibaldi qui abitò nell'aprile del 1879, e qui ricevette la visita di Umberto I. Naturalmente, Garibaldi era stato a Roma altre volte(via dele Cppelle, largo Chigi). Fra l'altro, nel 1875 era stato ospite a Villa Severini, fuori dell'allora Porta Salaria, dove si dedicato alo studia di soggetti  per la sistemazione del Tevere, la costruzione di un canale del mare a Roma e il risanamento dell'Agro Roamo.
Quella dell'idrologia era un pò la fissazione dell'Eroe dei due Mondi, che aveva progettato di trasformare il Po in una specie di enorme canale, per evitare gli effetti delle piene e renderlo meglio navigabile.
Meritano di essere ricordati i suoi due progetti relativi al Tevere: deviare il fiume, scavando una enorme galleria sotto Monte Mario, oppure coprirlo completamente, realizzando sul suo corso (citiamo grosso modole parole sue) un bel boulevard simile a quelli che costituiscono l'orgoglio di Parigi.
Al suo decisivo intervento, in parte, si deve anche la costruzione degli attuali muraglioni, che hanno distrutto tanti angoli pttoreschi, ma hanno anche salvata Roma dalle terribili piene del fiume.

martedì, aprile 15, 2014

Cesare Pascarella

NA PREDICA DE MAMMA.


L'amichi? Te spalancheno le braccia
Fin che nun hai bisogno e fin che ci hai;
Ma si, Dio scampi, te ritrovi in guai,
Te sbatteno, fio mio, la porta in faccia.
Tu sei giovene ancora, e sta vitaccia
Nu' la conoschi; ma quanno sarai
Più granne, allora te n'accorgerai
Si a sto monno c'è fonno o c'è mollaccia.
No, fio mio bello, no, nun so' scemenze
Quer che te dice mamma, sti pensieri
Tietteli scritti qui, che so' sentenze;
Che ar monno, a sta Fajola d'assassini,
Lo vòi sapé' chi so' l'amichi veri?
Lo vòi sapé' chi so'? So' li quatrini.

Trilussa


 
1914-1919
 
La ninna-nanna
de la guerra
 
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vô la zinna1:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello2
Farfarello e Gujrmone3
Gujermone e Ceccopeppe4
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
 
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli...
 
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
 
Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.
 
Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura 'sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
 
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
 
ottobre 1914

Sonetti romaneschi


                                             L' omo  e la donna

     «Sí», strillava, «è ggiustizzia da galerra che nnoi povere donne disgrazziate
sempre avemo da èsse soverchiate
come fússimo statüe de terra.
              5
     Voiantri purcinelli de la Scerra
date fora l’editti, predicate,
dite messa, assorvete, ggiustizziate,
e, ppe gionta de ppiú, ffate la guerra.
            
     Cos’ha, ppiú de la donna, un galeotto
10d’omaccio, pe pprotenne in oggni caso
de stà llui sopra e dde tiené llei sotto?
            
     Cos’ha dde ppiú? una mano, un piede, un stinco,
una bbocca, un’orecchia, un occhio, un naso?».
Allora io: «Nu lo sapete? un pinco».

30 aprile 1834

Sonetti romaneschi



Er padre de li Santi




 Er cazzo se pò ddí rradica, uscello,
ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
pezzo-de-carne, manico, scetrolo,
asperge, cucuzzola e stennarello.

     5Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
inguilla, torciorecchio, e mmanganello.
           
     Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
10e mmaritozzo, e ccannella, e ppipino,
e ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.
           
     Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
poi torzo, crescimmano, catenaccio,
mànnola, e mmi’-fratello-piccinino.

     15E tte lascio perzino
ch’er mi’ dottore lo chiama cotale,
fallo, asta, verga, e mmembro naturale.
           
     Cuer vecchio de spezziale
disce Priàpo; e la su’ mojje pene,
20seggno per dio che nun je torna bbene. [1]

        
Roma, 6 dicembre 1832 - Der medemo

lunedì, aprile 14, 2014

Misteri e segreti di Roma


 

Via delle Fornaci
Guardie Regie abbrustolite
In quasta via, intorno al 1920, lcune Guardie Regie fecero una fine raccapricciante; catturate da facinorosi, furono gettate vive in una fornace accesa.

sabato, aprile 12, 2014

Misteri e segreti Roma

Scalinata di Aracoeli
Il Santo Bambino Dell'Aracoeli
Espesto in una cappella della chiesa, opera - secondo le differenti versioni della leggenda - di un santo oppure degli angeli stessi, e intagliato nel legno di uno olivo dell'orto di Getsemani, caduto in mare durante in mare durante una tempesta, mentre un francescano lo portava a Roma, e arrivato da solo sulle rive del Tirreno, il Santo Bambino di Santa Maria d'Aracoeli guarisce gli ammalatie può anche resuscitare i morti. Le sue labbra diventano rosse quando sta per essere concessa una grazia, impallidiscono quando il caso è senza speranza.
Una volta, una donna gravemente ammalata ottenne dai frati il favore di avere il Bambino per una notte intera al proprio capezzal; ma, volendo la sacra immagine solo per sé, se ne era fatta fare da un bravo artigiano una copia perfetta, e questa consegnò ai frati al momento della restituzione.
La notte seguente, allo scoccare della mezzanotte, la porta del convento rintronò di fortissimi colpi. I frati si precipitarono ad aprire, e stupirono nel trovare un piccino in lacrime.
Lo fecero entrare, e soltanto allora si accorsero che era il loro Santo Bambino in legno, da sé tornato alla sua dimora.
Nei giorni che vanno dal Natale all'Epifania i fanciulli romani usano recitare al Santo Bambino un sermoncino.

Misteri e segreti di Roma

Scalinata dell'Aracoeli
E la sua carrozza
Per le visite a malati e moribondi, il Santo Bambino si serviva un tempo di una carrozza speciale, con valletto e cocchiere, allestita per cura di un principe Torlonia. Dpo i tumulti del 1848 i repubblicani gli destinaronola corrozza di gala del pontefice, di cui usufruì fino a quando non fu ripristinato il potere temporale dei papi.
Il Santo Bambino riceve tuttora lettere e persino telegrammi da tutte le parti del mondo, che nel piccolo natalizio vengono raccolti in grade pile accnato all'immagine stessa.

Misteri e segreti di Roma

Scalinita dell'Aracoeli
Una spada fortunata
Sull'altare della di Santa Maria d'Aracoeli andò a deporre la corona e la verga del comando Cola di Rienzo, dopo la battaglia presso Porta San Giovanni che si era cnclusa col suo trionfo dui Colonna, suoi tremendi nemici. forti di 5000 tra tanti cavalieri (tra i vari membri della famiglia Colonna partecipanti sopravvisse alla  battaglia il sol9o Stefanello). Poi il tribuno si pulì nelle vesti la spada e la ringuainò dicendole: " Hai mozzata recchia di tale capo che non lo potèo tagliare papa né imperatore":

venerdì, aprile 11, 2014

Misteri e segreti di Roma

Scalinata di Aracoeli
La santa altalena
Un curiossimo ambiente, sconosciuto ai più, sussiste in S. Maria d' Aracoeli, sopra levolte, quasi tutte barocche, delle cappelle della navata sinistra. E un lungo corridoio ricavato nelle volte originarie della chiesa duecentescha, coperte da bellissime crociere a costoloni. Ancora più curiosa e, diciamolo pure, piuttosto felice, l'idea di un sant'uomo, di un fraticello della chiesa, che ha unito le corde delle due campane con una specie di palchetto di legno; quand'èarrivato il momento di suonare a festa e a distesa, i religiosi si siedono comodamente lì e si altalenano placidamente, mentre le campane suonano. Conoscete una migliore applicazione del precetto " Servite Dio in letizia "?

Misteri e segreti di Roma

La scalinata dell'Aracoeli
La scala dell'Aracoeli
La scala dell'Aracoeli fu costruita nel 1348 per volontà del popolo, in ringraziamento per essere stato salvato da una pestilenza. Il primo che la salì pare, Cola di Rienzo.
Nel '700 i contadini che si recavano a Roma per vendere i loro prodotti presero l'abitudine di passare la notte accampati sui suoi gradini, con dispetto e fastidio d'un principe Caffarelli, abitante lì presso.
Dopo avere più volte mandato i servi a cacciarli, ma senza risultato, una notte il prepotente aspettò che i contadini dormissero e poi fece trascinare in cima alla scala e rotolare giù botti pieni di sassi. Vi furono morti, feriti e sciancati, e i poveri burini trasportarono per sempre altrove le loro tende.
Un tempo c'era l'usanza di salire la scala in ginocchio, di notte, recitando Avemaie e De Profundis e raccomandandosi ai tre re magi "Gaspero, Baldassare e Mmarchionne", per ottenere la grazia di vincite al lotto: da tutto quello che si vedeva e sentiva si tiravano i nuneri, con successo immancabile.

lunedì, aprile 07, 2014

Misteri e segreti di Roma

Scalinata Aracoeli
Il ciclista folle
Nell'immediato dopo guerra fece parlare sé un bizzarro personaggio, qualcosa di mezzo tra il ciclista e l'crobata, che pretendeva, dopo lunghi allenamenti, di saper scendere in sella al suo "cavallo d'acciaio" la rapidissima scalinata dell' Aracoeli. L'esperimento ebbe luogo di fronte a giornalisti e a curiosi, ed ebbe una fine miseranda: dopo solo tre, diciamo tre gradini, l'infelice precipitò pesantemente al suolo, percorrendo, d'accordo, gran parte della scalinita in vivace discesa, ma non con la biccletta, bensì con varie parti del corpo.
L'esperimento fu ritentato sulla meno rapida sclinata di Trinità dei Monti, già discesa d un coraggioso nell'età arcaica del velocipide. Quindi l'esperimento andò relativamente meglioe fu troncato dall'mmancabile cduta solo verso la fine.

sabato, aprile 05, 2014

Misteri e segreti di Roma

                      


Scalinata di Aracoeli
Santa Maria in Aracoeli
Ara coeli significa altare del cielo; e l'origine di questo nome dato alla chiesa è spiegata da una delle leggende relaive a miracoli che, avvenuti poco prima della nascita del Cristo, la preannunciarono ai pagani. Secondo questo racconto, la Sibilla predisse un giorno ad Augusto Imperatore che presto sarebbe venuto sulla terra un re destinato a regnare in eterno; si apersero i cieli, l'imperatore vide una giovane prodigiosamente bella seduta su un altare, con un bimbo in grembo, e udì una voce: "Ecce ara primogeniti Dei": ecco l'altare del figlio di Dio.
Augusto cadde in ginocchio e pregò. Nel luogo della visione, sul punto più alto del Campidoglio, fu poi eretta
la chiesa che nel nome perpetua il ricordo del miracolo.
Nel transetto di sinistra, sotto un caratteristico tempietto, c'è un altare che la tradizione dice fatto costruire da Augusto dopo le parole della Sibilla.In realtà risale al XIII secolo.

         




martedì, aprile 01, 2014

Sonetti romaneschi


1 aprile 2014

Er primo aprile

Er primo aprile

***
È la giornata giusta pe lo scherzo,
che prenne er nome tipico de “pesce”,
da quello più sgamato che nun riesce,
a quello più azzeccato, a cui fà er verzo.
***
Conosco un tizzio, e guasi m’arincresce,
che abbita da me, su ar piano terzo,
che nun c’è un primo aprile che s’è perzo,
senz’abboccà a ’no scherzo come ch’esce.
 ***
Ce casca sempre e nun se l’aricorda
ch’è primo aprile e, regolare, abbocca,
lo sa tutt’er palazzo che s’accorda.
 ***
E sur momento chiaramente sbrocca,
pe lo scherzo subbìto, che poi scorda,
fin quanno, l’anno dopo, j’aritocca.
***
Stefano Agostino

Sonetti romaaneschi

Nun t’areggo, lunedì

***
Nun se potrebbe fà qualunque cosa,

pe comincià, che so, co un artro giorno

‘gni settimana nova, senza scorno

e tignela così un pò più de rosa?

***

Nun c’è bisogno che faccia ritorno,

er lunedì, pe forza misteriosa,

abbasterà inizzià, in rima o prosa,

la settimana co ben artro attorno.

***

Io nun l’areggo e so’ ripetitivo

ner contestallo centomila vorte,

so’ poco origginale e assai cattivo.

***

Ma è er lunedì che c’è toccato in sorte,

ch’ha cominciato lui, da che so’ vivo,

a rompe e lo farà fin’a la morte.
***
Stefano Agostino