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mercoledì, giugno 22, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Ventiquattro Maggio - terza parte



Molte ossa
però voglio credere che fossero messi tutti ad un tempo a suolo a suolo, e quel vano di cinque palmi dalla cima della volta fino all'ossa era il calo che aveva fatto mancando la carne: se vi fossero stati messi come ossa, avrebbero riempito fino alla sommità della volta e l'ossa si vedrebbono confusamente gittate, ma vediamo li corpi interi. 
Questo dà notizia che vi fossero messi con la carne, e quel muro mal fatto che stoppava dette volte, non significava altro che a quelli muratori pareva mille anni di fuggire da quelli cadaveri...
Nel sito di questo misterioso ossario sorsero in successione palazzo Acciajoli, palazzo Bentivoglio e quello costruito per Scipione Borghese, passato poi ai Mazzarino e ai Pallavicini - Rospigliosi.


                                                                                                 F I N E

martedì, giugno 21, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Ventiquattro Maggio - seconda parte

             
 Molte ossa
Racconta Flaminio Vacca nelle sue memorie che un suo amico lo mandò un giorno a chiamare per metterlo a parte di una macabra scoperta; scavando fra le rovine romane, nel corso dei lavori per conto di Bernardo Acciajoli propretario del sito, aveva trovato alcune volte sfondate e poi richiuse con un muro malfatto, e avendo fatto rompere il muro si era trovato in due volte piene di ossa umane.
Scrive il Vacca:
<<... vi era da cinque palmi di vano della sommità della volta al piano dell'ossa, e dove mettavamo il piede affondavamo fino al ginocchio, e come si toccavano perdevano la forma e si convertivano in cenere (...) restammo stupefatti dalla quantità de' morti: alcuni dicevano che fosse qualche crudeltà di Nerone, per essere ivi appresso alcuni edifici di esso Nerone, e che fossero Martiri: altri dissero qualche gran peste: io andai congetturando che per non essere sfondante di sopra dette volte, fossero stati messi per la bocca, 

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lunedì, giugno 20, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Ventiquattro Maggio - prima parte




Pino in memoria      


Vuole una tradizione che nel giardino di Villa Colonna i Colonnesi piantassero, a commemorare i la morte del loro gran nemico Cola di Rienzo ( e il giorno stesso di quella morte), un pino che crebbe e prosperò per secoli: fino al 1846, quando lo abbaté la folgore.


L'avvocato di Beatrice       


Sulla parete interna della facciata di San Silvestro al Quirinale sta il monumento funebre di Prospero Farinacci (1618, giurista di chiara fama, che tentò il tentabile per salvare dal patibolo Beatrice Cenci.


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sabato, giugno 18, 2016

Misteri e segreti di Roma - Corso Vittorio Emanuele - terza parte

         
 
 
 
I discendenti dei Fabi      
 
 
La famiglia Massimo, proprietaria del bellissimo palazzo a destra dopo corso del Rinascimento, detto <>, è fra  le più antiche di Roma; delle sue case, sorgenti nel sito stesso del palazzo e distrutte nel sacco di Roma del 1527, si trova notizia già in documenti del secolo XI. Alcuni la fecero addirittura risalire ai Fabi.
<< E vero, >> chiese una volta Napoleone a un principe dell'illustre casata, << che discentente di Fabio Massimo? >>. 
La risposta del principe fu degna quasi d'un Charlus: << Non potrei dimostrarlo, >> disse seccamente, << ma è una voce che corre nella mia famiglia da oltre mille anni >>.
 
 
                                                                                             F I N E         

venerdì, giugno 17, 2016

Misteri e segreti di Roma - Corso Vittorio Emanuele - seconda parte

 
 
 
 
 
L'angelo solitario 
 
 
Singolarissima è un'asimmetria che si nota sulla grandiosa facciata di S. Andrea della Valle; il frontone è accompagnato a sinistra da un grande angelo con l'ala alzata, bell'opera dello scultore Ercole Ferrara; ma sul lato opposto manca il corrispondente che, secondo logica, dovrebbe bilanciare ed equilibrare l'effetto.
Varie ipotesi cercano di spiegare il mistero dell'angelo solitario. Si vuole che mascheri un difetto di simmetria della facciata, oppure addirittura che funga da sostegno per un muro instabile.
La bella cupola della chiesa è la più alta di Roma dopo quella di San Pietro ed è opera del Maderno; il finissimo lanternino sarebbe da lui stato affidato ad un suo giovane parente e collaboratore appena giunto a Roma: il Borromini. Si tratterebbe quindi della prima opera di uno tra i più grandi architetti del mondo.

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giovedì, giugno 16, 2016

Misteri e segreti di Roma - Corso Vittorio Emanuele - prima parte



 Le stranezze del 7 agosto


Il 7 agosto  si festeggiava e si festeggia S. Andrea nella bella chiesa di S. Andrea della Valle. Durante questi festeggiamenti avvenivano sempre strane cose.
Nel 1691, ad esempio, davanti alla chiesa si misero a passeggiare quattro uomini nudi. 
Grande stupore di tutti i fedeli e delle guardie che, allibite, li lasciarono sparire senza nemmeno muoversi. I nudisti vennero arrestati dopo dieci giorni dietro spiata di uno di essi che ebbe l'impunità.
Un anno dopo avvenne un altro episodio similare: il papa aveva dato ordine al bargello di arrestare le meretrici che rivestite di abiti sontuosissimi, solevano passeggiare facendosi pubblicità davanti alla chiesa.
Nel 1692 appunto una bella palermitana, sui vent'anni, si mise a cantare: venne arrestata , messa a cavallo di un asino, con le spalle nude e un cartello che spiegava la sua colpa: quindi venne frustata sul cavalletto.
La passeggiata della belle riscosse tanto successo che la palermitana venne bandita dagli Stati Pontifici.


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mercoledì, giugno 15, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - quindicesima parte

    
 
 
 
L'amata di Raffaele e le misericordie     
 
 
Nel vaporoso e leggero affresco che orna la volta di S. Eusebio
(Gloria del Santo), Raffaele Mengs, il celebre pittore neoclassico,
raffigurò la sua amata nelle sembianze di uno degli angeli che concorrono alla Beatificazione del Santo.
Procedimento poco ortodosso, ma comune fra gli artisti del passato.
Il singolare coro in legno intagliato - una vera rarità per Roma - è ricco di << misericordie >>, cioè di figure grottesche, uniche nell'arte romana.
        
 
                                                F I N E                                        

martedì, giugno 14, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - quattordicesima parte

        
 
                    
Animali benedetti 
 
 
Fino a qualche anno addietro, la benedizione degli animali, sullo spazzio dinanzi a S. Eusebio, era veramente spettacolare: centinaia di cavalli, tutti quelli delle << botticelle >> romane e molti che provenivano dai Castelli, con i variopinti carretti, e ancora buoi, cani, gatti, tutti infiocchettati e << vestiti a festa >>.
Oggi le truci esigenze del traffico hanno ridotto di molto lo spettacolo e tutto si limita a qualche cane, a qualche gatto e a qualche uccelletto, benché non manchino gli ultimi, spaventatissimi cavalli delle carrozzelle, condotti sul luogo dai cocchieri più eroici, religiosi e tradizionalisti.
La chiesa conserva - unico in Roma -  un coro di legno con intagliate grottesche << misericordie >> e altre figure bizzarre e mostruose.

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lunedì, giugno 13, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - tredicesima parte



Il popolo e gli iniziati
 
 
Un'altra versione della leggenda, più nota a Roma, racconta di un misterioso personaggio che si sarebbe presentato con aria circospetta al marchese, chiedendogli un modesto finanziamento e un ambiente adatto per creare la pietra filosofale.
Dopo molte ricerche, tutte compiute nel chiuso del suo laboratorio, un bel giorno il personaggio sparì misteriosamente di com'era arrivato. Ma lasciò a testimonianza dell'esperimento riuscito, un po' d'oro e la sua formula segreta incisa sulla porta magica; formula che nessuno riuscì mai a decifrare.


  
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domenica, giugno 12, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - dodicesima parte

                   
 
 
Il popolo e gli iniziati      
 
 
Il popolo non ha mai avuto idee chiare sul conto degli iniziati, e infatti a Roma si dice che le iscrizioni della Porta Magica comprendano la formula per fabbricare oro. Questa formula sarebbe stat trovata verso la fine '600, che antichissimi libri, da marchese Palombara, che in questa piazza possedeva un palazzo cinto da un  vasto giardino. Come si vede, molti elementi della leggenda ciorrispondono alla realtà storica.
Dice però ancora la leggenda che dopo aver tentatoinvano di interpretare la formula, ricorrendo per questo scopo al consiglio di alchimisti, sapienti e negromanti, il marchese, presodalla disperazione, rinunciò al consiglio degli iniziatie si affidò, per cos' dire, al popolo: facendo incidere la formula nel marmo e collocandola appunto su questa porta (allora dava accesso al giardino), nella speranza che qualche passante riuscisse a penetrarne il senso.
Dice sempre la vox populi che finora nessuno c'è riuscito.
 
 
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sabato, giugno 11, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - undicesima parte

              
 Il gradino della Porta Magica
Ai due lati di un segro molto complesso sta scritto:
                                                 EST OPUS OCCULTUM VERI 
                                                   SOPHI APERIRE TERRAM
                                                            UT GERMINET
                                                      SALUTEM PRO POPULO

E opera occulta del vero saggio aprire la terra affinché generi salvezza per il popolo. Naturalmente per popolo si intendonogli iniziati.

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giovedì, giugno 09, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - decima parte

                
 
 
              
L'architrave della Porta Magica     
 
 
Sull'architrave della Porta Magica, in mezzo a vari simboli, sta scritto:
HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIDUM CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHIDAS DELICIAS NON GUSTASSET JASON.
 
Che, pressappoco, significa: un drago custodisce l'ingresso del giardino magico delle Esperidi e, senza l'Alcide (Ercole), Giasone non avrebbe degustato le delizie colchiche (della Colchide)
Secondo una accreditata tradizione, il vello d'oro della Colchide era un testo egizio di alchimia; Ercole è figlio di Dio e rappresenta la sapienza; Giasome è l'uomo che cerca la liberazione.
 
 
                                                                                                 continua...

mercoledì, giugno 08, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Vittorio Emanuele - nona parte

                                           
 
 
 La soglia della Porta Magica
 
 
Sulla soglia è scritto:
                                          SI SEDES NON IS
 
 Questa affermazione può apparire lapilissiana: se siedi, non vai; ma come accade con l'uso degli specchi nel gioco degli scacchi, la papalissianità giunge al parossimo e per così dire si purifica: infatti le parole latine possono esser lette anche da destra a sinistra, in tal caso significano: se non siedi, vai.
 
                                                                                      continua...

 

martedì, giugno 07, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Vittorio Emanuele - ottava parte

        
                                                        C. V. E. - Altri tempi


Gli stipiti della Porta Magica
 
 
Tocchiamo qui il punto-chiave dell'alchimia, quello che fece favoleggiare il popolo di una materialistica ricerca dell'oro (AU): se si compiono le nozze della luna intellettuale col sole, spiega Elémire Zolla, cioè con il cuore umano dopo che questo è stato consumato, fatto putrefare, staccato dalla carne ed infine rinato e diventato re, padrone di ciò che prima lo irretiva, allora si ottiene lo zolfo rosso o sole o oro, che accoppiato o proiettato su qualsiasi metallo lo trasforma in oro.
                                                                                                 continua...
 
                             

lunedì, giugno 06, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emaneule - settima parte





La Porta Magica 


Latona è il mercurio che, col fuoco e con l'azoto (etere) si purifica: la purificazione del mercurio è simbolo della purificazione dell'anima che alla fine appare senza scorie (senza vesti) come zolfo bianco.
Lo zolfo bianco è la luna o Diana.
Sotto il segno del Sole è scritto:

                                                   FILIUS NOSTER
                                                   MORTUUS VIVIT
                                                 REX AB IGNE REDIT
                                                      ET CONIUGIO
                                                   GAUDET OCCULTO

Il nostro figlio morto vive, torna dal fuoco Re, e gode del congiungimento occulto.

                                                                                        continua...


                                                                                       

sabato, giugno 04, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - sesta parte

                             


 Gli stipiti della Porta Magica 


Qui il senso è chiarissimo, volatizzando zolfo, mercurio e sale, le loro penne (i loro vapori) convertiranno tutti i minerali in pietra argentata, cioè in cristallo: nella loro fluidità troverai un punto di appoggio. (Porsi la terra sopra la testa vuole anche dire capovolgere i propri movimenti naturali). 
Sotto il segno di Mercurio è scritto:

                                                         AZOT ET IGNIS
                                                           DEALBANDO
                                                      LATONAM VENIET
                                                    SINE VESTE DIANAM

Quando l'azoto e il fuoco imbiancano Latono Diana viene senza veste.


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venerdì, giugno 03, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - quinta parte

                                 
Gli stipiti della Porta Magica       
Chi sa bruciare con l'acqua e lavare col fuoco col fuoco fa cielo della terra e fa del cielo cosa preziosa.
Qui la spiegazione fornita da Elémire Zolla è più breve, e possiamo riportarla:
<< Si designa così il momento del rovesciamento , per cui l'ira marziale, il ferro e la spada vengono usati contro i movimenti naturali dell'uomo, cioè ci si purifica con un lavacro di fuoco; d'altra parte si ammolliscono con l'acqua, fino a decomporli, i movimenti naturali di esultanza umana, cioè li si brucia con lacrime.
A questo modo, usando degli impulsi l'uno contro l'altro, si fa del cielo terra e della terra cielo, si ristabilisce in terra l'ordine celeste >>.
Sotto il segno di Venere è scritto:

                                                 SI FECERIS VOLARE
                                                    TERRAM SUPER
                                                      CAPUT TUUM
                                                       EIUS PENNIS
                                                ACQUAS TORRENTUM 
                                             CONVERTES IN PETRAM

Se ti farai volare la terra sopra la testa, con le sue penne convertirai in pietra le acque dei torrenti
                                                                                                        continua...

mercoledì, giugno 01, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - quarta parte

                
                                                                 Fontana del Fritto misto


Gli stipiti della Porta Magica
Il diametro della sfera (La sfera tagliata dal diametro), il circolo della thau ( la T iscritta nel circolo), la croce del globo non giovano ai ciechi, ai non iniziati. E per i non iniziati la spiegazione di queste quattro righe sarebbe troppo lunga.
Sotto il segno di Marte è scritto:  

                                                        QUI SCIT 
                                                COMBURERE AQUA
                                                  ET LAVARE IGNE
                                                  FACIT DE TERRA
                                                         COELUM
                                             ET DE COELO TERRAM
                                                       PRETIOSAM


                                                                                                continua...           

martedì, maggio 31, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - terza parte

                                         
 
 
 
 Gli stipiti della Porta Magica
 
 
Qui si distinguono chiaramente i segni astrologici.
Sotto il segno di Saturno è scritto:
 
                                                       QUANDO IN TUA DOMO
                                                                NIGRI CORVI
                                                             PARTURIENT ALBAS
                                                                     COLOMBAS
                                                                TUNC VOCABERIS
                                                                         SAPIENS
 
Quando nella tua casa zolfo, mercurio e sale vengono condotti a putrefazione nell' atanor (fornello alchimistico) e depositano le loro scorie (come corvi neri) ne esce la loro quintessenza o parte volatile o lunaria: le colombe bianche: Allora tu avrai raggiunto la saggezza.

Sotto il segno di Giove è scritto:

                                                            DIAMETER SPHARAE
                                                                   THAU CIRCULI
                                                                      CRUX ORBIS
                                                            NON ORBIS PROSUNT

                                                                                                         Continua...
                            
 

lunedì, maggio 30, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - seconda parte


           
 
 Il frontone della Porta Magica
 
 
I due triangoli sovrapposti con vertici l'uno in alto e l'altro in basso, che vengono a costituire il profilo di una stella a sei punte sono il sigillo di Salomone e rappresentano l'equilibrio dei movimenti.
Il circolo in cui il sigillo di Salomone è iscritto, è segno della perfezione divina. La scritta sulla circonferenza dice: centrum in trigono centri, cioè il centro è nel triangolo del centro. Naturalmente il triangolo è simbolo della trinità di Dio.
Un'altra scritta dice:
                                                  TRIA SUNT MIRABILIA
                                                        DEUS ET HOMO
                                                      MATER ET VIRGO
                                                       TRINUS ET UNUS
 
(tre sono le cose meravigliose o miracolose: Dio e uomo, madre e vergine, trino e uno).
Secondo vari studiosi, altre triadi fondamentali sono: Dio, uomo, natura; provvidenza, volontà, destino; spirito, anima, corpo; raggio, piano di riflessione, incontro; virile, femminile, stabile; zolfo, mercurio, sale; anima, corpo, Spirito Santo.

                                                                               continua...
                       

venerdì, maggio 27, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Vittorio Emanuele - prima parte

      
 
 
 
La porta magica            
 
 
Quando alla fine del secolo XVII si stabilì a Roma la regina Cristina di Svezia, non fu solo fondata l'Arcadia, ma si costituì attorno all' illustre convertita anche una cerchia di ermetici e di alchimisti, che comprese il medico Francesco Borri, e Athanasius Kircher.
Costoro si riunivano nella villa del marchese Massimiliano Palombara, e sul giardino della villa si apriva  la Porta Magica, testimonianza compiute delle conoscenze alchimistiche ed ermetiche di questi studiosi romani. Ora la si può vedere, ma ancora per pochi anni, perché le intemperie e la incuria la stanno lentamente distruggendo.
Una cattiva serie di fotografie e una compiuta illustrazione della Porta Magica è stata pubblicata da Elémire Zolla in una importante antologia di mistici che certamente non mancherà nella biblioteca del nostro appassionato lettore.
Nella breve descrizione che segue distingueremo il frontone della porta, l' architrave, gli stipiti, la soglia, e il giardino.
 
 
                                                                                   continua...   

mercoledì, maggio 25, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Vittorio Veneto - quarta parte

        
         
Il cappuccino e il lotto  

       
La chiesa dei Cappuccini aveva un tempo una particolare attrattiva, per il popolo soprattutto.
Viveva in convento un certo fra' Pacifico, meglio noto <<  er mago >>,  il quale dava i numeri del lotto, e con tale esattezza da far rischiare il banco del lotto la bancarotta.
Tantoché papa Gregorio VII ne impose il trasferimento; ma fra' Pacifico, prima di lasciare per sempre la città santa, arrivato a porta del Popolo, disse, rivolto a chi, in lacrime, lo accompagnava:

<< Roma, se santa sei / perché crudel se' tanta?  / Se dici che se' santa / certo bugiarda sei >>. 

    
E se ne andò. E quelli che avevano capito l'antifona giocarono ( 66 - 70 - 16 - 60 - 6 ) e vinsero di nuovo.

                                                                                                   F I N E    






                                                             

martedì, maggio 24, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Vittorio Veneto - terza parte

 
 
 
La vendetta di Guido        
 
 
Nel demonio abbattuto dall'arcangelo Gabriele in un famoso quadro dipinto per la chiesa dei Cappuccini in via Veneto e ivi tuttora esposto sopra il primo altare a destra, si dice che Guido Reni abbia ritratto il cardinale Giambattista Pamphilj, poi papa Innocenzo X, che aveva parlato di lui con poco riguardo. Chiamato a rendere conto di quella somiglianza, lungi dal negare, l'artista avrebbe rincarato la dose spiegando che l'angelo gli era riuscito molto bello perché, non avendolo mai visto, si era affidato alla fantasia, mentre il diavolo l'aveva incontrato più volte e guardato bene, sicché gli era stato possibile ritrarlo fedelmente.   


                                                                                      continua...
 
                

lunedì, maggio 23, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Vittorio Veneto - seconda parte

     
Paranoia o allegoria 
Nella mondanissima Via Veneto sorge la chiesa di Santa Maria della Concezione, chiamata comunemente << i Cappuccini >>, costruita nel 1626 per il cardinale Antonio Barberini, cappuccino, fratello di Urbano VIII.  Le pareti delle sue cinque cappelle sotterranee sono interamente ricoperte dai teschi e delle ossa di 4000 frati cappuccini, sistemati in macrebe composizioni. E benché la guida assicura che la <<  meravigliosa singolarità... non menoma affatto la pietà del sepolcro >>, si tratta senza dubbio della più irriverente fra le tante decorazioni che mettono a partito poveri resti umani cinque scheletri rivestiti dal saio se ne stanno rannicchiati come statue da giardino, in grotte artificiali fatte di teschi; tibie, vertebre, scapole disegnano lesene e rosoni, intrecciano festoni e ghirlande, formano persino i lampadari, tutto nel più puro stile Luigi XVI. Quando però si sa che a progettare l'opera e
dirigere i lavori fu un francese, come non vedere in quell' assemblage maniacale un profetica allegoria della fine dell'ancien régime?.


                                                                                        continua...
                       

sabato, maggio 21, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Vittorio Veneto - prima parte

             
Il mendico Belisario 


Porta Pinciana, in fondo alla via, è detta anche Belisaria per i due torrioni che le sorgono ai fianchi, costruiti da Belisario per difendere Roma contro i Goti.
Un'infondata leggenda vuole che allo stipite di questa porta si appoggiasse l'ex generale bizantino caduto in disgrazia, cieco e mendico, accompagnato da una giovane figlia, e tendesse la mano ai passanti dicendo: << Date obolum Belisario>>.


                                                                                          continua...

venerdì, maggio 20, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Zanardelli - terza parte

                                     
 
 
 Per scudi sette e quaranta baiocchi 
 
 
Un disegno di Pinelli intitolato << La tragedia della balia >>, conservato nella sala XII del Museo napoleonico, ha per tema un fatto di sangue avvenuto nel palazzo di via Condotti che, appertenuto prima a Luciano Bonaparte, Gerolamo, ex-re di Vestfalia.
Gerolamo - che si era mezzo dissestato mettendo in pratica una sua teoria secondo la quale la dignità dei Bonaparte non consentiva loro di abitare in case d'affitto, e così aveva comprato e riattato palazzi e ville in mezza Europa - arrivò a Roma con un figlio lattante, chiamato Napoleone come il grande zio, e una balia balcanica che rimase subito incinta. Gliene dovettero quindi trovare un'altra, e fu la diciottenne Teresa Chimenti.
Fu Teresa la balia della tragedia: una sera scomparve, per essere ritrovata di lì a poche ore, quando il piccolo Napoleone ebbe fame e le ricerche si fecero pressanti, in una stanza dov'era chiusa col marito venticiquenne Vincenzo.
I due giacevano immersi nel loro sangue: con un coltello ora abbandonato sul pavimento Vincenzo aveva tagliato la gola a Teresa e poi ucciso se stesso piantandoselo nel cuore.
Un biglietto di sua mano, intriso di sangue, spiegava il gesto come dovuto all'indiscussa certezza che la moglie si fosse << fatta togliere l'onore da Gerolamo Bonaparte, per una vile moneta di scudi sette e quaranta baiocchi >>.


                                                                                            F I N E

giovedì, maggio 19, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Zanardelli - seconda parte

                                         
 
 
Il ritratto di Maria Letizia 
 
 
Tenuta come la madre al bando della famiglia, sposò in seconde nozze Urbano Rattazzi (era vedova di un de Solmes) e i questo periodo ebbe a Firenze un salotto molto brillante; bella, di costumi nient' affatto irreprensibili, alla morte del marito trovò di nuove chiuse le case migliori. Sposò in terze nozze uno spagnolo di nome De Rute.
A quanto si racconta, una volta, trovandosi a corto di danaro, ne chiese al remoto cugino Napoleone III e ricevendone un rifiuto minacciò di aprire una << casa >> che avrebbe battezzato <<  Maison Bonaparte >>. Napoleone III si spaventò e pagò: Anni dopo diede motivo di gelosia al terzo marito con l'amicizia che la legava a un'ambigua e anzianotta << Chifonnete >>. Un giorno, in treno presente anche Chifonnette, il De Rute sparò contro Maria Letizia, ma le portò via solo la dentiera.
Ne seguì un processo clamoroso che divertì tutt'Europa.
 
 
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mercoledì, maggio 18, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via Zanardelli - prima parte

                              
 
 
Il seno di Paolina 
 
 
La Sala VI del Museo Napoleonico è dedicata a Paolina Bonaparte.
Il più prezioso dei cimeli che la ricordano è chiuso in una teca, adagiato come un grande petalo di magnolia fra le morbide pieghe di una stoffa verde. E' il del seno destro di Paolina , fatto da Canova mentre scolpiva la celebre statua ora al Museo Borghese.
 
 
Il ritratto di Maria Letizia 
 
 
Nel Museo Napoleonico c'è un disegno che ritrae Maria Letizia Wyse. Figlia d'una figlia di Luciano Bonaparte (la quale aveva sposato un onorevole inglese, Wyse, lo aveva abbandonato per un nobile che l'aveva subito piantata, in preda allo sconforto si era gettata nel Tamigi e aveva finito per sposare il giovane che l'aveva salvata), Maria Letizia ebbe una vita avventurosa, non meno della madre.
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sabato, maggio 14, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via delle Quattro Fontane - terza parte

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L'imaginifico
                           
 
Al numero 159 della via abitarono Gabriele D'Annunzio, ancor giovane e in principio di carriera, e la bellissima moglie Maria, prima con uno poi con tre figli: Mario, Gabriellino, Veniero.
Avevano di fronte palazzo Barberini; qui al poeta sarebbe piaciuto abitare, più che nella                

giovedì, maggio 12, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via delle Quattro Fontane - seconda parte

             
 
 
L'occhio del leone    
 
 
Sempre nella volta di Pietro da Corona (che rappresenta ufficialmente il << Trionfo della Divina Provvidenza >>, ma in realtà il trionfo di casa Barberini ), il grande leone che si vede da un lato ha un occhio << funzionale >>. E' aperto, e corrispondente ad uno spiraglio, dal quale si può guardare giù nel salone, stando nascosti in una stanzetta del sottotetto. Si dice, e probabilmente è vero, che fu una trovata di un avarissimo principe Barberini, che voleva cosi controllare i furtarelli di cibi e bevande commessi dai suoi servitori mentre si preparava qualche solenne banchetto.
 
 
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mercoledì, maggio 11, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via delle Quattro Fontane - prima parte

 



 Api o Tacchini 


Roma, nel '600, fu ricoperta da uno sciame un po' invadente di api: l'animale gentilizio dei Barberini. E siccome i Barberini, specie con papa UrbanoVIII, ricostruirono mezza città, di api se ne trovano ancora oggi un po' dappertutto. Le più curiose sono quelle affrescate nella gran vola del salone di Palazzo Barberini, opera di Pietro da Corona. Perché si vedessero bene, data l'altezza della volta - guai se non si fossero viste, data l'immodestia dei Barberini - Pietro le dipinse enormi, gonfie e pingui; cosicché, per le proporzioni e anche un po' per l'aspetto, sembrano piuttosto dei tacchini bene ingrassati o qualche altro volatile mangereccio.


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martedì, maggio 10, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via del Portico di Ottavia - quarta parte

                                 
 
 
 
Ebrei e predica 
 
 
Nella chiesa di  Sant'Angelo in Peschiera come pure in quella vicina di S. Gregorio si riunivano il sabato gli ebrei romani, obbligati per legge ad ascoltare  in quel giorno la predica di un sacerdote cattolico.
Gli ebrei ascoltavano con aria serafica e imperturbabile le parole tonanti e gli anatemi contro << il popolo deicida >> proferiti dal prete.
Infatti si tappavano accuratamente le orecchie con della cera e quindi non sentivano praticamente una parola. Così almeno vuole la tradizione: certo, non risulta mai che uno, un solo ebreo sia stato convertito da queste prediche (l'unico caso di conversione certamente noto, quello dell'ebreo Assolenne avvenne in S. Andrea delle Fratte, e fu clamorosamente propagandato >>.


La casa ricomparsa
 
 
La casa trecentesca oggi sede della Ripartizione Antichità e Belle Arti del Comune di Roma tornò alla luce solo nel 1926, in seguito alle opere di demolizione e di scavo che intendevano liberare il Teatro Marcello dalle costruzioni che col tempo gli si erano accumulate attorno.
                                                                        F I N E

lunedì, maggio 09, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via del Portico d'Ottavia - terza parte

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 Dove finivano le teste dei pesci
 
 
All'ingresso della chiesa di Sant'Angelo in Peschiera, sulla destra, una lapide informa che tutti i pesci che avessero superato la lunghezza delle lapide stesse dovevano essere decapitati << fino alle prime pinne e inclusa >> (usque ad primas pinnas inclusive) e le teste date ai Conversatori in Campidoglio ( Le teste degli storioni). La lapide, come l'altra del Campidoglio, misura metri 1,13.
La testa del pesce era considerata ( a ragione, dicono i buongustai ) la parte più prelibata, ed era utilizzata per zuppe. Ogni contravvenzione alla norma comportava una multa di ben dieci fiorini d'oro,


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domenica, maggio 08, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via del Portico di Ottavia - seconda parte

                                        
 Trenta messe per Cola di Rienzo


Per effettuare il suo colpo di mano. Cola aveva aspettato che fossero assenti da Roma i signori più temuti, quei signori che, non dando nessun peso alle sue manovre, prendendolo per un pazzo o un buffone, si erano divertiti a invitare alle loro tavole il figlio della lavandaia e a sentirgli dire: << Io sarò grande signore o imperatore; tutti questi baroni per seguiterò; quello appenderò; quello decollerò >>.

Il mercato del pesce

Accanto alla chiesa di Sant'Angelo in Peschiera, nel cosiddetto Foro Piscatorio, si tenne per secoli il mercato del pesce.
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sabato, maggio 07, 2016

Misteri e segreti di Roma - Via del Portico di Ottavia - prima parte



 Trenta messe per Cola di Rienzo
Nella chiesa di Sant'Angelo in Peschiera, dalla mezzanotte della vigilia di Pentecoste del 1347 fino alle dieci del mattino dopo, Cola di Rienzo si preparò all'imminente conquista del potere ascoltando le trenta messe dello Spirito Santo.
Poi, narra il suo biografo, <<escìo fuora bene e palese, moltitudine di garzoni lo seguivano tutti gridanti; dinanzi di sé facevasi portare da buoni uomini della coniurazione tre confaloni... Ora prende audacia Cola di Rienzo benché non senza paura, e vanne una con lo vicario del papa e sale il palazzo del Campidoglio... Aveva il suo sussidio forza cento uomini armati. Adunata moltissima moltitudine di gente salìo in parlatorio e sì parlò, e fece una bellissima diceria de la miseria e della servitude del popolo di Roma: Poi disse: che per esso amore del Papa e per salvezza del popolo di Roma, esponeva la sua persona in ogni pericolo>>.


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martedì, maggio 03, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza del Popolo - diciassettesima parte

               
 
 
Ultimo e speciale supplizio 
 
 
In piazza dl Popolo, il 23 gennaio 1826, si eseguì l'ultima mazzalatura semplice, cioè senza aggiunta dello squarto. Il supplicato era Giuseppe Franconi, reo di aver ucciso per rapina un ecclesiastico.
Dal 12 ottobre 1816 a Roma era rientrata in uso la ghigliottina (già usata dal tempo dei francesi, fra il 1810 e il 1813) : per il Franconi si tornò alla più vecchia e ben più penosa forma di supplizio probabilmente perché il delitto era stato da lui compiuto a spese non d'un civile ma d'un ecclesiastico, persona sacra.


                                                                                         F I N E