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sabato, febbraio 20, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - sedicesima parte



                
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Triste fine di Gaetano


Il nome << Navona  >> deriva notoriomente, per corruzione, dagli agoni, dai giochi che si tenevano nel circo di Domiziano, di cui la piazza attuale occupa il posto conservandone forma, dimensioni e resti ( nell'atrio della casa al numero 49 ).
Distrutto il circo, anche la piazza fu quasi in continuazione sede di giochi.
Per la prima volta nel 1810, per l'onomastico di Napoleone I, e di poi per decenni sopratutto in occasione di visite di sovrani stranieri, si svolsero qui corse di cavalli. Vi partecipavano tre squadre di quatto o sei di cavalli, montati da fantini vestiti in fogge romane; le tre squadre, contraddistinte da diversi colori, giravano tre volte la piazza; poi si svolgeva la corsa dei vincitori.

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venerdì, febbraio 19, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - quindicesima parte


                    
 
I << ricordini >> degli alleati 
 
 
Dopo la liberazione di Roma gli americani cominciarono a setacciare la città per trovare dei ricordini da riportare a casa quando se ne sarebbero andati: e così tra le altre cose portarono via anche le dita delle statue dei Fiumi nella fontana di piazza Navona ed altri frammenti della stessa fontana, tra cui parte della coda del << Serpente di mare >>.

Vendetta d'artista
 
 
Nel truce viso dell'etiope che dà nome alla Fontana del Moro del Bernini, autore del bozzetto, avrebbe ritratto un cardinale non abbastanza benevolo nei suoi confronti.
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giovedì, febbraio 18, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - quattordicesima parte


                  
 
Uno scherzo del Bernini 
 
 
Il giorno dell'inagurazione della grande fontana, tutto era pronto e immensa attesa. Assiti e tele ricoprivano il tutto e lo celavano ad occhi indiscreti. 
Avanza il corteo pontificio, guidato da Innocenzo X, ad un cenno del Bernini cadone le tele e il capolavoro compare.
E un geniale << ohhh! >> di meraviglia. Ma c'è qualcosa che delude il Papa e i suoi, tanto più per certe voci messe in giro dai borrominiani, rivali del Bernini, ma non vuole umiliarlo, rinfacciandogli il difetto dell'opera. Finalmente decide di andarsene, volta le spalle ala fontana... e in quella il Bernini fa un nuovo segnale, una leva viene abbassata e da tutte le bocche scroscia limpidissima e abbondante l'acqua. Innocenzo si volta, ammirato e soddisfatto, e commenta: << Cavalier Bernini, con questa vostra piacevolezza ci avete accresciuto 10 anni di vita >>. 
In realtà ne campò ancora s' e no quattro.


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martedì, febbraio 16, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - tredicesima parte


                  
 
 
 
Miracolosamente i capelli 
 
 
Nel luogo in cui sorge la chiesa di Sant ' Agnese in Agone, una pia leggenda vuole che la Santa fosse posta completamente ignuda  alla gogna, per volontà di un personaggio imperiale al cui capriccio si era rifiutata di cedere ( a questa vicenda allude il nome di Agnese., derivato da aghnè = agnello: il vero nome della santa fanciulla è ignoto ). 
Alla gogna, per proteggere il suo pudore, miracolosamente  i capelli le si sciolsero e tutta la coprirono.
Nella chiesa si conserva il piccolo teschio della santa, donato da Pio X nel 1908, e che il pontefice pose con le sue mani nell'artistico reliquario donato dal cardinale Rampolla.
 
 
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domenica, febbraio 14, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - dodicesima parte


                
Le bestie sulla fontana          
Una straordinaria popolazione di animali - realmente esistenti di fantasia - anima la fontana del Bernini.
E' divertente scoprirli fra le rocce e le finte piante. Sono sette, più i tre più piccoli dello stemma ( i delfineti e la colomba pamphiliana ), e precisamente: il cavallo, il serpente di terra, il serpente di mare, il delfino (che serve, oltre che da ornamento, da inghiottitoio delle acque ), il coccodrillo o mostro loricato, il leone, il dragone. Non tutti si scoprono facilmente: il dragone,  spruzzato spruzzato dall'acqua calcarea di Roma, è diventato quasi una stalattite, ma ancora spalanca paurosamente le fauci; il serpente di terra - che nelle vecchie incisioni a colori è sempre raffigurato di color verde - è nascosto lassù in alto, ai piedi dell'obelisco.
Ancora maggiore appare l'abilità del Bernini nell'imitazione delle piante, abbarbicate con estrema naturalezza alle rocce.


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mercoledì, febbraio 10, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - undicesima parte

Gian Lorenzo Bernini, piazza Navona, Fontana dei quattro fiumi, il Danubio (clicca per la spiegazione)

                
I fiumi e Sant'Agnese    


La fontana di Fiumi ha davanti la chiesa di Sant'Agnese in Agone, opera del Borromini. Siccome fra i due famosi artisti del Seicento non correvano rapporti amichevoli, la tradizione popolare crede di riconoscere nei gesti delle statue dei fiumi assisi sulla scogliera della fontana gesti di orrore, deprecazioni, spavento, in direzione della chiesa: il Rio della Plata sporge una mano verso la facciata di Sant'Agnese quasi a scongiurarla terrorizzato: Sta' su!  (e la statua della Santa, alla base del campanile di destra tiene la mano sul petto assicurando che, fede sua, l'edificio non crollerà ); il Nilo si copre la testa per non vedere quel che il Borromini ha potuto combinare. In realtà questo gesto allude al mistero delle sorgenti del fiume, allora ignote.
Il fatto che la chiesa sia stata costruita due anni dopo la fontana toglie ogni valore alla leggenda, ancora ostinatamente ripetuta da tutti i << ciceroni  >>.
                                                                                     
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martedì, febbraio 09, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - decima parte


                                                     
 
Ma l'obelisco c'è ancora 
 
 
La notizia radunò subito una folla, e non tardò a giungere all'orecchio del Bernini, che accorso sul posto legò con senso dell'umorismo l' obelisco alla base con quattro cordicelle fragilissime, che assicurò ad altrettanti chiodini piantati nei muri esterni delle case circostanti.
Si racconta anche che poi, passando per Piazza Navona, solesse abbassare le tende della portantina: chi dice per modestia, chi per fingere scherzosamente timore che l'obelisco crollasse.
Disegno o caso, sopra la portantina, ai quattro angoli del cielo, aveva fato mettere in luoghi di pomi quattro teste grottesche, da lui stesso modellate nel metallo, beffardamente sogghignanti.


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domenica, febbraio 07, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - nona parte


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Ma l'obelisco c'è ancora 
 
 
L'obelisco - imitazione d'obelisco egizio eseguita al tempo di Domiziano, e tratto dal circo di Massenzio sulla Via Appia - che il Bernini rizzò sulla scogliera della Fontana dei Fiumi sembra sfidare, come fanno notare le guide, le leggi della sfatica.
I rivali contemporanei di Gian Lorenzo credettero, o finsero di credere, che sarebbero stale le leggi della statica a uscir vittoriose dalla sfida, e un giorno sparsero la voce che l'obelisco stava per crollare.


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mercoledì, febbraio 03, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - ottava parte


                                    
 
 Astuzia del Bernini 
 
 
Vederlo e invaghirsene fu tutt' uno per Innocenzo X; che soltanto - parsimonioso com'era  - nel farlo eseguire sostituì il marmo al più costoso bronzo in cui pare, il Bernini progettava di gettare di gettare gli stemmi e i colossi.
Tornato in auge, il Bernini interruppe il gruppo statuario del Tempo  e della Verità: rimasero la Verità soltanto ( oggi alla Galleria Borghese ), e dietro di lei un panneggio per metà sollevato in aria, senza nessuna mano a sorreggerlo.

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martedì, febbraio 02, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - settima parte








Astuzia del Bernini


Riferita al pontefice, la battuta contribuì a rendergli inviso il Bernini.
Caduto in disgrazia a vantaggio del rivale Borromini, Gian Lorenzo si consolò cominciando a modellare un gruppo che rappresentava il Tempo che scopre la Verità.
Ma nel frattempo il marito di una nipote di Innicenzo X, il principe Nicolò Ludovisi, convinse l'artista a preparare un modello per la fonte che il papa progettava in piazza Navona, e quando fu pronto lo fece portate a palazzo Pamphilj e mentre in una stanza di dove il papa, in una delle sue visite a Donna Olimpia, sarebbe certamente passato.


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lunedì, febbraio 01, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - sesta parte

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Astuzia del Bernini


Sul monumento funebre di Urbano VIII Barberini - situato a destra della tribuna  di San Pietro -  il Bernini sparse le api dello stemma barberiano, subentrate ai primitivi tafani dopo che la famiglia fu cresciuta in fortuna.
A Urbano VIII era succeduto Innocenzo X, un Pamphilj, membro di una famiglia ferocemente rivale, e al Bernini fu chiesto se quelle api sparse qua e là volessero simboleggiare la dispersione dei Barberini, fuggiti in Francia all'avvento del nemico.
Il Bernini rispose con un'altra domanda: << Non sapete che a un suono di campanaccio le api disperse tornano a riunirsi ? << ; e per campanaccio intendeva il campanone di Campidoglio, suonato per annunciare la morte di un papa, e alludeva alla possibilità che una prossima scampanata per Innocenzo X richiamasse i parenti del predeccesore.


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venerdì, gennaio 29, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - quinta parte

        



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Il Papa sull'uscio
Dopo aver fatta bella - come nessun'altro - Roma, e aver subito quell' ignobile trattamento dopo morto, Innocenzo X è stato confinato nel più clandestino dei monumenti pontifici, mai visto, crediamo, da nessuno, salvo che dai ricercatori di cose segrete e gustosamente nascoste.
E più nascosto di così... Sia pure nella << sua >> chiesa , fra uno splendore di trovate e di colori barocchi, la piccola tomba  fu confinata sopra l' uscio di S. Agnese, naturalmente dalla parte interna, dove a nessuno capita di alzare gli occhi. E lì da secoli, schiacciato fra le trebeazioni e i soppalchi, Innocenzo paziantemente benedice una folla che lo ignora.


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giovedì, gennaio 28, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - quarta parte



   
            

Lo sciagurato non delude

Alla decorazione di palazzo Pamphilj, con fregi a fresco che si possono ancora vedere, lavorò Agostino Tassi, pittore che a una fortunata carriera artistica ne affiancò una criminale delle più brillanti: fu in prigione e sulle galere del Granduca di Toscana, si macchiò di stupro, incesto, sodomia e forse assassinio, e soltanto, come faceva notare lui stesso, gloriandonese, non derubò mai nessuno.
Ma non gli mancarono mai clienti, e fra questi ebbe persino Innocenzo X, ancora cardinale, il quale ebbe a dire che il Tassi era l'unico, fra tutti i pittori con cui aveva tratto, che non l'avesse deluso: infatti, spiegò il papa  (a quanto riferisce il Passeri) << habbiamo sempre tenuto in cattivo concetto molti di questa professione, ma, con haverli praticati, ci sono riusciti onorati, e di buone qualità; havendo sempre tenuto per uno sciagurato Agostino, ci è sempre, in ogni esperienza, riuscito tale , e così non ci semo ingannati di lui  >>.


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mercoledì, gennaio 27, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - terza parte


                                     
 
 
 
A donna Olimpia << luce il pelo >> 
 
 
Donna Olimpia, pare, non ignorava la sua impopolarità, e reagiva con una disinvoltura un po' proterva.
Si racconta che un giorno una dama, recatasi a a farle gli auguri di Natale, le chiedesse come d'uso notizie della salute.
<<  Sto come il cavallo biastimato >>, rispose allegra donna Olimpia.
Il << cavallo biastimato >> è il cavallo bestemmiato; al quale, dice il proverbio, << luce il pelo >>.


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martedì, gennaio 26, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - seconda parte


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La Pimpaccia

La predilezione di Innocenzo non trattenne donna Olimpia dal cavare di sotto al letto di lui, appena morto e ancor caldo, le ultime due casse di denaro; né poi le impedì di protestarsi << una povera donna  >> per esimersi dal fargli una cassa da morto.
Innocenzo, al quale prima che morisse gli avidi parenti avevano rubato tutto tranne una camicia e una coperta, e persino sostituito il candelabro di ottone con uno di legno, dovette alla carità di uno estraneo una guardia durante la notte per ch'é non mangiassero i topi, nella stanza vaticana dove lo avevano portato e dove normalmente i muratori riponevano gli attrezzi; e furono due suoi maggiordomi ( uno dei quali, tempo innanzi, da lui malamente licenziato ) a pagargli una modestissima bara e le esequie.
Quanto alla povera vedova, si dice che morendo lasciasse nei suoi forzieri la somma allora rothscildiana di due milioni di scudi.

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sabato, gennaio 23, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza Navona - prima parte


  
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La Pimpaccia  
               

In piazza Navona, accanto la chiesa di Sant'Agnese in Agone, sorge il palazzo Pamphilj, eretto nella prima metà del seicento e regalato da papa Innocenzo X a sua cognata, Olimpia Maidalchini, ai cui abili intrighi si diceva che dovese l'elezione.
Cordialmente antipatica ai romani, la potente signora era da loro chiamata << la Pimpaccia di piazza Navona >>, mentre Pasquino scherzava dottomente sul suo nome dicendola << Olimpia, nunc impia >>, insinuando inoltre che ad Olimpia più che all'Olimpo mirassero gli occhi del pontefice.

                                                       
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lunedì, gennaio 18, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza di Monte Savello - terza parte





La colonna lattaria
La colonna così chiamata sorgeva nel foro Olitorio, mercato degli ortaggi, accanto alla chiesa di San Nicola in carcere. 
Ma la colonna non doveva il nome alla leggenda riferita nella voce precedente ma al fatto che presso di essa si abbandonavano nottetempo teneri bimbi alla carità dei cittadini.

                                                                                     F I N E




venerdì, gennaio 15, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza di Monte Savello - seconda parte


La figlia che allattò il proprio padre     
La leggenda, riportata nel De verborum significatione  di Festo, colpì la fantasia di scrittori e poeti di tutti i tempi.
Byron le dedicò una poesia molto romanticache esalta la pietà filiale, l'amoroso gesto che riscatta il debito che ogni uomo contrae con il padre all'atto della nascita.
Ben altro tenore ha un sonetto dedicato allo stesso episodio dal Belli che comincia <<Chi è sto brutto vecchio caccoloso / che in logo de sta' in pace in sepoltura / succhia co' la boccaccia... >>.    
L'episodio, noto col nome di >> Carità romana >>, fu anche uno dei soggetti preferiti in pittura fra il Sei e Settecento.
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martedì, gennaio 12, 2016

Misteri e segreti di Roma - Piazza di Monte Savello - prima parte


                                                  
 
 
La figlia che allattò il proprio padre
 
La chiesa di San Nicola in carcere (pare che debba il nome a una prigione che qui sorgeva nell' VIII secolo) fu eretta sui resti di un tempio dedicato a Giunone Sospita di cui si possono ancor oggi visitare i sotterranei.
Questi sottorreani erano anch'essi adibiti, all'occasione, a carcere. Narra una leggenda che vi venne rinchiuso un vecchio, condannato a morire di consunzione. Il poveretto fu salvato dalla pietà della figli che lo tenne in vita nutrendolo nascostamente con il proprio latte.

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venerdì, gennaio 01, 2016

                        

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